Piano Bar

di Andrea Franco
andreafranco@inwind.it

La canzone finì, tra gli applausi scroscianti del pubblico entusiasta.
« Grazie. Grazie a tutti. Troppo gentili. » Antonio si inchinò rispettosamente verso la sala, ringraziando ancora. « Ma non esagerate però, » scherzò, «altrimenti mi monto veramente la testa. » Attese alcuni istanti e gli applausi si spensero ad uno ad uno, mentre tutti tornavano a conversare con gli amici e a sorseggiare le bibite fresche. Sfogliò gli spartiti davanti a lui per scegliere una nuova canzone. Si fermò quando arrivò a “Margherita”. Alzò lo sguardo e intravide una ragazza, che sedeva sola, un po’ in disparte dal suo gruppo.
La indicò e sorrise. Lei si accorse delle sue attenzioni, anche perché continuava a fissarlo, e rispose al suo sorriso.
« Ed ora devo confidarvi un mio problema. » Tutti tornarono silenziosi per ascoltare quello che Antonio aveva da dire. Lui rimase ancona un po’ in silenzio, alimentando la loro curiosità.
« Volete davvero saperlo? » Un coro di “si” echeggiò per il pub.
« Credo che presto mi innamorerò? » Tutti acclamarono, alcuni urlando frasi oscene. « Ehi, guardate che mica scherzo! » Sorrideva e l’attenzione di tutti era calamitata su di lui. Tornò a guardare la ragazza sola, i capelli biondi tagliati alle spalle, corpo minuto ma ben fatto. « Mi devi scusare. » Le disse, senza mai smettere quel sorriso sbarazzino. « Ma per me sei veramente una grande tentazione! » Lei arrossì e i suoi amici scherzavano con lei, divertiti della sua timidezza. Antonio attese che i mormorii calassero di nuovo e continuò:
« Ho qui una canzone che vorrei cantare per te, se mi permetti. » Lei annuì, lusingata di quell’attenzione. « Bene milady. » Fece un cenno al cameriere il quale sapeva già cosa fare, e cominciò a muovere le mani sulla tastiera, nell’inconfondibile introduzione della canzone.
Tutti la riconobbero all’istante e nella sala si alzarono dei meravigliati “Ohhh!”, pronti a spegnersi quando Antonio cominciò a cantare.
L’applauso al termine fu assordante e Antonio ripeté la doverosa cantilena di ringraziamenti. Poi scese dal palco e si avvicinò al tavolo della ragazza.
Fece un cenno verso una sedia libera. « Posso? » Chiese. Lei annuì, arrossendo nuovamente. Prese il bicchiere che aveva davanti e lo fece ciondolare.
« Grazie. » Disse. « E’ stato molto bello da parte tua. Grazie. » Antonio sorrise scuotendo la testa. Avvertiva gli sguardi divertiti dei tavoli vicini e soprattutto degli amici della ragazza.
« E’ stato un vero piacere. » Protese la mani verso di lei. « Mi chiamo Antonio. » Lei gliela strinse, alzando per la prima volta gli occhi dal tavolo.         « Michela. Piacere. » Il suo sguardo cadde ancora sul legno consumato del tavolino. Il cameriere si avvicinò e portò una birra per lui.
« Ah, quasi dimenticavo. Grazie anche per questo. » Indicò il bicchiere mezzo vuoto davanti a lei.
« Per così poco. » Piegò la testa da un lato come per dire “non è niente”, e sorseggiò la birra.
« E’ la prima volta che venite, vero? » Lei annuì ancora, sempre silenziosa.
« Lo immaginavo. Non vi avevo mai visti. »
« E’ molto che lavori qui? » Finalmente si fece coraggio. Antonio ciondolò la testa, fingendo di riflettere.
« Un paio d’anni. » Disse.
« Sei veramente bravo. Non dico così per dire. Molto bravo. » Michela sorrise e il suo volto si illuminò di una tale bellezza che Antonio mai aveva visto nulla di simile. Le sorrise. « Si, lo so.» Disse, ridendo divertito.
