LA RAGAZZA, LA BELLEZZA, IL SOGNO

di Alessandro Ansuini
ilpoeta_it@yahoo.it

Le parole che non riuscii a dirti, le parole…..

Era il sole, ed era la primavera sugli alberi e nei vestiti delle ragazze e nei miei occhi, era la primavera, ed era una fermata dell’autobus, era la scuola ed era la giovinezza, era i pensieri come ovatta, da sfilacciare morbidamente, ero io, a tredici anni, ed eri tu, coi capelli biondi e gli occhiali da sole, dinoccolata nella luce clandestina, nella luce tenue come un bacio aspettato e desiderato così intensamente, così a lungo, da poter dire di averlo già dato……

Era il  tuo nome che non sapevo, era il tuo nome che scrivevo sui muri della metropolitana, e sugli alberi, inventandone ogni volta uno migliore, migliore per me, adatto alla mia pronuncia, e all’accostamento sui muri e sugli alberi vicino al mio nome, suggellato ogni volta dalla frase per sempre, dalla frase per sempre….

Le parole che avrei voluto dirti spiandoti nel sole, tu che eri esattamente parte del mondo, a tuo agio, disegnata appositamente per far disperare i tredicenni sensibili al rosa, sensibili al giallo, sensibili alle curve dolci e promettenti di seni appena accennati, appena, come me, che allungo un dito dicendo” scusa….”, appena accennando un intervento, appena prima di vederti salire sull’autobus, andando via, come ogni giorno, lasciando i miei occhi ordinari alla loro vista ordinaria…..

Se solo fossi riuscito a sentire il tuo nome mentre qualcun altro, sempre qualcun altro, se lo passava sulla lingua lanciandolo verso di te, che ti giravi così, in quel modo semplice, lasciando i capelli emettere una piccola onda, una piccola onda che mi trafiggeva direttamente il cuore……

E adesso, dieci anni dopo, non è cambiato niente, e ad un’altra fermata dell’autobus, con un’altra primavera intorno incontro te, che mi fissi, e mi ricordi proprio quella ragazza di cui non riuscii mai ad afferrare il nome…..

Il modo in cui mi guardi, il modo di alzare gli occhi al cielo, roteandoli, nella stessa tragica maniera del sole, roteandoli per ignorarmi, muovendo i capelli con una leggera scossa, la stessa scossa, lo stesso dolore……

Tu cadi, cadi continuamente accanto a me, e io cerco di afferrarti, ma qualcuno arriva sempre prima di me, e io non riesco a toccarti, ad afferrarti, proprio nella stessa maniera in cui non afferrai mai quel nome, non afferrai mai te, che sei la stessa persona, la stessa diluita nelle sequenze del tempo, dei miei occhi che non comprendono il trascorrere del tempo, sembra sempre primavera, sembra sempre lo stesso sole, e lo stesso dolcissimo dolore nel vederti andare via……

Le parole che non riuscii a dirti sono una sola parola, il silenzio di fronte alla constatazione che tutto passa e finisce, tutto, ma la bellezza resta, quella stessa bellezza resterà fra dieci anni, o cento, o mille, riflessa negli occhi di un altro tredicenne, una ragazza diversa ma la stessa bellezza, lo stesso dolore, le stesse parole che non pronunciate sono una sola parola, un solo silenzio, il suono più grande, la richiesta più dolorosa, l’amore mai pronunciato, la bellezza, il sogno, suggellati ogni volta dalla frase per sempre, per sempre…..


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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