MAGNOSFERA

di Roberto Tosato
robertot@sisted.it
http://www.roberto.sisted.it

Che ci sono dei momenti speciali, non e’ certo una novita’.

[ Sono subitanei, immediati, intensi, collocati nello spazio in maniera cosi’
 particolare  da farli   riconoscibilissimi: ti rendi subito conto  che sono  “loro” e che stanno accadendo. Ti trascinano nel loro svolgersi e  tu come ipnotizzato li segui, li interpreti e ne fai parte.  Sei risucchiato e plasmato dalle sensazioni .
La bellezza di questi momenti  e’ la loro brevita’, e l’intensita’ che questa
brevita’ ha.  E’ accorgersi che e’passato solo un  breve attimo e sono successe tante cose, ma soprattutto: che ne sei stato il protagonista.]

Il periodo non e’ certo dei migliori in ufficio  e credo che la pausa a pranzo,
da soli o con  qualcuno di esterno all’ufficio,  sia una buona idea.  Cosi’ per
tutta  la settimana  mi sono barcamenato fra una  telefonata ed  un’altra  per
trovare qualcuno con cui dividere un po’ di questo tempo.
Lei non c’e’ piu’, un po’ di vuoto mi rimane dentro e cosi’ e’ bello trovare
vecchi amici,  conoscenze  e talvolta anche andare a mangiare  da soli,   se si
vuole apprezzare anche questo aspetto.
Mi piace andare al selfservice dell’ipermercato:  la luce nelle giornate di sole
e’ “giusta”.     Nella sala dove ci sono i tavoli  i vetri sono leggermente scuri
e  cosi’ polarizzano la luce,  e per me ( fotografo )   questa e’ una cosa
fondamentale: una luce che non mi piace riesce addirittura a deprimermi .
Inoltre  l’ipermercato e’ decentrato dalla citta’  e  cosi’ ci si arriva  presto in
pochi minuti di macchina;  li’ c’e’ un casino “giusto”  e corro sempre il rischio
di incontrare qualcuno che non vedo da tempo; e poi, cosa non da poco per me
che sono pigro e intollerante alle attese,  trovo sempre un posto da sedere
all’ora che arrivo io !
Quando capita che  sono solo mi piace guardare la gente,  cercare di capire le
loro storie  o semplicemente  guardare la  formidabile  “varieta’ ” che viene
offerta dal luogo.
Pero’ ieri e’ stato diverso.
Innanzi tutto, anche se e’ febbraio, l’aria era calda  ed il sole era splendido,
su un cielo ancora piu’  bello: azzurro intenso.  Insomma l’idea di rinchiudermi
non e’ che fosse il massimo,  pero’ …  ero gia’ li’ e cosi’ ….
Cosi ho deciso di lasciare il piumino in macchina, ho deciso anche di non mettere
gli occhiali scuri …la volevo tutta quella luce. Insomma ero piu’ sensibile del
 solito, probabilmente capitano a tutti delle giornate cosi’.

Sono entrato,  e lo squallore dell’ androne, del lungo corridoio , con i negozi
ed il supermercato ai lati,  non mi toccava minimamente,  ero perso nei miei
pensieri.  Per la verita’ non avevo neanche fame,  ed e’ stato un problema
scegliere qualcosa da mangiare. Generalmente mi piace anche bere del vino; non ci sono abituato al vino  e cosi’ anche delle piccole quantita’  mi danno euforia  e quel “quid” che ti permette  idee stravaganti.      Ma anche su questo e’ ieri andata diversamente : acqua !
                                              - Gassata. -

Ho preso una “cosa”, schiaffato tutto sul vassoio pagato alla cassiera sempre
sorridente  ( lato piu’ che positivo della gestione del locale ) e sono andato
di la’.  La sala era piena …..che strano. Probabilmente un posto cosi’ comodo
da raggiungere prende piede velocemente fra chi di tempo ne ha poco!
E cosi,’ li’ in piedi mi guardo intorno, guardo la luce che e’ veramente bella.
Una donna al di la della vetrata  passa con il carrello e con passo del tipo
 “ammazzate quanto ‘so bona”.  Ed in effetti  non sara’ il massimo, ma di certo le sue carte le gioca proprio bene.