Per alcuni istanti nessuno dei due parlò. Tale bellezza disorientava Antonio, che per la prima volta in vita sua non aveva niente da dire.
« Tornerete ancora? » Indicò il pub intorno a loro.
« I miei amici credo di si.» La voce divenne triste.
« I tuoi amici? Li lasci venire qui da soli? Te non torni? »
Michela scosse la testa mentre una lacrima le scivolava sulla guancia.
« Domani parto. » disse.
« Ah! Parti. » Ora non riusciva più a trattenere le lacrime e si coprì il volto con le mani. Antonio si voltò verso il tavolo degli amici di Michela e tamburellò sulla spalla di una ragazza, indicandole l’amica.
La ragazza subito si alzò, ringraziando Antonio, che si allontanò un poco, imbarazzato dalla piega che quella situazione aveva preso. Si appoggiò pensieroso al bancone del bar, riflettendo con il boccale di birra tra le mani.
Michela e la sua amica uscirono fuori dal locale, ritornando dopo soli pochi minuti. Non piangeva più e sembrava calma. Si avvicinò a lui, guardandolo per la prima volta intensamente negli occhi.
« Scusa. Non è colpa tua. » Gli appoggiò una mano sul braccio.
« E’ che l’idea di partire non mi va giù. »
« Devi proprio? »
« Si. Mio padre ha ricevuto un grosso lavoro in America. » Si passò una mano trai capelli. « Ha solo me. » Spiegò, vedendo lo sguardo perplesso di Antonio. Lui annuì.
Lei si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia, poi tornò al suo posto, lontana dagli amici, in ottima posizione però per ammirare il palco.
Antonio finì la birra e tornò al suo lavoro.
« Bene ragazzi, la pausa è finita e sono si nuovo tutto vostro. » Tutti applaudirono.
« Adesso vorrei cantarvi una mia canzone. Parla di paure e di sogni. Quindi interessa a tutti, cari amici miei. » Sorrise e cercò lo sguardo di Michela, che finalmente era tornata a sorridere. Le fece un cenno e sussurrò “per te”. Lei annuì, lanciandogli un bacio con la mano.
Quando suonò le prime note di “Angelo” i vecchi clienti acclamarono, riconoscendo la bella canzone di Antonio, che a loro piaceva tanto.
 

La sala d’attesa era arredata con gusto.
Le poltrone erano veramente comode e di un blu acceso. Erano disposte tutte lungo le pareti, intorno a un tavolinetto di cristallo colmo di depliant e riviste musicali. Le pareti erano tinte di con un tenue lilla, e arricchite da numerose foto, alcune di musicisti famosi, e cd incorniciati con relative dediche.
Antonio fece scorrere lo sguardo su tutte e quattro le pareti, immaginando che in prossimo futuro anche una sua foto o un suo cd potessero arricchirle ulteriormente.
Era solo. Pochi minuti prima era entrato un signore sulla quarantina, vestito di tutto punto. Antonio pensò che fosse un dirigente o magari un manager. Difficile che fosse un aspirante cantante, troppo vecchio oramai. Poteva però essere un musicista o un paroliere, di quelli che lavorano per gli altri.
Antonio ne aveva incontrati molti, più o meno seri, e decise che l’uomo  poteva benissimo appartenere alla categoria.
Attese ancora dieci minuti, poi la giovane segretaria, molto carina, lo venne finalmente a chiamare. Lo condusse lungo un breve corridoio poco illuminato, e lo fece entrare nella porta dove era affissa la targa con scritto “direttore”.
Il direttore aveva forse un cinquantina d’anni. Abbastanza alto e di corporatura robusta, aveva però un’aria molto giovanile. I capelli neri, con delicate striature argentee, gli conferivano un aspetto importante, da uomo impegnato. Guardò Antonio con occhi cordiali, e gli sorrise, tendendo la mano.
« Prego, signor Landi, si accomodi pure. »
« Grazie. » La voce di Antonio non tradiva l’emozione che invece provava. Era abituato a controllarsi.
