Non credo che…

di Tresco


Ciao Johnny, sono io. Ti aspetto qui… muoviti!

E’ tardi, troppo, domani si lavora, il cielo è scuro e nuvoloso. L’aria tiepida mi sfiora la faccia. Tolgo la giacca di jeans che mi stringe il torace, guardo l’orologio e aspetto.

Ciao Johnny, sei arrivato da una serata storta. Sei ubriaco?
No.
Guarda che hai la camicia sporca… dove sei stato? Ho capito non vuoi dirmelo, ma lo so… dalla tipa di sabato scorso.
Che caldo che fa, ci saranno venti gradi…

E la serata prende forma tra una risata e un discorso di vita. Chi siamo noi? Due amici che si conoscono, si parlano.

Bravo Johnny. Domani si lavora sai?
Si.
Andiamo a casa a dormire.
Ci vediamo domani sera magari prima. Ciao.

Non ho sonno, ho voglia di un panino con tante salse americane. Con un po’ di carne. Ora si che ho freddo. Sono solo e ho freddo. Non aspetto nessuno e sto volando con la testa fra le nuvole del cielo scuro. La macchina ha poca benza, l’automatico è troppo lontano e non ho voglia di sprecare questa notte con un automatico.
Dov’è che sono diretto? Dove cazzo sto andando? Il pub è aperto… mi fermo, vado a vedere chi c’è. Che stanchezza che ho. Ma reggo fino a domani. Si.

Ciao a tutti. Datemi qualcosa, c’è festa in questa sera di settembre, cosa c’è? Ciao bella. Ciao…

Che gente, tutti presi nei loro discorsi e nelle loro vite. Bravi. Nessuno si lamenta di ciò che vive, sarò l’unico. Quella ragazza mi ricorda la mia ex, che dolce che è. Ho nuovamente caldo e stavolta la giacca l’ho già tolta.

Ciao, e tu che ci fai qui Johnny!

Johnny era lì davanti a me.

Non avevo sonno. E sono venuto qui anche io.
Grande Johnny!
Il letto non è il mio amico, ho voglia di stare in piedi tra il casino e il fumo di questo locale notturno e sotterraneo. Ho voglia di guardare la gente e capire cosa pensano del mondo. Vorrei essere al mare.
Johhny pensa che il mare è lontano e non ci puoi arrivare.
Lo so. Se potessi tornare indietro sarei andato a casa a dormire.
Che palle…

Mi sento forte stasera, sono io, vero e proprio, come quando sono a casa da solo e penso ad alta voce, dico tutto quello che non avrei mai detto. Guardo i cartelli pubblicitari delle birre e dei rum che affollano i muri del locale. Guardo la tristezza di quella donna che beve al bancone una piccola coca-cola, sarà mica filoamericana? Chi se ne frega! E laggiù seduto in un angolo il solito signore che fuma e beve litri di birra. Non bevo più birra, mi fa solo pisciare. Discorsi impegnati dietro di me: parlano di religione… mi scappa anche da ridere. Che furbi quei due seduti sul tavolo anche se le sedie ci sono.
Provo un senso di paura, mi assento un attimo dal locale, un’assenza mentale nella quale la musica non si sente, il vocio della gente è nullo, gli occhi sono persi sulla porta del bagno… penso.

Sveglia!
Cazzo Johnny! Mi ero incantato.
Hai troppo sonno… o stai guardando la donna vestita di viola?
Non credo che possa essere questo. Penso che forse sia una paranoia.
Per cosa?
Se lo sapessi… se sapessi cosa mi angoscia in questi attimi di assenza te lo direi.
Va bene, io scappo!
Vai a casa?
Si, a domani e vai a dormire anche tu! Ciao.
Ciao.

E anche Johnny se n’è andato via. Adesso? Aspetto la chiusura del locale e poi andrò anche io.
Non credo che possa essere così questo mondo schifoso, non credo che si possa pensare ad un mondo felice come la gente di questo locale. Eppure c’è gente che vive lo stesso ma non è felice. Si soffre troppo in questo mondo, si crede troppo. Ma io non credo che ci sia un aldilà, non credo che esista qualcosa da amare ma qualcuno.
Saluto tutti perché mi si chiudono gli occhi e mi si apre la mente. Sarà la quantità di alcool che ho bevuto, sarà questo caldo afoso, sarà…


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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