Maria... e il Madonnaro

di Mayo de May@
enzomes@libero.it

L’aria del mattino era frizzante ma non fredda, cammino’ al centro della piazza diretta al portone della chiesa, altre figure apparivano dalle strade vicine, donne, solo donne.
Donne in nero.
Maria camminava svelta, dritta come una barca da signori all’uscita del porto.
Era bella nella sua semplicità, il portamento fiero da moglie di marinaio.
Di nero vestita, risaltava il brunito viso cotto dal sole del mare ma, sotto, era alabastro puro invenato di blu.
La vide, policroma figura di Madonna sul selciato, era bella nella sua veste celeste e bianca, il bimbo in braccio, benedicente.
Si fermo, la guardo’ dal verso giusto.
Occhi dolenti ma sereni, da mamma che sa cosa sarà di figlio.
- Accetteresti la sua sorte?-
La voce calda, maschile, con un filo di dubbio, la colse di sorpresa.
Non si volto’, sapeva chi era, la stava seguendo dalla casa della Luisa che affittava camere.
Era un bell’uomo, strano, quasi indifferente al suo aspetto, abiti logori ma di buon taglio cittadino, da signore ai suoi occhi.
Lui giro’ dall’altro capo della Madonna disegnata sul selciato, occhi ridenti, strani, interrogativi, a volte dolenti ma sempre vivi.
- L’ho già accettata, ho perso mio figlio l’anno scorso.-
- E il marito, dice la Luisa, incidente di mare.-
Abbassò gli occhi confusa, uno strano crampo le attanaglio’ il ventre, era sempre cosi se vi pensava.
Il frutto di quel ventre affogava.
Trentatré anni come Cristo e già sulla croce della vita, si era come lui, Signore, povera Maddalena.
Le neri vesti e il nero foulard risaltavano sulla piazza quasi bianca e il contrasto dei colori, carnevale di frequenza su un’unica sequenza, il nero.
Abbassò il capo e, meno sicura, raggiunse la Dora che aspettava sullo scalino bianco, un piede su e uno giu’.
Imbronciata col mondo.
- Che ti ha chiesto, quello?-
- Nulla, ha sono detto che son vedova e sola.-
- Quella pettegola della Luisa, certo che siamo vedove, non si vede il lutto?-
- Si, anche lui porta il lutto negli occhi, l’ho visto.-
- Chi, il madonnaro?
Lascia perdere quello, magari era vino non digerito.
L’ho visto ubriaco ieri sera, andare a casa della Luisa.-
I pochi piccioni affamati volteggiarono accanto alla Madonna, attratti dal pane che il Madonnaro gettava loro indifferente al mondo.
Dimentico di tutto.
Animo gentile, penso’ Maria entrando in chiesa e la vide l’altra Madonna.
Fu muto il loro saluto, ma una delle due, sapeva.
Quando usci’ era a terra a disegnare S.Lorenzo, il patrono del paese.
Rapidi, nervosi tratti di gesso nero e la figura usciva dal selciato come di vita propria: il Madonnaro.
Era bravo davvero.
I due sguardi s’incontrarono, si dissero del lutto, ognuno capi’ il dolore dell’altro, del lutto recente.
Davanti ai fornelli, all’unico piatto.
Come al solito, aveva fatto della pasta per tre.
I merli avrebbero gozzovigliato.
Senti’ bussare, colpi sinceri.
Apri’, lo vide.
Berretto in mano, mani pulite, mesto viandante.
Si guardarono, non dissero nulla, i loro occhi parlarono.
Entro’ si sedette padrone, un timido padrone di nulla.
Lei raccatto’ un altro piatto, un bicchiere, la mezza bottiglia di vino, le posate.
Chi l’aveva visto entrare batteva il tam, tam per il paese, la Maria s’è fatta il Madonnaro, che sciocchi.
Mangiarono in silenzio, occhi negli occhi.
Era bella la bocca di un uomo che mangiava il tuo cibo, era bella la bocca di donna che mangiava il suo cibo.
Labbra aperte al vino, gocce di sangue rutilante e pieno di storia antica, le loro storie.
Non una parola, usci’ rimettendo il cappello, verso la strada del destino.
Altri paesi, altre Madonne.
Sei mesi lenti a passare, le chiacchiere da sopportare, ma, stranamente, nessun merlo si fece avanti a richiedere le spoglie.
I marinai capiscono le donne.
Con la prima neve sul passo, gambe stanche, giunsero al paese, era un bell’uomo, portava logoro cappotto ma di buon taglio.
Attese all’osteria la sera, ma voci di donne con donne, portarono la notizia:- Maria, Maria, e’ tornato.-
Ci rimise l’unico cappone rimasto e Maria, davanti ai fornelli, sorrideva strano.
Arrivo all’ora di cena, busso’, entro’ non disse niente.
Padrone assoluto, padrone di tutto lo sapeva.
Era bella la bocca di un uomo che mangiava il tuo cibo, era bella la bocca di donna che mangiava il suo cibo.
Salirono la scala, si fermo’ in bagno.
Usci’ con occhi accesi e attese lei.
Usci’ con la vestaglia celeste, gli occhi ridenti.
Lui si spoglio’ sparendo nel piumone.
Entro lei e ancora nulla era stato detto, parlarono le mani leggere, timide, bramose.
Era dolce il suo peso e dolce la sua ombra in lei, salente e risalente dall’inferno della sua carne placata.
Sarebbe ripartito a primavera, il marinaio taciturno.
Il Madonnaro.
Sarebbe tornato all’inverno, guardando suo figlio.
E mille inverni seguenti di questa favola che Mayo vi regala.
 
 


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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