Lupi

di   Paolo Rigato
parigato@tin.it

E’ grandioso questa notte il cielo, tanto profondo e rassicurante al punto che mi sembra di farne parte , di esserne tutt’uno, la vita scorre desiderosa di emergere, ella mi stringe facendomi sentire in cuor mio un essere fortunato, c’è un muro di materia che trovo sempre davanti a me e l’incapacità di superarlo mi rende nervoso, ho visto i miei compagni morire nel silenzio con dignità senza nulla chiedere che pietà ,quel bisogno di comprensione, che solo nel momento dell’estremo trapasso diventa una meta un punto fermo nel nulla.
E’ incredibile tutto questo non è di sicuro umano ma sento che devo stingere e condensare anni di esperienze tra la gioia e il dolore , e ora devo scegliere un sentiero fra mille tutti uguali ma nessuno di loro mi  apre un orizzonte ,e mi fa vedere oltre.
Così alla fine devo sempre andare avanti e nei momenti in cui intuisco il pericolo aumento l’andatura senza curami dei ostacoli e le difficoltà diventano le amiche di viaggio,  non mi devo fermare non mi posso fermare,  spesso cedo al pianto nella convinzione che la direzione che perseguo da quando sono nato è quella giusta  di sicuro la più difficile.
In tanti anni ho raccolto ferite, le cicatrici ne ricordano il passaggio come le croci nella cultura umana ricordano le vite trapassate e ogni volta che tiro fuori la pelle è una vittoria e quando la notte arriva quando il corpo cede alla fatica di una giornata carica di vita sento il mio pelo che fra i fili d’erba trova un meritato riposo, e ogni pensiero piano piano svanisce,  i miei occhi si chiudono e i ricordi del giorno appena sfumato svaniscono ,il resto rimane alle spalle, ora io posso addormentarmi sereno.
La luna illumina le sommità degli alberi, quanta neve tutto intorno e il freddo  pungente neanche lo sento, la mia folta pelliccia mi tiene caldo e tutto è così normale, i cristalli di ghiaccio portati dal vento colpiscono il mio muso e mi solleticano il naso mentre socchiudo gli occhi per non rimanere accecato.
I movimenti del mio corpo sono lenti come sono lente le ore che mi accompagnano in questa nottata, ma infondo mi sono appena svegliato e poi non ho alcuna fretta, non ho nessuno che mi tallona.
Le mie zampe affondano nella neve fresca e l’andatura si fa pesante mi volto e guardo le tracce che lascio lungo il cammino, non mi curo più di loro, ciò mi richiama alla mente un tempo in cui ero terrorizzato dalla mia stessa ombra e la solitudine mi faceva paura, ero sempre alla disperata ricerca del mio branco, non ce la facevo proprio a rimanere solo.
L’isolamento a cui ero destinato non mi dava pace, mi sembrava d’impazzire mi ricordo che piangevo per tanto di quel tempo che la mattina mi ritrovavo intorpidito e bagnato dalla rugiada, allo scoperto preda facile per uno che come me non vantava un’esperienza di sopravvivenza di giorno e alla luce del sole
Il suo calore così seducente mi faceva venire alla mente la mia mamma quando avvolto dal tepore della nostra tana mi allattava mentre la tiepida luce dei suoi occhi mi fissava e l’amore che emanava era così  intenso proprio come il sole; gioia e dolore di chi come me purtroppo vive solo di notte lontano dai rischi.
Ora non ho più paura e star solo è il giusto prezzo dell’immortalità, fa parte della mia natura, la mia buona stella, come lo è la stellina dei cuccioli che pigramente li guida verso la buia notte, la stessa notte che sotto le stelle oppure sconvolta dalla  bufera muta il mio corpo in spirito, libera l’anima così che ora posso percepire tutto ciò che  mi circonda assegnando la giusta importanza a quelle cose che garantiscono la mia sopravvivenza.
Sono i miei occhi che non osservano più come quando ero piccolo ora posso vedere oltre, con la mente dove lo sprovveduto si ferma e non c’è nulla che lo può interessare convinto di saper tutto di quel mondo che gli  ha donato la vita ma cosi ostile e traditore per lui, allora rinnegato prende le distanze ,e scappa sempre nella stessa direzione .
Davanti a me ora un immenso prato autunnale ingiallito e in fondo una riga di alberi spogli e sopra gli alberi nuvole, più in là ancora le montagne innevate e sopra un cielo  di un azzurro terso, inequivocabile l’arrivo dell’inverno anche se sono sceso di quota non potrò’ sottrarmi al freddo arriva ogni volta che le stelle si spostano e si collocano in un quadrante ben preciso.