Mentre stavo li’ impalato  con il vassoio arancione in mano,  osservando se per
caso la signorina  “col cappellino” verde   tra una  driblata e l’altra fra i clienti
avesse liberato qualche tavolo dai vassoi lasciati ,  noto due ragazze davanti
a me. Sono sedute ad un tavolo da quattro,  una di fronte all’altra e  hanno occupato i due posti rimasti liberi con il tutto loro armamentario di telefoni cellulari,
giacche,  borse  e tutte quelle cose  che solo una donna puo’ sapere  a cosa le
servono. Sono giovani, belle, di quella bellezza fresca, sottolineata dai capelli,
dalla pelle e non dal trucco leggerissimo che entrambe hanno.
Sono diversissime fra loro. Era tanto che non provavo un’attrazione cosi’ forte.
Non tanto dal punto di vista  “tordo allo spiedo” quanto  un  omaggio a quella
bellezza che meritava sicuramente attenzione.  A quelle gambe splendide che avrei voluto accarezzare. Sentire la sensazione delle calze di nylon che sono accarezzate dal palmo della mano e poi concentrami sulla rotondita’ delle cosce, accarezzarle, stringerle e sentire la biancheria intima sotto i polpastrelli cercando di  immaginarla”.
Quelle sensazioni che la novita’ della conquista accentua in maniera inverosimile.
Non so se avrei avuto delle preferenze di scelta fra le due,  ma  credo di no.
Erano delle splendide e ben riuscite creazioni della natura...
- Creazioni che dovevano essergli sfuggite di controllo secondo me. -
Una di loro comincia  a togliere la giacca  dalla sedia ed ad avvicinare a se la
Borsetta, il cellulare sparisce  ed in maniera  quasi imitativa, ma naturalissima,
anche l’altra ragazza esegue gli stessi movimenti.  Mi guardano.
Era ovvio  che notavano il mio imbarazzo:  ero li' in piedi nell’indecisione di
dove andare. C’e’ un altro posto in fondo. Andro’ la’, sono timido per natura.
Pero’ quello sguardo mi ha ipnotizzato. Cosi mi avvicino e posso vederle entrambe nella loro sensualita’. Mi avvicino  ancora :lr voglio  ringraziare e dire che andro’ in fondo alla sala dove intanto si e' liberato un tavolo. Una di loro ha una minigonna, che per la verita’ sembra piu’ un’ appendice della maglietta tirata giu’ a cercare di coprire le gambe . ( perche’ poi deve coprirle questo proprio non lo capisco ).
“A pelo” si dice in ufficio ( quando non ci sono donne in giro naturalmente!)
Oramai  sono davanti a loro, guardo sfrontatamente le gambe della tipa “modificatrice di magliette”,  e noto, dietro di me,  quattro tipi che il caso aveva messo li a godersi lo spettacolo; oramai dovevano avere pensato di gia’ tutto l’immaginabile al riguardo delle due ragazze.  La ragazza dalla  “minigonna / maglietta “ mi guarda con sguardo interrogativo, probabilmente non capisce come mai non mi sono ancora seduto li’ accanto a lei. Mi sporgo leggermete verso di lei e penso che il suo inconscio sapra’ riconoscere questo linguaggio del corpo,  seppure impercettibile .

“mi scusi signorina, credo che andro’ al tavolo che si e’ liberato la’ in fondo.
  cosi’ potrete continuare a parlare tranquillamente; e poi mi creda,   se mi
  sedessi qui continuerei a guardarle le gambe per tutto il pranzo e credo che
  forse sarebbe molto imbarazzante per lei”

L’ho detto tutto di un fiato, senza soste, senza respirare pero’ modulando la
voce in modo che fosse calda e senza spezzature

Si, le ho detto proprio cosi.

Ho messo in azione la mia timidezza e mostrando una certa disinvoltura, che non
e’ sicuramente da me, sono andato  due tavoli piu’ in la’.  Tra una forchettata
e l’altra  intravedevo il viso della ragazza, quell’altra, che pero' era diventata
 complice e facente parte del tutto … quasi un “interprete della situazione”.
Non sorrideva, ma aveva le pupille dilatate ed era molto rilassata…. Erano occhi
che cercavano di comunicare I nostri sguardi si sono incrociati molte volte ….   In qualche maniera capivo  che mi erano grati.
Quasi come se fossero riconoscenti di una sfrontatezza buttata li’ con il giusto
garbo: “You made her day” avrebbe detto un americano !
Si e’ proprio vero che la vanita’ appartiene a tutti, e’ il piacere di sapersi
desiderati.      Ho sempre sognato che girando un angolo una ragazza mi dicesse
 “ciao bel topone”.
Chi se ne frega se e’ bella o brutta … ma sicuramente quella sera sarei andato
a dormire tranquillissimo e soddisfatto come non mai.
Ma in questo caso, le nostre due eroine, erano sicuramente avvezze a complimenti
di ogni sorta.
Qualcos’altro le aveva colpite…. La dinamica della cosa  probabilmente…..
la repentinita’ direi : tutto si era svolto in forse 30 sec. o un minuto al massimo.

Ho finito, voglio uscire …. Voglio passargli accanto,  mi alzo …. Faccio finta
di niente ma so di essere osservato.   Mi piace ora sapere di essere osservato
dalle due ragazze. Avranno mai il coraggio di dirmi “bel topone” ?
Chissa’ ! penseranno che sono un montato arrogante che si puo’ permettere di dire
di tutto, un folle forse …. Ma mai penseranno che sono un " ti-mi-do  od-im-it"
Devo lasciare un regalo, voglio che sentano la mia voce  di nuovo …
Arriva un amico, e’ provvidenziale direi.

“Ciao, come va ?”

sono all’altezza del loro tavolo a 50 cm da loro, il tavolo alla mia destra
mi giro leggermente a sinistra a dare leggermente le spalle a loro, in una
noncuranza falsa come Giuda.

“Disperato Gianni, sono disperato”.

R. volpe et uvam


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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