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Che ci sono dei momenti speciali, non e’ certo una novita’.
[ Sono subitanei, immediati, intensi,
collocati nello spazio in maniera cosi’
particolare da farli
riconoscibilissimi: ti rendi subito conto che sono “loro” e
che stanno accadendo. Ti trascinano nel loro svolgersi e tu come
ipnotizzato li segui, li interpreti e ne fai parte. Sei risucchiato
e plasmato dalle sensazioni .
La bellezza di questi momenti
e’ la loro brevita’, e l’intensita’ che questa
brevita’ ha. E’ accorgersi
che e’passato solo un breve attimo e sono successe tante cose, ma
soprattutto: che ne sei stato il protagonista.]
Il periodo non e’ certo dei migliori
in ufficio e credo che la pausa a pranzo,
da soli o con qualcuno di
esterno all’ufficio, sia una buona idea. Cosi’ per
tutta la settimana
mi sono barcamenato fra una telefonata ed un’altra per
trovare qualcuno con cui dividere
un po’ di questo tempo.
Lei non c’e’ piu’, un po’ di vuoto
mi rimane dentro e cosi’ e’ bello trovare
vecchi amici, conoscenze
e talvolta anche andare a mangiare da soli, se si
vuole apprezzare anche questo aspetto.
Mi piace andare al selfservice
dell’ipermercato: la luce nelle giornate di sole
e’ “giusta”.
Nella sala dove ci sono i tavoli i vetri sono leggermente scuri
e cosi’ polarizzano la luce,
e per me ( fotografo ) questa e’ una cosa
fondamentale: una luce che non
mi piace riesce addirittura a deprimermi .
Inoltre l’ipermercato e’
decentrato dalla citta’ e cosi’ ci si arriva presto in
pochi minuti di macchina;
li’ c’e’ un casino “giusto” e corro sempre il rischio
di incontrare qualcuno che non
vedo da tempo; e poi, cosa non da poco per me
che sono pigro e intollerante alle
attese, trovo sempre un posto da sedere
all’ora che arrivo io !
Quando capita che sono solo
mi piace guardare la gente, cercare di capire le
loro storie o semplicemente
guardare la formidabile “varieta’ ” che viene
offerta dal luogo.
Pero’ ieri e’ stato diverso.
Innanzi tutto, anche se e’ febbraio,
l’aria era calda ed il sole era splendido,
su un cielo ancora piu’ bello:
azzurro intenso. Insomma l’idea di rinchiudermi
non e’ che fosse il massimo,
pero’ … ero gia’ li’ e cosi’ ….
Cosi ho deciso di lasciare il piumino
in macchina, ho deciso anche di non mettere
gli occhiali scuri …la volevo tutta
quella luce. Insomma ero piu’ sensibile del
solito, probabilmente capitano
a tutti delle giornate cosi’.
Sono entrato, e lo squallore
dell’ androne, del lungo corridoio , con i negozi
ed il supermercato ai lati,
non mi toccava minimamente, ero perso nei miei
pensieri. Per la verita’
non avevo neanche fame, ed e’ stato un problema
scegliere qualcosa da mangiare.
Generalmente mi piace anche bere del vino; non ci sono abituato al vino
e cosi’ anche delle piccole quantita’ mi danno euforia e quel
“quid” che ti permette idee stravaganti.
Ma anche su questo e’ ieri andata diversamente : acqua !
- Gassata. -
Ho preso una “cosa”, schiaffato
tutto sul vassoio pagato alla cassiera sempre
sorridente ( lato piu’ che
positivo della gestione del locale ) e sono andato
di la’. La sala era piena
…..che strano. Probabilmente un posto cosi’ comodo
da raggiungere prende piede velocemente
fra chi di tempo ne ha poco!
E cosi,’ li’ in piedi mi guardo
intorno, guardo la luce che e’ veramente bella.
Una donna al di la della vetrata
passa con il carrello e con passo del tipo
“ammazzate quanto ‘so bona”.
Ed in effetti non sara’ il massimo, ma di certo le sue carte le gioca
proprio bene.
Mentre stavo li’ impalato
con il vassoio arancione in mano, osservando se per
caso la signorina “col cappellino”
verde tra una driblata e l’altra fra i clienti
avesse liberato qualche tavolo
dai vassoi lasciati , noto due ragazze davanti
a me. Sono sedute ad un tavolo
da quattro, una di fronte all’altra e hanno occupato i due
posti rimasti liberi con il tutto loro armamentario di telefoni cellulari,
giacche, borse e tutte
quelle cose che solo una donna puo’ sapere a cosa le
servono. Sono giovani, belle, di
quella bellezza fresca, sottolineata dai capelli,
dalla pelle e non dal trucco leggerissimo
che entrambe hanno.
Sono diversissime fra loro. Era
tanto che non provavo un’attrazione cosi’ forte.
Non tanto dal punto di vista
“tordo allo spiedo” quanto un omaggio a quella
bellezza che meritava sicuramente
attenzione. A quelle gambe splendide che avrei voluto accarezzare.