« Bene, ho qui… » rovistò dentro un cassetto della scrivania e ne tirò fuori un cd. «… il suo demo. » Lo mostrò ad Antonio, come a voler pubblicizzare un prodotto da vendere. Antonio annuì.
« L’ho ascoltato e… » Ancora una pausa. « … e… e bravo. E’ molto bello. Complimenti. » Sorrise compiaciuto. Antonio si rilasso e si accorse che non stava respirando. Attese che l’uomo continuasse a parlare.
Il direttore si voltò e inserì il cd dentro a un lettore. Guardò la copertina, leggendo velocemente i titoli delle quattro canzoni.
« “Angelo“, “La notte tra di noi” e “Sarai…” sono canzoni che si prestano ad un ascolto immediato. Subito orecchiabili, cantabili. “Adesso no” è più difficile, ma a mio avviso quella più ben fatta. Ha bisogno di essere ascoltata un paio di volte, ma poi ti rimane dentro. Molto bello il modo in cui cresce durate la strofa. Davvero, molto bene. »
« Grazie. » Si sentiva quasi euforico.
« Se non le dispiace, prima di parlare dei dettagli, vorrei riascoltare un attimo. » Fece partire il cd, mentre Antonio annuiva silenzioso. Quando cominciò “adesso no” il direttore fischiettò il motivo seguendo la voce di Antonio.
« Bene. » disse quando ebbero riascoltato tutte e quattro le canzoni. « Ora parliamo seriamente di affare. »
Antonio si chinò in avanti per ascoltare quello che il direttore voleva proporre.
 

Senza l’amore un uomo che cos’è
Su questo sarai d’accordo con me
Senza l’amore un uomo che cos’è
E questa è l’unica legge che c’è…
Antonio terminò “Teorema” e subito gli applausi salirono alle stelle.
« Grazie. Grazie. Ed ora con questa canzone, vi auguro la buona notte, sperando che vi siate divertiti e che torniate presto a trovarmi. » La musica seguì alle sue ultime parole e cominciò a cantare “The one”, l’ultima canzone di Elton John. Alla fine, tra gli applausi, scese dal palco e prese posto a un tavolo lì vicino, dove c’erano alcuni suoi amici, che erano andati a trovarlo.
Erano in Tre, Daniele, Nicola e Valerio. Mancava solo Ruggero, che era andato via prima, per l’ennesimo appuntamento con una ragazza.
Li salutò tutti, stringendo loro la mano nello stessa impugnatura di due che si sfidano a braccio di ferro, e si sedette per bere qualcosa. Lui suonava fino alle due, ma il locale rimaneva aperto fino a quando c’era gente. Natulmente il più delle persone andava via quando finiva la musica.
Il cameriere gli porto subito un birra.
« Allora quand’è che diventi famoso e ci porti tutti in tournée con te? » Daniele voleva dare sempre l’idea di essere pronto a scroccare ovunque.
« Presto. Presto. » Lo rassicurò Antonio.
« Io faccio la guardia del corpo, eh? » Nicola gonfiò il torace e allargò le braccia, facendo sorridere gli amici.
« Meno male» sospirò Antonio. «Già mi sento più tranquillo. »
« Nicola ha il fisico giusto, sa? » Lo canzonò Valerio. Tutti risero, mentre Nicola continuava a fare smorfie, atteggiandosi a duro.
« Speriamo, ragazzi!!! Poi vi invito volentieri. Andiamo tutti a donne! »
« Io sono pronto. » Nicola non si tirava mai indietro. Antonio scosse la testa.
« No, no. Tu sei la Bobyguard. Non ti devi stancare, altrimenti chi difendi! »  Nicola storse la bocca, riflettendo sulla fregatura che si era beccato.
« Vabbé, mi licenzio. Amici come prima. » Scoppiarono ancora in una fragorosa risata.
 

Daniela camminava nervosamente avanti e indietro per il salotto.
Per un momento aveva smesso di parlare e Antonio si godeva quei pochi attimi di silenzio. Era un tipo sempre calmo e allegro. Odiava le sfuriate e non poteva sopportare le persone nervose e permalose.
