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ALCUNE
RECENSIONI ...
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Sony Vivarte L’Archibudelli: Vera Beths, Violin Lucy Van Dael, Violin Jürgen Kussmaul, Viola Guus Jeukendrup, Viola Anner Bylsma, violoncello Total Time 59’55 Hanno
sempre primeggiato, nel cuore degli appassionati i quartetti di Haydn,
poi quelli di Mozart, infine quelli di Beethoven. Il genio tedesco, per
quanto riguarda la musica da camera, con l’opera 18, affabile, discorsiva
si avvicinò al modello di Haydn, in particolare all’opera 33. Se
ne discostò in seguito per un cammino di continua e coerente
originalità, fino a giungere ai supremi esiti delle opere 127,
130, 131, 132, 135. Mozart anche guardò al grande maestro degli
Esterhazi ed arrivò a dedicargli diversi quartetti, oggi comunemente
detti quartetti di Haydn. Si impone, perciò dinanzi ai nostri occhi
questa nuova registrazione, mirabile, dei soli due quintetti per
archi di Mendelssohn: quelli dell’opera 18 in la maggiore e dell’opera
87 in si bemolle maggiore. Furono scritti a distanza di venti anni
l’uno dall’altro ma mantengono, nell’arco della cifra stilistica di Mendelssohn,
tutti un eguale brio e freschezza. Qual è la rappresentazione
che, per parole, ne possiamo dare? A chi si accosti per la prima volta
alla musica classica possiamo indicare, come fosse un dipinto, il sensoondoso,
ma calmo del mare. Si tratta, infatti, di opere del cosiddetto romanticismo
che aprono il mondo della musica cameristica verso nuove conquiste chesaranno
appieno padroneggiate da Brahms. Ed al tedesco, infatti, i quintetti si
avvicinano per il senso motorio inarrestabile che che è la
loro cifra stilistica. I temi sono esposti poi superati con altri
temi di ineffabile leggiadria. Il quintetto Archibudelli interprete delle
opere che abbiamo preso in esame, per il fatto di usare nella registrazione
strumenti d'epoca ne fornisce un'esecuzione esemplare dove il senso di
leggerezza della partitura è condiviso dalla leggiadria degli strumenti;
gli stessi poi, dal suono libero e solare esaltano il senso motorio, ineffabilmente
romantico, senza patemi proprio delle opere. Un cd bellissimo dunque.
Il quintetto guidato da uno dei più grandi violoncellisti moderni,
Anner Bylsma, ne offre un’interpretazione metafisica che, sebbene supportata
da strumenti antichi n’esalta la novità storica e pone il giusto
accento sull’importanza innovativa della musica del grande, nostro compositore. |
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Volodos,
l’angelo del pianoforte.
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Pneuma:
Le radici della musica spagnola
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Qual è l'opinione, l'idea che i musicofili, gli amanti del melodramma hanno dell'uomo Verdi? In una cultura come quella nostra, l'italiana, in cui il concerto domenicale è il "pendant" della messa ed in cui i poveri giovani musicisti sono costretti a suonare gratis, lo studio condotto da Conati per questo nuovo stupendo libro della torinese EDT sembrerebbe inutile. Ma la cultura non abita nel nostro paese, è noto, ed il libro, il nostro libro, abbiamo l'impressione che rientri tra le "golosità" ed i sogni proibiti di pochi appassionati. Non c'interessa. Sinceramente. Il libro vale, pure tanto. Leggiamo, all'inizio, l'introduzione: ci riporta agli anni '80: vent'anni fa; Marzo 2000 è la nuova data che Conati appone a questa (supponiamo) riedizione. Nuovi documenti sono stati ritrovati, più profondo è il segno che il libro lascia adesso dopo che sono passati cento anni dalla sua morte. Così, vi domanderete, che tipo di libro ci troviamo davanti? Un libro completo, profondo di studi e ricerche sui ricordi che il Maestro Verdi lasciò in vita. E' il libro migliore reperibile in Italia sul carattere del nostro più grande compositore dell'ottocento, sulle sue manie (di perfezione), sulla riservatezza, sul cuore, d'oro, di un grande uomo di cultura. Le testimonianze riportate da Marcello Conati sono tante tantissime. Così anche i "reportage" di tanti giornalisti che ebbero la ventura di conoscerlo: spesso rimasero a bocca asciutta. Verdi era un solitario, un uomo crediamo ormai di grandissima sensibilità e tutta, tutta questa è la sua opera. Che ancora ci strappa una lacrima di gioia e di tristezza. Tutto lo scibile proveniente dai documenti rifluisce in questo libro per poterci fornire l'immagine più vera del musicista. Conati ci riesce, brillantemente. Il suo non deve essere stato compito facile: recuperare articoli, critiche, vecchi giornali. Ma il risultato è il migliore che si abbia sul campo. Questo è Verdi, l'uomo Verdi e ad ogni lettura ringrazio Dio del balsamo che è il libro stesso: ad ogni lettura un'emozione, un arricchimento personale. I soldi per questo libro sono davvero benedetti.
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