E’ grandioso questa notte il cielo,
tanto profondo e rassicurante al punto che mi sembra di farne parte , di
esserne tutt’uno, la vita scorre desiderosa di emergere, ella mi stringe
facendomi sentire in cuor mio un essere fortunato, c’è un muro di
materia che trovo sempre davanti a me e l’incapacità di superarlo
mi rende nervoso, ho visto i miei compagni morire nel silenzio con dignità
senza nulla chiedere che pietà ,quel bisogno di comprensione, che
solo nel momento dell’estremo trapasso diventa una meta un punto fermo
nel nulla.
E’ incredibile tutto questo non
è di sicuro umano ma sento che devo stingere e condensare anni di
esperienze tra la gioia e il dolore , e ora devo scegliere un sentiero
fra mille tutti uguali ma nessuno di loro mi apre un orizzonte ,e
mi fa vedere oltre.
Così alla fine devo sempre
andare avanti e nei momenti in cui intuisco il pericolo aumento l’andatura
senza curami dei ostacoli e le difficoltà diventano le amiche di
viaggio, non mi devo fermare non mi posso fermare, spesso cedo
al pianto nella convinzione che la direzione che perseguo da quando sono
nato è quella giusta di sicuro la più difficile.
In tanti anni ho raccolto ferite,
le cicatrici ne ricordano il passaggio come le croci nella cultura umana
ricordano le vite trapassate e ogni volta che tiro fuori la pelle è
una vittoria e quando la notte arriva quando il corpo cede alla fatica
di una giornata carica di vita sento il mio pelo che fra i fili d’erba
trova un meritato riposo, e ogni pensiero piano piano svanisce, i
miei occhi si chiudono e i ricordi del giorno appena sfumato svaniscono
,il resto rimane alle spalle, ora io posso addormentarmi sereno.
La luna illumina le sommità
degli alberi, quanta neve tutto intorno e il freddo pungente neanche
lo sento, la mia folta pelliccia mi tiene caldo e tutto è così
normale, i cristalli di ghiaccio portati dal vento colpiscono il mio muso
e mi solleticano il naso mentre socchiudo gli occhi per non rimanere accecato.
I movimenti del mio corpo sono
lenti come sono lente le ore che mi accompagnano in questa nottata, ma
infondo mi sono appena svegliato e poi non ho alcuna fretta, non ho nessuno
che mi tallona.
Le mie zampe affondano nella neve
fresca e l’andatura si fa pesante mi volto e guardo le tracce che lascio
lungo il cammino, non mi curo più di loro, ciò mi richiama
alla mente un tempo in cui ero terrorizzato dalla mia stessa ombra e la
solitudine mi faceva paura, ero sempre alla disperata ricerca del mio branco,
non ce la facevo proprio a rimanere solo.
L’isolamento a cui ero destinato
non mi dava pace, mi sembrava d’impazzire mi ricordo che piangevo per tanto
di quel tempo che la mattina mi ritrovavo intorpidito e bagnato dalla rugiada,
allo scoperto preda facile per uno che come me non vantava un’esperienza
di sopravvivenza di giorno e alla luce del sole
Il suo calore così seducente
mi faceva venire alla mente la mia mamma quando avvolto dal tepore della
nostra tana mi allattava mentre la tiepida luce dei suoi occhi mi fissava
e l’amore che emanava era così intenso proprio come il sole;
gioia e dolore di chi come me purtroppo vive solo di notte lontano dai
rischi.
Ora non ho più paura e star
solo è il giusto prezzo dell’immortalità, fa parte della
mia natura, la mia buona stella, come lo è la stellina dei cuccioli
che pigramente li guida verso la buia notte, la stessa notte che sotto
le stelle oppure sconvolta dalla bufera muta il mio corpo in spirito,
libera l’anima così che ora posso percepire tutto ciò che
mi circonda assegnando la giusta importanza a quelle cose che garantiscono
la mia sopravvivenza.
Sono i miei occhi che non osservano
più come quando ero piccolo ora posso vedere oltre, con la mente
dove lo sprovveduto si ferma e non c’è nulla che lo può interessare
convinto di saper tutto di quel mondo che gli ha donato la vita ma
cosi ostile e traditore per lui, allora rinnegato prende le distanze ,e
scappa sempre nella stessa direzione .