E proprio con una così mi sono andato a impelacare!
« E’ possibile che tu proprio non ti renda conto della tua fortuna? » Aveva ricominciato. Antonio sbuffò alzando gli occhi al cielo e si diresse in cucina, per prendere una spremuta d’aranci.
« E’ inutile che fai finta di ignorarmi. E’ tutto inutile. Parlare con te serve solo a farmi andare via la voce! » Si passò una mano trai capelli scuri, incrociando poi le braccia sul petto.
« Allora stai zitta, per favore. »
« Non mi dire di stare zitta. Quante volte devo ripeterlo. Odio essere zittita. » Urlò.
« E allora parla. » Non riusciva mai a trattenersi dall’essere ilare.
« Certo che parlo. »
« Brava. Così ti va via la voce e stai zitta. »
« Finiscila. Non stiamo scherzando. » fece una pausa per dare più importanza a quello che stava per dire. « E’ del tuo futuro che parliamo. »
« L’hai detto. E’ il mio futuro. Lascia che sia io a decidere. »
« E non pensi al nostro futuro? Io e te? »
« Sono i soldi che ti interessano? » Per un momento Daniela sembrò turbata, ma si scosse subito.
« E’ questo che pensi di me? Pensi che mi interessino solo i tuoi soldi? » Antonio ciondolò la testa, stringendo le labbra, come a dire “è proprio così”.
« Dopo tutto questo tempo… » Daniela si buttò pesantemente a sedere su una poltrona, prendendosi il volto tra le mani. Antonio sorseggiava lentamente la sua spremuta e la guardava con calma.
« Dopo tutto questo tempo… Lo sai quant’è vero? Lo sai? » Aveva ripreso ad urlare. Lui annuì.
« Quattro anni. Giorno più giorno meno. E adesso sono stufo. Molto stufo. In poche parole, non ti sopporto più. » Posò il bicchiere vuoto sopra un mobiletto. « E con questo ho detto tutto. Ora scusami, ma voglio fare un doccia. Ci vediamo. Chiudi la porta quando esci. »
La lasciò sola e salì al piano superiore per la doccia.
 

Il pub era colmo di gente, e fuori molte altre persone attendevano nella vana speranza che si liberasse qualche posto. Molti già si allontanavano affranti, in cerca di un altro luogo dove passare la sera.
Gli amici di Antonio avevano un tavolo riservato, vicino al palco. Avevano invitato alcune ragazze e discutevano divertiti sorseggiando le loro birre fresche. Antonio stava cantando “Amore bello”, di Baglioni, e il pubblico cantava emozionato insieme a lui.
I suoi amici ridevano divertiti, esibendo il loro migliore repertorio humor alle ragazze che li ascoltavano sorridenti. Quando si impegnavano, sapevano come portare avanti una serata. La loro compagnia era sempre piacevole perché al di là delle scenate del momento, erano persone semplici, un gruppo eterogeneo, ma ben amalgamato.
Mentre cantava Antonio gettò uno sguardo al divertimento degli amici, ripensando alla magnificenza della loro amicizia. Quasi quindici anni, si disse.
Erano talmente giovani, Nicola che era il più grande aveva solo ventiquattro anni, e già potevano vantare una così lunga e solida amicizia.
Siamo fortunati, pensò.
La canzone terminò e senza attendere che gli applausi sfumassero, cominciò subito un’altra canzone. Poi arrivò il momento della pausa. Si avvicinò ai compagni e si fece presentare le quattro ragazze.
« Per me non c’è niente? Da oggi sono un uomo libero. » Per un attimo lo guardarono stupefatti. Non aveva ancora avuto l’occasione di raccontargli la separazione.
« Hai accannato Daniela? » Antonio annuì, senza mostrare rimpianti.
« Era ora! » Daniele, Nicola, Valerio e Ruggero parlarono quasi all’unisono. « Bentornato tra noi! » Si congratularono tutti scherzosamente con lui. Era di nuovo libero di divertirsi con i suoi amici. Ora con un amico famoso che li accompagnava sarebbe stato più facile avvicinare le ragazze.
