|
massimilianobadiali@hotmail.com |
PROMETEO è seduto a
tavola e dipinge un quadro. Sulla tavola, la scatola dei colori, l’acqua
per i pennelli, e una bottiglia di grappa con un bicchiere. A
un tratto confonde tutto, immerge il pennello nella grappa e beve l’acqua
dei pennelli. Climene, all’opera nell’angolo cottura, si precipita verso
Prometeo.
CLIMENE. Hai ancora bevuto fino
a farti scoppiare il corpo con la tua falsa arte di dipingere ? Maldestro,
perfino nel bere. Hai sfogato ancora i tuoi nervi sui colori.
PROMETEO. Ma mamma ! Il mio quadro
sprofonda completamente nei colori sinistri se, dentro di me, non accendo
un fuoco di gioia. Sono sempre in una specie di crepuscolo, questi paesaggi…e
non mi lasciano finché un occhio birichino non posi un garbato bacio
sulla natura.
CLIMENE. Se è l’alcol nel
corpo che deve essere responsabile di una vita da artista pittoresca, io
me ne frego di questo genere di vita. La cosa migliore che tu possa fare
ora è sbrigarti in cucina e asciugare i piatti da mettere
in ordine dentro la credenza. Dopo di che, la pattumiera colma fino all’orlo
di spazzatura, aspetta che tu te ne occupi, visto che la devi trascinare
in cortile.
PROMETEO. Quando il Signor Zeus
avrà varcato questa soglia, gli dirò, al Signor padre, che
tu, inumana, seppellisci i miei colori nella prima fossa che trovi. Allora
mi porterà via da te. Allora, potrò essere un vero artista
…lontano da te.
CLIMENE. Sono la prima persona
che vedrebbe di buon occhio che la terra aprisse un buco nel quale tu potessi
sprofondare. Ma la terra non è così stupida da lasciare penetrare
dentro di sé, nella sua crosta, qualcuno della tua risma.
PROMETEO. Una vecchia troia abominevole,
ecco cosa sei tu, che, nella tua testaccia vuoi trincerarmi da tutto il
mondo. Ma verrà il giorno in cui si dovrà riconoscere che
il pittore Prometeo ha visto la sua luce nella città di Olimpia
e subito dopo è riuscito a illuminare il mondo intero. Olimpia…si
dirà…e Prometeo…si dirà…e l’inventore dei raggi personali
di anzi semplicemente, Olimpia-art si azzarderà.
CLIMENE. Che razza d’arte è
allora, questa Olimpia-art?
PROMETEO. Insomma…sempre quelle
domande abiette che fuoriescono dalle tue viscere, sempre pronte a strozzare
la mia arte, con quelle tue parole che tentano di non farla respirare.
Appena i miei pensieri si elevano come bellissimi pinguini neri e bianchi
nell’aria, tu squarci il ventre a tutta la mia arte, come la gallina bollita
in pentola, ogni nera domenica.
CLIMENE. Un giorno proverai una
così grande nostalgia delle mie galline in brodo della domenica.
Un giorno guarderai con grande avidità tutti i polli nella vetrina
del pollaiolo, quando tua madre sarà morta. PROMETEO, dopo essersi
grattato vigorosamente la testa…con esaltazione. Un giorno arriverà
una mattina, diversa dalle altre, che, di sicuro, profumerà e, per
una volta nella mia vita, avrò fatto un bel sogno, mi sarò
alzato col piede destro, quello giusto della vita, insomma. Non dovrò
avere più paura di tutto quello che sarà diventato spaventoso
dentro di Prometeo, poiché sarò in grado di constatare con
uno stupore candido come la neve , che il mondo, nel suo insieme, si è
addormentato serenamente. Allora potrò girare la testa con la stessa
serenità del mondo e scrutare con i miei occhi il letto dove sarà
disteso il tuo cadavere. La lingua ti penderà fuori dalla bocca,
e con una piccola pressione chiuderò gli occhi al tuo cadavere,
come si schiacciano i bottoni degli sciacquoni moderni…Una pressione…e
lo sguardo e la merda spariscono. Si avvicina alla madre; urlando. E mai
più durante il mio sonno più profondo sarò asperso
dal liquame di acqua benedetta di Fatima, e mai più sarò
costretto a ingurgitare le patatine inzuppate nel tuo piscio, e neppure
sarò costretto ad ascoltare che per te io sono il castigo del sesso,
a causa dell’arte di seduzione di mio padre, e mai più non avrò
il diritto di dipingere un quadro di notte, perché si spreca l’elettricità…
Climene sberla Prometeo.
CLIMENE. Tu hai il cuore malato.
Sei imprigionato nel malessere di vivere.
Climene stringe il pugno alla bocca
e geme di orrore.
Forse non le piace quando per una
volta si è gentili con lei ? Anche lo zio tutore è stato
gentile con il piccolo Prometeo, quando ha stretto il collo del piccolo
zoppo e gli ha infilato il suo pisellone di zio tutore nella sua bocca
da bambino. E lo zio Efesto ha anche detto che ciò era una cosa
così bella, impossibile da raccontarsi ad altri. Lasciate che i
pargoli vengano a me, ha detto lo zio tutore, in quanto esperto della vera
fede cattolica. E poi ha aggiunto lo zio Efesto che il piccolo Prometeo
doveva inghiottirlo, in gola…come una pillola di salute, perché
così era ancora più bello e che il piccolo Prometeo ora è
grande, e che è cresciuto di nascosto, non ha bisogno di sputare
tanto e di piangere sotto voce, perché la colpa è della sua
pelle bianca, dei suoi capelli rossi come il fuoco, perché Prometeo
è tutto…maschio, femmina, bestia, tutto insieme. E il piccolo Prometeo
rinchiuso un mese nel porcile, ha dovuto dirsi che i maiali, almeno, non
vogliono sfondare niente di questo strano Prometeo. C’era un’oscurità
in questo trogolo, e un calore, e Prometeo si è detto che la morte
arriva come il dacci oggi il nostro pastone da maiali quotidiano… quando
muori, tutti gli esseri muoiono proprio nella tua testa…la morte
verrà a sbarazzarsi di tutti gli esseri che sono obbligati ad esistere…e
per far piazza pulita di tutti gli esseri mortali…Ma la morte non è
arrivata, soltanto la mamma del piccolo Prometeo. E la mamma ha detto al
piccolo Prometeo di chiudere la sua boccaccia infame perché lo zio
tutore è un uomo onesto , perché lo zio è il tutore.
