Respiro

di Chiara Baldini
 Era sera inoltrata quando Maggie giunse nella sua casa che sorgeva a picco sul mare. Posò la valigetta sul divano cenere e lentamente si avvicinò all’immensa vetrata dagli infissi bianchi che si affacciava su un’estesa spiaggia.
Maggie aveva deciso soltanto all’alba di quel mattino di affrontare il viaggio in auto per raggiungere quel luogo isolato e solitario, che le avrebbe permesso di staccare dall’intero ritmo frenetico intorno al quale il mondo girava.
Aprì una parte della vetrata scorrevole ed un’ondata di aria salmastra invase la sala. La respirò profondamente fino a riempirsi i polmoni socchiudendo gli occhi color ebano. Strinse a sé il giaccone grigio proteggendosi dall’aria invernale. Avanzò lungo la breve terrazza che precedeva una scaletta, mentre un’altra fredda ondata d’aria le scompigliò i lisci capelli che irrompevano nel buio come un estivo raggio di sole.
Scese i pochi gradini che conducevano alla spiaggia. Per il silenzio che c’era, il fruscio delle lievi onde del mare sembrava quello di spronati cavalloni che si rincorrevano.
Trovò rifugio a ridosso di un’enorme pietra e, stringendo le ginocchia al petto, restò semplicemente ad ascoltare il rumore della notte, delle onde infrante, del vento e dei gabbiani raggruppati sugli scogli come astri d’argento.
Osservata da quell’angolazione, la sua vita sembrava essere meravigliosa; per dove si trovava, per la libertà di arrivarci e godere quello che quel suggestivo posto offriva. Ma allora perché si trovava in quel luogo incantato da sola? Era per libera scelta o per altro? Tale interrogativo non lo pose lei ma una voce appartenente ad un’ombra scagliata contro la fievole luce che proveniva dalla terrazza.
 - Da sola?- domandò.
Profonda, pensò Maggie.
Lei, ferma sempre nella stessa posizione, dava l’impressione di volersi proteggere contro qualcosa di impalpabile. Incuriosita, annuì con la testa ed una ventata improvvisa del vento liberò una parte del volto dai capelli.
 - Come mai?
Oltre che profonda la voce, era anche rassicurante.
In un primo momento Maggie scrollò le spalle, poi sussurrò:
 - ... La vita è troppo frenetica.- ma subito dopo si chiese perché aveva dato quella risposta ad uno sconosciuto.
 - Posso sedermi o... forse non è il momento?
Sorrise di fronte a tanta accortezza e annuì, offrendo l’opportunità all’ombra di tramutarsi nell’immagine annebbiata di un uomo.
 - É per questo che sta piangendo?... Perché la vita è troppo frenetica?
Una lacrima furtiva aveva inaspettatamente ingannato la sua immunità.
 - Talvolta.
Lo sguardo dell’uomo si disperse nell’oscurità del mare. Era tutto così strano e irreale che Maggie scoprì di non volersi muovere da quella posizione per timore che tutta l’unicità fuori dal mondo potesse volar via come un leggero ed effimero granello di sabbia.
Ancora nessuno di loro due si era spinto a guardare l’altro.
 - Qualche volta siamo noi che non vogliamo, per egoismo, rompere il ritmo stressante ma anche sicuro della vita... 
 - E le responsabilità?- chiese, sentendosi inspiegabilmente spinta verso quell’assurda conversazione.
 - Qualche volta... io credo che possano aspettare. Siamo soltanto noi che ci poniamo la scelta.
Anche se tutto questo era trascinante lei cercò, se pur con disarmante fatica, di aggrapparsi di nuovo alla sicura vita reale. E chiese:
 - Perché sta parlando con me? Neanche mi conosce?
 - All’inizio nessuno mai si conosce. Siamo solo noi gli artefici dei rapporti umani e siamo sempre noi quelli che li distruggiamo.
 - Lei è sempre così pungente con le persone?
 - Non potrei permettermelo, vero?
Era vero. Ma qualcosa le negò il dubbio di assentire.
 - Può darsi, ma in fondo...
 - Non si preoccupi, sono innocuo.
Sorrise divertita e sempre più magnetizzata da quella strana circostanza.
Era giunta lì con il solo scopo di stare tranquilla, desiderando soltanto di afferrare un po’ di solitudine e pace. Mai avrebbe pensato di portare avanti una conversazione con una persona sconosciuta e per di più senza avere il minimo pensiero o la lontana accortezza di voltarsi e magari presentarsi. Ma d’altra parte nemmeno lui pareva ansioso di svelare la propria identità.
 - Io so che in questo preciso istante sta cercando affannosamente di trovare un senso a tutto questo... ma perché? Perché non possiamo semplicemente viverlo senza né un prima né un dopo?
 - Eppure... lei non sembra essere un idealista.
 - Oh, no. Infatti. La mia professione non me lo permetterebbe. Solo che la vita non è esclusivamente due lancette che non si fermano mai e comunque... mi sembrava che fosse lei ad evadere.
Annuì nuovamente.
 - Perché, che professione esercita?
 - Oh, oh.
Come se intuisse cosa volesse dire, continuò stringendosi sempre le ginocchia.
 - Anzi, no. Non mi risponda.
Assentì compiaciuto che comprendesse, di condividere con lei quel presente rubato al consueto ritmo della vita. Infatti entrambi erano assolutamente coscienti che quell’istante non era nato per prolungarsi e una volta svelata la propria identità sarebbe finito tutto ed uno dei due o entrambi avrebbero dovuto rompere quel cristallo immaginario.
Si diede una spinta e balzò in piedi per poi impulsivamente allungare una mano verso quella figura raggomitolata. Maggie l’afferrò, alzandosi.
Si trovarono uno di fronte all’altra ed un bagliore riflesso sul mare spinse gli occhi di Maggie a sollevarsi nello stesso istante in cui lo sguardo di lui si posò su di essi.
Infine, da un punto fermo impresso sulla sabbia, vennero delineate due linee che seguirono due iverse direzioni.
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Data di pubblicazione 07/10/99
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