Una delle ragazze, dalle dimensioni del seno Antonio pensò fosse l’accompagnatrice di Nicola, gli chiese poteva avere un cd autografato.
« Certo. Ne ho qualcuno qui con me. Ricordamelo prima di andare via. »
« Grazie. » Le disse gentilmente.
« Figurati. » Quella prima domanda diede il via alle curiosità delle ragazze.
Come hai fatto a sfondare? Perché continui a suonare in questo pub, quando hai tempo? Hai molte donne? Guadagni molto?…
Antonio rispose a tutte in tono cordiale. Quando aveva intrapreso quella strada sapeva quello che avrebbe pazientemente dovuto sopportare. Non era poi molto, in confronto alle gioie del successo.
Raccontò degli anni in cui faceva piano bar e suonava nelle balere. Raccontò di come il suo nome fosse sinonimo di buona musica in molte zone di Roma e della collaborazione con abili arrangiatori, che aveva portato alla realizzazione del demo, con quattro canzoni. Poi fu la volta del produttore e con gli agganci giusti il successo era ormai cosa fatta. Raccontò di Sanremo
«Non ero molto emozionato. » Indicò il pub pieno. « Ho una certa abitudine a suonare in pubblico. »
E poi descrisse loro alcune cose divertenti che aveva visto o vissuto durante il primo tour. Ora aveva alle spalle due cd con altrettanti tour e un bel conto in banca, con il quale manteneva un suo costoso amore. Una Ferrari.
Le ragazze ascoltavano affascinate. Una di loro si accorse che però non aveva risposto a tutte le domande.
« E il pub? Perché ancora suoni qui? » Antonio le sorrise, riflettendo un attimo, per trovare le parole giuste.
« E’ qui che ho cominciato, tra la gente. Non voglio perdere le mie radici, i miei amici, i luoghi che tanto spesso hanno fatto da scenario alla mia adolescenza. E poi qui posso essere uno tra la gente, come ero prima. Qui non vengono solo quelli che sono attratti dal mio nome. Ci sono anche le persone che per molto tempo si sono deliziati con la mia musica e divertiti con le mie battute, a prescindere dal mio nome. E poi si fanno degli incontri speciali, impensabili da sopra un palco quando sei in tournèe. » Smise di parlare e per un attimo rivide con gli occhi della mente una ragazza che lo guardava ammirata. Ricordò i suoi occhi tristi, che si sforzavano di sorridere.
Si scosse e disse: « Tutto qua. »
Per un po’ non parlarono e continuarono a sorseggiare le loro bevande. Antonio si era fatto portare una spremuta d’arancio, da tempo non beveva più la birra, e cercò di cacciare i ricordi di quella lontana sera di tanti anni prima, quando il suo successo era ancora una speranza inconsistente.
 

Ogni giorno scendeva nel garage per ammirare la sua Ferrari, una 288 GTO del 1984.
L’aveva comprata non appena il suo conto in banca gli aveva garantito la dovuta tranquillità. Non era tra le più grandi e dispendiose, ma mantenere una macchina del genere non era cosa da nulla. Era sempre stato uno dei suoi sogni.
Diventerò ricco, diceva, perché devo comprarmi una Ferrari.
C’era riuscito e ne era orgoglioso. Erano tanti gli obiettivi che si era preposto di raggiungere. Oltre la Ferrari c’erano il successo con la musica e con i suoi racconti. In pochi lo sapevano, ma amava leggere e scrivere. Come per la musica: suonare e comporre. Prima di esplodere come musicista, aveva pubblicato qualche piccolo racconto. Ora che era famoso, non doveva fare altro che scrivere. Avrebbero fatto a pugni per poter pubblicare i suoi racconti.
Tanti anni prima era lui che scriveva e telefonava a produttori ed editori.
Adesso aveva una segretaria per rispondere a le continue chiamate giornaliere. Sorrise, continuando a girare intorno alla macchina, di un rosso fiammante.