Sentire la sensazione delle calze di nylon che sono accarezzate dal palmo
della mano e poi concentrami sulla rotondita’ delle cosce, accarezzarle,
stringerle e sentire la biancheria intima sotto i polpastrelli cercando
di immaginarla”.
Quelle sensazioni che la novita’
della conquista accentua in maniera inverosimile.
Non so se avrei avuto delle preferenze
di scelta fra le due, ma credo di no.
Erano delle splendide e ben riuscite
creazioni della natura...
- Creazioni che dovevano essergli
sfuggite di controllo secondo me. -
Una di loro comincia a togliere
la giacca dalla sedia ed ad avvicinare a se la
Borsetta, il cellulare sparisce
ed in maniera quasi imitativa, ma naturalissima,
anche l’altra ragazza esegue gli
stessi movimenti. Mi guardano.
Era ovvio che notavano il
mio imbarazzo: ero li' in piedi nell’indecisione di
dove andare. C’e’ un altro posto
in fondo. Andro’ la’, sono timido per natura.
Pero’ quello sguardo mi ha ipnotizzato.
Cosi mi avvicino e posso vederle entrambe nella loro sensualita’. Mi avvicino
ancora :lr voglio ringraziare e dire che andro’ in fondo alla sala
dove intanto si e' liberato un tavolo. Una di loro ha una minigonna, che
per la verita’ sembra piu’ un’ appendice della maglietta tirata giu’ a
cercare di coprire le gambe . ( perche’ poi deve coprirle questo proprio
non lo capisco ).
“A pelo” si dice in ufficio ( quando
non ci sono donne in giro naturalmente!)
Oramai sono davanti a loro,
guardo sfrontatamente le gambe della tipa “modificatrice di magliette”,
e noto, dietro di me, quattro tipi che il caso aveva messo li a godersi
lo spettacolo; oramai dovevano avere pensato di gia’ tutto l’immaginabile
al riguardo delle due ragazze. La ragazza dalla “minigonna
/ maglietta “ mi guarda con sguardo interrogativo, probabilmente non capisce
come mai non mi sono ancora seduto li’ accanto a lei. Mi sporgo leggermete
verso di lei e penso che il suo inconscio sapra’ riconoscere questo linguaggio
del corpo, seppure impercettibile .
“mi scusi signorina, credo che andro’
al tavolo che si e’ liberato la’ in fondo.
cosi’ potrete continuare
a parlare tranquillamente; e poi mi creda, se mi
sedessi qui continuerei
a guardarle le gambe per tutto il pranzo e credo che
forse sarebbe molto imbarazzante
per lei”
L’ho detto tutto di un fiato, senza
soste, senza respirare pero’ modulando la
voce in modo che fosse calda e
senza spezzature
Si, le ho detto proprio cosi.
Ho messo in azione la mia timidezza
e mostrando una certa disinvoltura, che non
e’ sicuramente da me, sono andato
due tavoli piu’ in la’. Tra una forchettata
e l’altra intravedevo il
viso della ragazza, quell’altra, che pero' era diventata
complice e facente parte
del tutto … quasi un “interprete della situazione”.
Non sorrideva, ma aveva le pupille
dilatate ed era molto rilassata…. Erano occhi
che cercavano di comunicare I nostri
sguardi si sono incrociati molte volte …. In qualche maniera
capivo che mi erano grati.
Quasi come se fossero riconoscenti
di una sfrontatezza buttata li’ con il giusto
garbo: “You made her day” avrebbe
detto un americano !
Si e’ proprio vero che la vanita’
appartiene a tutti, e’ il piacere di sapersi
desiderati.
Ho sempre sognato che girando un angolo una ragazza mi dicesse
“ciao bel topone”.
Chi se ne frega se e’ bella o brutta
… ma sicuramente quella sera sarei andato
a dormire tranquillissimo e soddisfatto
come non mai.
Ma in questo caso, le nostre due
eroine, erano sicuramente avvezze a complimenti
di ogni sorta.
Qualcos’altro le aveva colpite….
La dinamica della cosa probabilmente…..
la repentinita’ direi : tutto si
era svolto in forse 30 sec. o un minuto al massimo.
Ho finito, voglio uscire …. Voglio
passargli accanto, mi alzo …. Faccio finta
di niente ma so di essere osservato.
Mi piace ora sapere di essere osservato
dalle due ragazze. Avranno mai
il coraggio di dirmi “bel topone” ?
Chissa’ ! penseranno che sono un
montato arrogante che si puo’ permettere di dire
di tutto, un folle forse …. Ma
mai penseranno che sono un " ti-mi-do od-im-it"
Devo lasciare un regalo, voglio
che sentano la mia voce di nuovo …
Arriva un amico, e’ provvidenziale
direi.
“Ciao, come va ?”
sono all’altezza del loro tavolo
a 50 cm da loro, il tavolo alla mia destra
mi giro leggermente a sinistra
a dare leggermente le spalle a loro, in una
noncuranza falsa come Giuda.
“Disperato Gianni, sono disperato”.
R. volpe et uvam
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