E Prometeo ha detto che non vuole più chiamarsi Prometeo, perché
se il nome è soppresso, forse la morte può penetrare più
facilmente nel corpo. E la mamma ha detto che si deve vivere, perché
nell’inferno c’è una dispensa
Prometeo piangente a Eracle
PROMETEO.- Camminando in braccio
l’uno dell’altro su una stradina di campagna, in riva all’Egeo, l’indomani
della guerra- sono nato
ERACLE.- Si?
PROMETEO.- A Olimpia.
ERACLE.- Ah!
PROMETEO.- Olimpia.
ERACLE.- Avevo sentito. Semplicemente
m’interrogavo. Come si può nascere, non so io, a Atene, a Sparta
o Babilonia?
Ci sono persone su cui il destino
s’accanisce.
PROMETEO.- Una gioia dionisiaca,
flautata, e spesso un colpo di buccina pieno d’allegria, seguito da una
sarabanda di oboe, più due misure di fagotto e ritorno al flauto.
La tristezza m’invade. Penso a
quelle solitarie che si addormentano con sul guanciale e che darebbero
tutto per una musica orgiastica di questo tipo. Un uomo triste, un briciolo
bisbetico, se non addirittura un pappamolle, la cui energia vitale si misura
secondo il metro della posizione favorita io entro in scena, le tenebre
istantaneamente si dissipano e un sole radioso illumina il viso di questo
condannato alla vita.
E ora cercate a chi giova la fortuna.
Vi avvicinate più vicino, ancora più vicino, vi bruciate.
Ecco, l’avete trovato , il mio braciere. Dopo averci messo il fuoco, è
questo che mi riscalda. E ancora mancate del tutto di confronto.
La mia bruttezza mi ha incorporato
dentro le sue difformità, e la bruttezza permette di cogliere sempre
i limiti dei paesaggi, che dividono tutto in basso. Mi avete dimostrato
quanto io devo essere brutto e che esiste una morte volontaria Io…io voglio
ritornare…nel nulla, dove i brutti dipinti sono ciechi ad una bruttezza
totale.
ERACLE. (al pubblico). Oggi, io
professo la mia convinzione del vuoto, capite, io parlo di una forma elitaria
che ha sempre evitato di leccare la gentucola fino alla feccia, e che da
parte sua, in teoria più o meno, ha sempre potuto rinunciare a montarsi
come dei falsi manichini. Parlo di un perpetuo morire intelligente. La
Provvidenza non è altro che il buco di culo dello sviluppo di qualunque
possibilità.
PROMETEO Ho sognato di essere diventato,
alla fine, un vero criminale…e di non essermi fatto inchiodare per niente
dal padre Zeus e di essere seduto sul cesso con le gote rosse. Mi alzo
dal cesso come un uomo adulto con un piede dritto e mi pulisco finalmente
da solo il culo che di solito la mamma mi aveva sempre pulito…una punizione
per lei e per me e dico a voce alta. L’amore incontrollato è la
via aperta alla malattia totale, l’avaria totale. Una memoria tale è
una sfera costretta a rotolare verso il basso, visto che scende. Tutto
ciò che è senza controllo porta semplicemente verso un epilogo
di morte senza dolore. E’ per questo che bisogna evitare il sonno e il
sogno. La memoria esatta è il tutto possibile, il check-up senza
aggiunte di causa di tutto un paese cerebrale, la possibilità laterale
di tutto quello che potrebbe essere altrimenti se non fosse accaduto come
ha dovuto per forza prodursi. Non può esserci un’analisi sana. Tutto
è inguaribile.
(al pubblico) Sì, tutto
è scaturito proprio da me. Mi appartiene. Tutto ciò che è
morto
proviene sempre da me. Tutto ciò che è morto sono io. Urlando.
Io, io, io….
|
|
|||||||
| Per partecipare al nostro "Angolo della Poesia" è
sufficiente compilare il modulo
di adesione alla nostra rubrica e quindi potrete inviarci i vostri
scritti. Scopo della rubrica è anche quello di dare la possibilità
a nuovi autori di farsi conoscere al grande pubblico.
Le vostre opere saranno pubblicate appena possibile. |
|||||||
| A vostra disposizione, otto forum: sulla poesia, la musica, l'arte, il teatro, il cinema (con le recensioni dei film), il mondo di Internet, la nostra società... | |||||||
| Visitate la nostra raccolta di gif animate dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose risorse grafiche per dare un tocco di originalità alle vostre pagine. | |||||||
| Visitate la nostra raccolta di sfondi dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose background per abbellire le vostre pagine. | |||||||
| Scaricate dalla nostra Area Multimedia i file midi per associare dei motivi musicali alle vostre pagine web. | |||||||
|
|
|||||||
|
|
|||||||
|
|||||||
|
|
|||||||
|
|