Era domenica mattina, una bella giornata di Marzo. Ci pensò su un paio di minuti, poi saltò in macchina, attese che garage e cancello si aprissero e uscì lentamente per una passeggiata. C’era molta gente in giro, perlopiù a piedi. Alcune famiglie avevano deciso di passare la giornata nella pineta di Castel Fusano. Anche Antonio amava i picnic in pineta, ma non aveva più molto tempo. Quando erano più giovani (aveva solo ventidue anni e già parlava di quando era giovane!) lo facevano spesso, soprattutto il giorno di Pasquetta e il primo maggio. Ora tutti lavoravano e diventava sempre più difficile dedicare un’intera giornata a quella passione giovanile.
La strada per la pineta era chiusa, come tutte le domeniche. L’aveva dimenticato. Sotto gli sguardi ammirati della gente, parcheggiò la Ferrari all’inizio del divieto, vicino una pattuglia della polizia, e si incamminò a piedi, tra i ragazzi che si rincorrevano in bicicletta o che giocavano con la loro irruenza adolescenziale a pallone. Il sole era caldo e una leggera brezza mitigava l’aria, rendendola piacevole. Aveva quasi dimenticato l’odore fresco della pineta. Si rammaricò di non averci passato più tempo quando poteva. Sarebbe stato bello se ci fossero stati anche i suoi amici. Avrebbe corso volentieri dietro un pallone, per poi gettarsi a terra sfinito, odorando l’odore dell’erba. Avrebbero coinvolto un altro gruppo di ragazzi e avrebbero fatto quella partita che loro scherzosamente apostrofavano “Italia - Polonia”.
Avrebbero vinto, naturalmente. E se poi disgraziatamente gli avversari fossero risultati imbattibili, avrebbero sicuramente trovato una spiegazione logica per la loro disfatta.
Scoppiò in una risata divertita, ripensando a quelle avvincenti partite.
Poi improvvisamente intruppò a un’altra persona.
« Ops, scusa. » la ragazza si voltò imbronciata. « Scusami, mi ero distrat…»
E’ lei, pensò, riconoscendo l’espressione del volto.
« Michela? » Le chiese ancora impacciato. Lei lo guardò perplessa, e scosse la testa.
« Forse ti stai sbagliando con qualcun’altra. » Continuava a guardarlo, divertita dal suo imbarazzo. Antonio la fissò meglio e capì che lei diceva la verità.
E perché mai avrebbe dovuto mentire!
« Scusa, ero un po’ soprappensiero. » Si guardò attorno. Sembrava fosse sola. « Sei sola? » Le chiese. Lei annuì sorridendo.
« Ti va di fare un po’ di strada insieme fino al bar? Forse posso farmi perdonare con un gelato. » Lei fece finta di pensarci su, poi rise allegramente e disse: « Va bene. Se proprio ci tieni ad essere perdonato! »
Lui le tese una mano. « Piacere, Antonio. » Lei la strinse. « Roberta. »
Camminarono in direzione del bar, discutendo del più e del meno. Che bella giornata. Che piacevole venticello. La pineta è meravigliosa… e cose del genere. Poi lei si fermò un attimo, guardandolo meglio.
« Posso farti una domanda indiscreta? » Lui allargò le braccia annuendo, come a dire: “a tua disposizione”.
« Mi sento un po’ stupida, ma non sei per caso quell’Antonio Landi… quello che canta. Hai capito, no? » Antonio rise divertito. Ora era lei ad essere imbarazzata.
« E già, sono proprio io. Delusa, ti aspettavi qualcosa di meglio? Più simpatico? Più bello? » I suoi scherzi la liberarono dall’imbarazzo.
« Non credere che io sia così superficiale. Non mi fermo alle apparenze. Non pensare di potermi conquistare con qualche battutina scherzosa! » Ora sorrideva di uovo spontaneamente.
« Dovresti conoscermi meglio? »
« Per giudicarti? Direi proprio di si. »
« Mi darai questa possibilità? »
« Non lo so. Devo pensarci. »

Daniela lo guardava silenzioso.
