foto1

foto2
foto3
foto4
foto5
foto6
|
ALCUNE
NOTIZIE SULLA BAND
Premessa:
non stiamo parlando di una band qualunque, ma di una vera
e
propria icona, un pilastro, un punto di riferimento assoluto per ogni musicista.
Infatti,
tenendo conto dell’evoluzione musicale della band in quasi vent’anni
di
carriera, sia il metallaro alle prime armi che il rockettaro più
esigente
possono
trovare ampio riscontro in una discografia certamente molto variegata,
oltre
che nelle memorabili apparizioni “live” del gruppo.
Si
formano a Norvale, in California (USA), nel 1981, per mano del batterista
Lars
Ulrich (nativo danese nonché promessa del tennis) e del cantante-chitarrista
James
Hetfield proveniente dagli Obsession. Con l’aggiunta del chitarrista Lloyd
Grand
si ha la registrazione del primo demo, “No life till leather”, e del singolo
7”
“Let it loose”. All’inizio dell’82 Lloyd viene rimpiazzato dal futuro leader
dei
Megadeth
Dave Mustaine, mentre al basso arriva Ron McGovney. Entrambi
durano
però solo un anno circa, poiché Mustaine viene licenziato
(direi cacciato malamente) per alcolismo e per il suo carattere eccessivamente
irascibile,
venendo
sostituito da Kirk Hammet (chitarrista degli Exodus), mentre al basso
sopraggiunge
l’ex-Trauma Cliff Burton. Questa line-up è la tipica formazione
dei
classici (e, secondo molti, dei migliori) Metallica che, con i loro primi
tre
album
ed una serie incessante di tour dal vivo fino alla tragica morte di Burton
nell’86,
ridisegnano i confini del metal.
Spostatisi
nel New Jersey all’inizio dell’83, i Metallica firmano con John Zazula
dell’etichetta Megaforce (Music For Nations in UK) per il loro terrificante
debutto,
ovvero
“Kill’Em All” (1983), un concentrato di velocità e di rumorosità,
un
attacco
sonoro violentissimo di punk e hardcore, pur non mancando taluni cliché
nelle
liriche e nella stessa musica. In particolare il singolo “Seek And Destroy”
diviene
una canzone-simbolo ed un “must” immancabile ad ogni concerto. La
presenza
inoltre di una canzone puramente di basso (“Anesthesia-Pulling Teeth”)
è
sintomo della loro creatività, che ne fa una delle band più
promettenti ed
originali
della scena metal, a differenza di molte altre che si limitano a riproporre
quella
degli anni ’70.
Se
ne ha conferma nel secondo album “Ride The Lightning” (1984), in cui un
acuto
senso melodico si salda al thrash viscerale, con un’alternanza di riff
a
mezzo
tempo taglienti e bassi potenti (“For Whom The Bell Tolls” e “Ride
The
Lightning”) e pennellate a tutto spiano con impatto durissimo (“Fight Fire
With
Fire” e “Trapped Under Ice”). C’è addirittura un avvicinamento al
territorio
delle
ballate con la tetra ma splendida “Fade To Black”, probabilmente una
delle
migliori canzoni mai scritte dal gruppo.
Il
terzo album dei Metallica è il capolavoro assoluto “Master Of Puppets”
(1986),
che giustamente li eleva a miglior gruppo metal al mondo, o almeno
per
quanto riguarda la frangia più estrema del genere. Aprendosi con
la furia
senza
sosta di “Battery”, seguita dai ritmi mozzafiato della title track “Master
Of
Puppets”,
l’album è praticamente perfetto dall’inizio alla fine, ancora utilizzando
la
combinazione di sonorità thrash a tutto campo alternate a strida
trita-budella
(“The
Thing That Should Not Be”, “Welcome Home (Sanitarium)”) rese all’ennesima
potenza. L’album entra nei Top 30 negli USA pur senza un singolo di punta,
ottenendo
probabilmente un platino. La band parte in tour con il mitico Ozzy
Osbourne,suonando
per migliaia di fanatici presenti ad ogni concerto.
Durante
il tour accade un tragico incidente: il tour-bus che li trasporta in un
tragitto
scandinavo slitta su un lastrone di ghiaccio ribaltandosi completamente,
procurando la morte al bassista Cliff Burton. Ancora sotto shock, la band
decide di continuare il tour, reclutando dai Flotsam & Jetsam il bassista
Jason Newsted.