Quante notti sono rimasto ad osservarle, non riuscivo a capirne il significato ne l’importanza fino al giorno in cui vidi un umano un vecchio con un cannocchiale le fissava da ore, e io dietro di lui fino dove vorrà arrivare pensai, quando si accorse della mia presenza ero talmente preso a guardare in alto che non mi accorsi che si stava avvicinando, la sua curiosità era pari alla sua vulnerabilità, i nostri occhi si incrociarono era una preda facile,  improvvisamente qualche cosa mi trattenne, il mio istinto mi diceva che da lui stavo imparando, e infatti mi stava insegnando indicandomi con un dito dei punti precisi nella volta buia.
Ricordo come adesso la sua mano tremante, non nascondeva nessuna emozione, era forse lui un uomo con l’istinto del lupo cosa lo spingeva a comunicare con un essere così diverso da lui, con il dubbio che alla fine le sue parole trovassero solo spazio nel vento, il vento sempre così indifferente alle emozioni solo veicolo di trasporto delle stesse, ma al quale gli umani attribuiscono poteri sopra naturali  e invece a torto è una delle poche cose assolutamente naturali che dalla notte dei tempi non è mai cambiata, aiutante invisibile del predatore, stai sottovento…
L’umano con la sua bocca emetteva dei suoni articolati ma allo stesso tempo melodiosi e appunto fu questa melodia che mi permise di aprire la porta del suo cuore entrando nel suo spirito dove l’unico linguaggio è il silenzio, un  luogo dove è possibile sovrapporre le nostre due esperienze di vita facendo ambedue tesoro di questo connubio.
Questa esperienza segnò per sempre il mio cammino , ora posso vedere senza usare gli occhi, annusare l’aria che mi circonda senza usare il naso, sentire senza usare l’udito, ora io entro nelle cose della vita nella materia  e nello spirito di cui sono composte , io sono la vita stessa  e come tale io ne posseggo la chiave di letture…
Solo foglie morte ovunque io guardi solo foglie e scheletri d’albero riversi verso la terra sembra che stiano piangendo e sicuramente è questo che stanno facendo, c’è un cerbiatto ferito e loro non possono nasconderlo e ciò è motivo di tristezza vorrebbero che il sole riscaldasse la terra come d’estate, e con le loro fitte fronde garantire un riparo, ma io sfortunatamente per lui avanzo con passi impietosi, e oramai ci sono è bastato una stretta e la mia abilità mi assicura che il suo collo è reciso la vita è cessata.
Ora di lui dopo il pasto non rimane che la carcassa e gli amici corvi come osservatori eternamente presenti sanno come onorarla perché nulla vada sprecato così che lo spirito del cerbiatto possa proseguire la vita in noi facendoci dono della sua prudenza e riserbo per tutto quello che rappresenta pericolo.
Il ritorno alla realtà non è poi così diverso ed è sicuramente questo che segna la fine, la fine della mia esistenza terrena, anni a imparare e ora vivo in due dimensioni parallele dove le mie prede scappano ma allo stesso tempo mi si avvicinano e mi dicono che il gioco della vita è finito ed è ora di ricominciare da capo.
Ora devo insegnare, ma cosa posso io insegnare, forse quello che ho imparato, ma cosa ho imparato.
Sopravvivere nel rispetto della morte, quella stessa che a me ha dato la vita
Sempre lo stesso dilemma dov’è l’uscita da questo rompicapo, e poi perché a me è stata data l’opportunità di capire, cosa mi distingue da un altro animale del bosco, no sicuramente non è la mia ferocia pari solo alla mia vulnerabilità, ricordo ancora con rabbia quella volta che mi sono ferito la zampa sono quasi morto di fame se non fosse per quell’incauto scoiattolo che cercava un rifugio provvisorio dalla pioggia fredda del temporale estivo, ancora oggi mi chiedo come ha potuto non vedere o captare la mia presenza sotto quella vecchio pino cembro.
È difficile descrivere la tristezza che in certi momenti mi prende e come un mantello grigio che quando fa freddo mi riscalda ma visto da fuori è una desolazione e non fa invidia a nessuno, a volte quando nevica mi lascio coprire dalla stessa.
E nella mia rabbia vivo sapendo che nulla succede per caso.


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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