di Lucilla Celso
luandre@libero.it
Il buio illuminato dal chiarore
della luna. Quella dolce compagna delle notti Romane.
Siedo su una panchina di pietra,
è tardi ormai, non ho con me l’orologio, non lo porto mai, mi ricorda
il tempo, le ore che fuggono via. Io ho altri ritmi che lui non rispetta
e non voglio correre per raggiungerlo.
Sono sola, e il tiepido calore
estivo infiamma. A volte, di notte, quando il letto diventa una tortura
e il lenzuolo si attorciglia attorno al mio corpo sudato e non riesco a
dormire ripenso con nostalgia a quella panchina. Allora mi vesto per raggiungere
il fresco di questo colle antico, circondata dalla vegetazione, accarezzata
dall’aria ristoratrice.
Si sente l’odore della terra umida
che circonda il foro. Qui il tempo si ferma davvero è sempre uguale,
se chiudo gli occhi riesco a sentire il rumore delle bighe, dei finimenti.
Lo scrosciare dell’acqua che scorre poco lontano nelle terme.
Se mi alzo e le raggiungo posso
fare un bagno nell’acqua tiepida e colmare la solitudine che mi circonda.
Come una sonnambula raggiungo i
bagni e scopro che è vero sono tornata indietro nel tempo. Ci sono
le piscine ed una donna mi accoglie. Devo pagare l’entrata, sto per frugarmi
nelle tasche, ma non ci sono le tasche, i miei jeans sono stati sostituiti
da una tunica da antica romana, e trovo il denaro dentro una piccola borsettina.
La mia coscienza mi dice che sto
sognando non è possibile che sia davvero qui vestita in questo modo,
ma l’acqua tiepida in cui mi sto immergendo è così reale,
e anche quel senso di benessere che mi colma il corpo nudo immerso in quel
liquido rilassante, ristoratore. Lo sento scivolare sulla mia pelle fino
a raggiungerla tutta.
Rimango così immersa con
gli occhi chiusi ad assaporare ogni attimo di quel benessere.
Dove sono? Riapro gli occhi e vedo
una donna che si immerge accanto a me, anche il suo piede e’ reale quello
che si è scontrato contro il mio.
Ma chi sono dove vivo? Non è
importante tanto è solo un sogno al mio risveglio mi ritroverò
su quella panchina dove prendo sempre il fresco d’estate... riesco appena
a rendermi conto che sto scivolando nel sonno.
Non so quanto tempo è trascorso,
che bel sogno.
Non ho voglia di riaprire gli occhi,
vorrei tornare, dentro quell’acqua, e poi passare tra le mani sapienti
di una massaggiatrice.
Una voce mi raggiunge, apro gli
occhi e fisso smarrita l’agente che ho davanti.
- Tutto bene signorina?-
- Sì, certo, prendevo un
po’ di fresco e devo essermi addormentata.-
Il sogno e’ finito ed è
ora di tornare alla prigione della mia casa, ma tornerò a sognare
su quella panchina, e ad avere l’impressione di continuare a viaggiare
nel tempo.
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