L’estate
successiva esce un album di cover, il “$ 5.98 EP – Garage Days
Re-Revisited”
(1987), con rifacimenti di pezzi di Diamond Head (“Helpless”),
Budgie
(“Crash Course In Brain Surgery”), Misfits (“Last Caress”) e, solo per
gli
USA,
anche Killing Joke (“The Wait”). Tutte le versioni sono ottimamente r
einterpretate
e i “quattro cavalieri” acquisiscono la fama di una delle migliori
(se
non la migliore) cover-band, oltre che live-band, al mondo.
Nel
1988 esce “…And Justice For All”, un album durissimo, che sprigiona tutta
la
rabbia e il dolore successivi alla perdita di Cliff. Ma è anche
un album
incompreso,
forse per la sua struttura fin troppo ambiziosa, per la complessità
degli
arrangiamenti e per una produzione non eccelsa. L’apice viene raggiunto
in
“One”, che narra in prima persona del dolore di un soldato mantenuto in
vita
da
una macchina. Il singolo entra nella Top 10 inglese e l’anno successivo
vince
un prestigioso Grammy come miglior performance metal.
Con
l’omonimo “Metallica” (1991), ridefinito dai più come il “Black
Album”,
il
successo è planetario e la band entra a far parte dei maggiori gruppi
rock
mondiali
quali U2 e R.E.M. Ciò è dovuto al fatto che il materiale
presente e
prodotto
da Bob Rock, pur mantenendo una certa corposità di fondo, ha un
suono
più chiaro e melodico, dunque più accessibile ad un pubblico
più
vasto
ed eterogeneo. Canzoni come “Enter Sandman” e “Sad But True” risultano
immediate per la potenza emanata ma anche per il tocco melodico che le
rende facilmente assimilabili e ballabili. Indimenticabili le ballate “The
Unforgiven”
e
“Nothing Else Matters”, in particolare la seconda che pure entra nella
Top 10
inglese.
Dopo
un lunghissimo tour, uno dei più massicci mai visti, che tra l’altro
vede il coinvolgimento dei Guns N’ Roses , la band torna con un altro lavoro
di rock
maestoso
e maturo, “Load” (1996), che prosegue l’evoluzione musicale del
predecessore
passando agilmente da un metal morboso a un rock stile Lynyrd
Skynyrd,
confermando un certo cambiamento di direzione sonora del gruppo e conseguentemente
anche un allargamento del target di ascolto. Molti fan di
vecchia
data, al contrario, iniziano ad abbandonare la band e addirittura le si
rivolgono
contro dopo aver ascoltato “Reload” (1997), in cui sono inseriti degli
“scarti”
del precedente “Load” che fanno risultare così l’album prolisso
e lento,
con
delle canzoni quasi noiose al primo ascolto. L’opener “Fuel” è certamente
la
più brillante e divertente insieme a “Devil’s Dance”, non altrettanto
lo è “The
Memory
Remains” che a mio avviso perde colpi soprattutto a causa dell’inopportuna
presenza vocale di Marianne Faithfull. Anche “The Unforgiven II” non sembra
essere
una valida prosecuzione della splendida versione presente nel Black Album.
Nel
1998 esce il doppio “Garage Inc.”, ricchissimo di cover nuove (“Sabra
Cadabra”
dei Black Sabbath, “Die, Die My Darling” dei Danzig, “Loverman” di
Nick
Cave, “Whiskey In The Jar” dei Thin Lizzy etc.) o già presenti nei
vari “Garage
Days”,
con l’aggiunta di pezzi dei Motorhead ed altri B-sides, ma di difficile
se
non
impossibile reperimento.
L’ultimo
e fantasioso lavoro dei Metallicats risiede nel doppio “S & M” (1999),
in
cui i loro brani più o meno storici vengono riproposti in chiave
sinfonica grazie
alla
San Francisco Symphony Orchestra diretta da Michael Kamen. Il risultato
è sicuramente notevole per alcune canzoni (la nuova “No Leaf Clover”
in particolare),
ma
per la maggior parte delle altre l’impressione è che i Metallica
e l’orchestra
siano
due enti distinti, non perfettamente aggregati tra loro e quindi la sensazione
è
quella di un’occasione sprecata o quantomeno non sfruttata per il meglio.
Vi
piacciano oppure no, i Metallica vanno ammirati e rispettati per aver speso
la
loro intera carriera ad intraprendere strade diverse, allargando e ridefinendo
i
confini
del genere metal senza preoccuparsi delle conseguenze commerciali
delle
loro azioni. La loro coerenza nell’assumersi tali rischi è forse
solo discutibile
alla
luce delle nuove vicende che li vedono in contrapposizione con Napster
sulla diffusione dei file mp3, ma chi è che oggi può avere
delle certezze sulla delicata questione dei diritti d’autore? Io onestamente
preferisco astenermi da ogni giudizio
al
riguardo…
Gaetano
Scippa |