La polenta

di Carla Vannetti
 cbernard@gol.grosseto.it

Con i triccioli delle mutande  che spuntano da sotto i pantaloni, un paio di scarponi in mano e ai piedi un paio di calze di lana di pecora con la soletta nera,  Tono si avvicina al focolare e scansa la cenere che  aveva gettato sulla brace la sera avanti. Soffia poi sui carboni  finche' non ridiventano rossi e una tenue  fiammella appiglia  timidamente alla poca legna secca  che lui via via sistema a mo' di capannella sui carboni ardenti. Due ciocchi, ai lati del focolare, attendono  di essere immolati per la brace del giorno.
La Velia , con i capelli ancora scarmigliati, spura il paiolo. Ha radunato sulla madia il minellino con la farina di granturco, il lansagnolo fino, la paletta di legno e la tavola per scodellarci la polenta. Appende ora  il paiolo pieno d'acqua alla catena e sparisce in camera per ricutinarsi.
Tono svelto svelto fa ruzzolare due tizzi  dentro le scarpe. Le sbatacchia per far uscire cenere e carboni e se le infila.
La Velia, tornata in cucina con i capelli ben tirati e imbrigliati in una lunga treccia avvolta dietro la nuca, scapeggia.
- Bel sistema per imbrattare le solette!- inveisce contro il marito.
Nel paiolo intanto l'acqua già bolle. La Velia versa la farina a pioggia e con il lansagnolo rimena vigorosamente l'impasto perché  non si formino i pallotti. Il buristo e la guanciola  frigolano nella padella appoggiata sul treppiedi e un appetitoso profumo si sparge per tutta casa.
Quando rumorose bolle d'aria cominciano a sprigionarsi dall'impasto giallo ormai assodato, la Velia stacca il paiolo dalla catena e si porta sull'uscio per farlo raffreddare un poco.
Piano piano la cucina si anima. La Caterina appoggia sull'acquaio il secchio del latte appena munto. Domenico arriva con  due bracciate di legna e Tono  con un fiasco di vino.
Grandi e piccini si riuniscono intorno al tavolo. Tutti hanno svolto i loro lavori mattutini ed ora hanno una gran fame. Anche il cane, richiamato dall'odore della carne cotta, arriva trafelato. Si infila sotto al tavolo e sbatte la coda sulle gambe di tutti per far capire che anche lui aspetta la sua razione.
La Velia, con la palettina di legno, stacca la polenta dalle pareti del paiolo  e ricompone il tombolo al centro. Riattacca il paiolo alla catena. Un attimo. E di nuovo sibili e sbuffi si sprigionano dal fondo del paiolo. La polenta e' pronta. Il paiolo viene portato in tavola. Un colpo deciso. Ed ecco che  sotto la cupola nera appare il rocchio dorato e fumante della polenta.
Il filo di refe  passa frenetico di mano in mano. Il tombolo diventa un ottagono, poi un pentagono, poi un triangolo.
-  Ma che siete, allupati?- Dice il capoccia rivolto ai figli.
- Manco foste ai tempi dei tempi!- continua, alludendo ai tempi in cui la miseria era piu' nera . Quando, al posto del succulento intingolo a base di buristo e pancetta, un'aringa striminzita pendeva sconsolata dal soffitto e tutti ci strusciavano la loro fetta di polenta per fargli prendere un po' di sapore.
E si racconta che un'aringa dovesse bastare per molte colazioni!
Pasquino, il piu' piccolo dei ragazzi, alza lo sguardo al soffitto, come a cercare l'aringa che, fortunato lui, non ha mai visto appesa al trave
 
 


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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