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amguad@tin.it |
Per il mio compleanno vorrei
per una volta
un regalo felice, un regalo
che non si regala,
che non si può comprare:
un regalo felice.
Perché in ogni inferno
di vetri, latta e schegge di specchi
splende sempre quel riflesso
felice
dell' ultimo raggio di sole
prima della notte.
Sorridere al Sole perché
è ingiusto chiedere la Luna.
Vivere nei sentimenti come un'illusione,
nei cerchi concentrici di pozzanghere
vuote.
Ancora,
per questo ultimo compleanno:
vorrei essere libero,
libero di regalare, soffrire,
gioire e piangere assieme,
con il conforto un po' triste
e un po' semplice delle fate
bambine
le fate dei sogni vestite di
stracci di seta
ma con l'amore grande negli
occhi;
vorrei credere nella Vita per
meritare
un messaggio di speranza: polline
di cedri
che attraversa l'ultima luce
del silenzio prima di dormire;
vorrei volare con gli occhi di
un passero,
con le ali di farfalla leggera
nell'estate
forte nel temporale
chiedendo perdono a Dio della
superbia
di vedere e sentire per creare.
Ma,
coi pensieri e con l'amore che
non c'è
un compleanno è senza
regali felici.
Tutte la roba del mondo è
fame di vento,
inutile e rinsecchita, un eterno
rincorrere.
Eppure io
mi accontenterei di aggrapparmi
ad una foglia di platano che
all'inizio
dell'inverno - nel giorno del
solstizio-
si arrossa immergendosi nell'oro.
E su questa foglia imboccare
il corridoio
di zefiro.
E volare cullato, quasi addormentato,
nelle ali e sulle nubi,
stordito dall'aroma delle bucce
d'arancio
che si consumano nel focolare.
E poi:
-Dimenticare ogni orizzonte,
perdere ogni terra
chiudere al buio i falsi perché,
e asciugare
tutte le lacrime versate solo
perché sono vivo.
-Volare sopra ogni arcobaleno,
bagnarmi le dita
in quei colori e disegnarmi
sul viso
i mandàla dei clown.
-Gareggiare coi sussurri chiari,
freddi
dell'alba, e riscaldarmi le
mani fra le note
alte e sicure delle cicale nascoste
nell'erba.
-Cavalcare grani di polvere sparsa
e diventare polvere di Natura
per perdere ogni respiro
ogni desiderio di continuare
ad avere.
-Scavare corridoi nella terra
bruna,
fra le radici dei buoni ippocastani,
per mangiare bacche e bere vino
con gli gnomi dell'inverno.
E poi morire sereno
immerso in un ruscello dimenticato
sfrigolante di acqua fredda
e pulita.
Accompagnato da un corteo di
ninfe affettuose,
dondolato da cori di fauni,
arrivare al fiume della Vita
col sorriso cieco di chi ha
visto finalmente sorridere Dio:
e Dio mi benedice adagiandomi
sul fondo di un oceano.
Ma fra mille di mille anni rinasco
come montagna,
amica di aquile e falchi pellegrini,
acerrima nemica di inconsolabili
solitudini.
Per tutto ciò forse merito
un regalo felice,
anche se è solo un imbroglio,
anche se avvolto nell'illusione:
Perché un compleanno è
sempre un doloroso
ritorno dall'infanzia dimenticata.
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