« Sei più simpatica quando stai zitta, te l’hanno mai detto? »
La ragazza non rispose alla provocazione. Erano cinque minuti che non parlava e Antonio la ignorava. Era convinto della decisione che aveva preso.
« Posso cambiare. » La sua voce era roca. Aveva pianto molto e si tratteneva a stento in quel momento.
« Dovevi pensarci qualche anno fa. Ora non en voglio più sapere. »
« Non puoi liquidarmi così. »
« Perché? » Era curioso di sentire le motivazioni di Daniela.
« Perché io ti amo. E anche tu mi ami, lo so. »
« Parla per te mia cara. » Si portò davanti a lei, guardandola. « Ti amavo, è vero. Molto tempo fa però. E’ finita. » Daniela scoppiò di nuovo in lacrime e Antonio attese che si calmasse.
« Non posso dirlo con certezza, ma la mia grande occasione l’ho persa tanti anni fa. » Ripensò a Michela, un pensiero ricorrente in quei giorni. « Non credere che sia stata tu questa occasione. Non lo sei mai stata. Non hai mai voluto vivere una storia insieme a me. Hai sempre viaggiato un passo avanti. La tua falsa saggezza mi ha stancato. Non ti piace che io suoni al pub. Bene. Non ci venire, ma lascia che sia io a decidere la mia vita. » Sbuffò, spazientito.
« Ti sto parlando come se ci fosse ancora un domani. Ma non c’è. Toglitelo dalla testa. Tra un mese uscirà il nuovo disco e dovrò ripartire per un altro tour. Voglio vivere questo mese tranquillamente, senza pressioni. Stammi alla larga, per favore. »
« Ma quando tornerai, forse… »
« No. Quando tornerò non avrò cambiato idea. Mettiti l’anima in pace.» Aveva alzato il tono della voce ed ora stava urlando.
Salì al piano di sopra e la lasciò ancora sola a piangere il suo dolore.
 

Quando arrivò al pub era ancora nervoso. Montare la strumentazione lo calmò e presto tornò dell’umore giusto per affrontare una serata lavorativa.
Stava cantando “Il cielo” di Renato Zero, quando entrò Roberta.
Non era sicuro che venisse. Lei non glielo aveva lasciato capire.
Era venuta con alcuni amici e si sedette al tavolo dove alcuni anni prima sedeva il gruppo di Michela. Antonio aveva riservato quel tavolo sperando che venisse. Non rimase deluso. Ordinarono da bere e ascoltarono attentamente la musica di Antonio, parlando poco.
Lei non lo aveva ancora guardato, così non aveva potuto salutarla. Continuò a seguirla con lo sguardo mentre si sedeva, ordinava e scambiava poche parole con i suoi amici, che a differenza di lei non staccavano gli occhi dal palco.
Antonio cantò ancora due canzoni, e finalmente lei alzò la testa verso di lui. Si sorrisero e Antonio si scoprì emozionato. Lei arrossì, tradendo il suo interesse e si voltò, tornando a parlottare con l’amica che le sedeva accanto.
Terminò la canzone e ringraziò per gli applausi.
« Ed ora signori,  » nel pub scese il silenzio e tutti si voltarono verso di lui   « vorrei dedicare una canzone ad una mia amica. » Si guardarono tutti intorno, per scoprire chi fosse la fortunata. Antonio rise della loro curiosità e disse: « E’ inutile che cerchiate tanto. E’ proprio qui, davanti a me. » Indicò verso Roberta, che arrossì sorpresa. I suoi amici si congratularono ridendo con lei, scherzandola allegramente.
« Questa canzone è per te, Roberta. Per festeggiare il nostro incontro. » Tutti acclamarono entusiasti, mentre il suono del pianoforte si diffondeva nella sala, ricalcando la dolce melodia di “Champagne”. Antonio fissò Roberta, che ricambiò sorridente lo sguardo, e cominciò a cantare:
Champagne, per brindare a un incontro…
 


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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