| Beatrice rientrò a casa alle
15.00 in un pomeriggio di inizio maggio. Era ormai primavera inoltrata
e quel giorno offriva alle persone una spumeggiante voglia di vivere. Stava
infilando la chiave nella toppa della porta, quando istintivamente si voltò
indietro e, sollevando lo sguardo incontrò il cielo limpido e terso,
che le dava la sensazione di toccarlo con un dito.
Il cielo le era sempre piaciuto: scaturiva dentro di sé un senso di immensità e di sollievo; come se ogni tensione della vita quotidiana sparisse improvvisamente; come se vivere potesse divenire semplice come invece non lo era affatto. Con un sospiro sospinse la porta ormai semiaperta tornando con la mente a ciò che l’attendeva, e non era né il ruolo di moglie, né quello di madre, ma... di avvocato. Divideva le ore tra lo studio legale e il tribunale e spesso continuava l’attività anche nello studio che, insieme ad un blocco cucina con annesso un piccolo soggiorno ed una camera, costituiva il suo appartamento. Chiusa la porta Beatrice si trovò nella semioscurità della casa; stancamente gettò le chiavi sul ripiano e si passò d’istinto una mano tra i capelli corti, e, come era di consuetudine, qualcosa rapì il suo sguardo accigliato. Si stupì di non agire meccanicamente come sempre, e prese un po’ di tempo; sapeva cosa comportava il cessare dell’insistente lampeggio, per cui decise di ignorarlo e si diresse a passo deciso al finestrone della piccola sala. Lo aprì e ne entrò una luce tiepida e forte che invase la stanza. Respirò a fondo l’aria di quel pomeriggio splendido, dirigendosi poi al frigorifero; preso uno yogurt ripensava alla causa che l'aveva tenuta impegnata fino a tarda mattinata. Ingerito un cucchiaino, sospirò alla vista di quel lampeggio che continuava imperterrito. Lo fissò a lungo provando fatica a premere quel pulsante che le era proprio insopportabile. Lo fissava con aria minacciosa ma... fu più forte il desiderio di vederlo cessare che la voglia incredibile di ritardare quel momento e così... " Bea, sono il tuo caro collega; entro domani devi darmi quei documenti che sai e ricord..." Mandò impulsivamente avanti il nastro... " Beatrice, sono Giulia. Mi ha telefonato di nuovo la signora Schiavo e vuole sapere se quella pratica per la sua protezione è pronta. L'hai fatta? Poveretta dopo quello che le è successo, io non oso pens..." " Avvocato tra due settimane ci sarà la causa dei coniugi Brezzi per l’adozione, il giudice vuole che tu parli domani con la madre naturale della bambina... in fondo, mia cara sei tu la migliore..." " Bea, ti ho chiamato decine di volte, inutile dirti chi sono. Per caso mi eviti? OK. Faccio un altro tentativo: andiamo a cena? Uhm? Ti posso port..." Volendo, il nastro avrebbe continuato con altri messaggi ma presa da un'ineffrenabile smania, Beatrice lo bloccò e afferrate le chiavi e la giacca, sentì la meravigliosa sensazione di lasciarsi tutto il mondo dietro la porta. Accidenti! Al diavolo! Chi vuole i documenti, chi la bambina, chi uscire mentre io non lo voglio affatto e poi chissà che cosa... ed io devo dare tutto... eh, tu sei la migliore!... Al diavolo la migliore! E di quello che sento io? Salì nell’auto; ingranò la marcia e partì... Grazie alla sua abilità, l'auto si destreggiava tra le numerose strade della cittadina e, più si allontanava dall’abitazione, più sentiva aumentare quella meravigliosa sensazione, sempre sognata e mai realizzata: allontanarsi da tutto e da tutti. La cittadina distava pochi chilometri dall’aperta campagna dove era possibile osservare estesi campi di girasole e altre varietà della natura. E lì il cielo sembrava essere più immenso che mai. Beatrice sorrise soddisfatta. Aprì il finestrino ed una lieve ventata le scompigliò i capelli mentre osservava, attraverso le lenti scure degli occhiali, lo scorrere della natura ai margini della strada. Gli alberi erano tutti in fiore e ognuno aveva un particolare profumo e colore; Bea si domandò come era possibile che quegli stessi alberi, in altri mesi dell'anno, potessero assumere opposti colori. Pensò all'autunno e alle foglie che da giallo sole, arrivavano a cambiare in rosso-marrone, prima di cadere per terra, mentre il tronco restava imperterrito per mesi, anni, secoli attraverso il susseguirsi delle stagioni. Nello stesso istante in altre parti del mondo accadeva il contrario e tutto solo per il mutare della natura. Pensava alle migliaia di persone che avevano una loro vita dalla parte opposta del mondo. Vite diverse dalla sua, con altri pensieri, con altre abitudini. Chissà se anche loro si imbottigliavano nel ritmo frenetico della vita umana, come una giostra che inevitabilmente gira nello stesso modo. Perché, era così matematicamente impossibile farla girare nel lato opposto? E chissà se, come lei, talvolta accusavano la solitudine, facendo un patto di alleanza con la propria professione, così da evitare ogni tipo di sofferenza con i sentimenti; puntualmente però non sempre questo si verificava. Una curva improvvisa fece girare intorno all’auto il sole che ancora splendeva alto ed assieme mutò, agli occhi di Bea, anche il paesaggio che si preparava all’avvicinarsi del mare; Beatrice si stupì di essersi spinta tanto in là. Probabilmente era l'essere uscita in quel modo drastico dalla realtà di ogni giorno, che a lei sembrò passato così tanto tempo. Sorrise felice e si rese conto che non si era sentita mai libera come in quel momento. Quel magico momento si era intrufolato violentemente nella sua mente metodica e precisa con tutte le ore, giorni, settimane protratte nei mesi attraverso l’agenda, ed era matematicamente impossibile che in un giorno feriale come quello non ci potesse essere stato scritto niente; sorridendo ancora capì che il mondo sarebbe andato avanti lo stesso: anche senza di lei. L’auto venne improvvisamente inghiottita da una galleria e Beatrice trovandosi immersa nel buio vide scorrere davanti a sé tutte le sofferenze vissute in quegli anni: l’accondiscendere sempre negli impegni altrui senza pensare ai suoi reali bisogni, l’essere sempre scattante e attenta che tutto fosse ben organizzato lasciando da parte i suoi veri sentimenti; o il cercare affannosamente la propria identità costruendo finalmente attraverso gli anni la sua strada. Ma era realmente completata quella lunga e tortuosa strada?... Una luce che delineava ad arco l’uscita della galleria si avvicinava sempre di più. Bruciando gli ultimi metri, percepì di nuovo che solo i momenti difficili ed i dolori potevano far arricchire una persona interiormente, anche se quando succedevano, il mondo poteva crollare addosso; che le vere gioie erano dei brevi fuggevoli momenti in cui la volontà di continuare tornava con maggior forza; come condurre l’auto verso la luce forte del giorno ed immergere lo sguardo nella profondità dell’azzurro del mare, ricordando che la vita era anche quella. |
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