Davanti a me ora un immenso prato
autunnale ingiallito e in fondo una riga di alberi spogli e sopra gli alberi
nuvole, più in là ancora le montagne innevate e sopra un
cielo di un azzurro terso, inequivocabile l’arrivo dell’inverno anche
se sono sceso di quota non potrò’ sottrarmi al freddo arriva ogni
volta che le stelle si spostano e si collocano in un quadrante ben preciso.
Quante notti sono rimasto ad osservarle,
non riuscivo a capirne il significato ne l’importanza fino al giorno in
cui vidi un umano un vecchio con un cannocchiale le fissava da ore, e io
dietro di lui fino dove vorrà arrivare pensai, quando si accorse
della mia presenza ero talmente preso a guardare in alto che non mi accorsi
che si stava avvicinando, la sua curiosità era pari alla sua vulnerabilità,
i nostri occhi si incrociarono era una preda facile, improvvisamente
qualche cosa mi trattenne, il mio istinto mi diceva che da lui stavo imparando,
e infatti mi stava insegnando indicandomi con un dito dei punti precisi
nella volta buia.
Ricordo come adesso la sua mano
tremante, non nascondeva nessuna emozione, era forse lui un uomo con l’istinto
del lupo cosa lo spingeva a comunicare con un essere così diverso
da lui, con il dubbio che alla fine le sue parole trovassero solo spazio
nel vento, il vento sempre così indifferente alle emozioni solo
veicolo di trasporto delle stesse, ma al quale gli umani attribuiscono
poteri sopra naturali e invece a torto è una delle poche cose
assolutamente naturali che dalla notte dei tempi non è mai cambiata,
aiutante invisibile del predatore, stai sottovento…
L’umano con la sua bocca emetteva
dei suoni articolati ma allo stesso tempo melodiosi e appunto fu questa
melodia che mi permise di aprire la porta del suo cuore entrando nel suo
spirito dove l’unico linguaggio è il silenzio, un luogo dove
è possibile sovrapporre le nostre due esperienze di vita facendo
ambedue tesoro di questo connubio.
Questa esperienza segnò
per sempre il mio cammino , ora posso vedere senza usare gli occhi, annusare
l’aria che mi circonda senza usare il naso, sentire senza usare l’udito,
ora io entro nelle cose della vita nella materia e nello spirito
di cui sono composte , io sono la vita stessa e come tale io ne posseggo
la chiave di letture…
Solo foglie morte ovunque io guardi
solo foglie e scheletri d’albero riversi verso la terra sembra che stiano
piangendo e sicuramente è questo che stanno facendo, c’è
un cerbiatto ferito e loro non possono nasconderlo e ciò è
motivo di tristezza vorrebbero che il sole riscaldasse la terra come d’estate,
e con le loro fitte fronde garantire un riparo, ma io sfortunatamente per
lui avanzo con passi impietosi, e oramai ci sono è bastato una stretta
e la mia abilità mi assicura che il suo collo è reciso la
vita è cessata.
Ora di lui dopo il pasto non rimane
che la carcassa e gli amici corvi come osservatori eternamente presenti
sanno come onorarla perché nulla vada sprecato così che lo
spirito del cerbiatto possa proseguire la vita in noi facendoci dono della
sua prudenza e riserbo per tutto quello che rappresenta pericolo.
Il ritorno alla realtà non
è poi così diverso ed è sicuramente questo che segna
la fine, la fine della mia esistenza terrena, anni a imparare e ora vivo
in due dimensioni parallele dove le mie prede scappano ma allo stesso tempo
mi si avvicinano e mi dicono che il gioco della vita è finito ed
è ora di ricominciare da capo.
Ora devo insegnare, ma cosa posso
io insegnare, forse quello che ho imparato, ma cosa ho imparato.
Sopravvivere nel rispetto della
morte, quella stessa che a me ha dato la vita
Sempre lo stesso dilemma dov’è
l’uscita da questo rompicapo, e poi perché a me è stata data
l’opportunità di capire, cosa mi distingue da un altro animale del
bosco, no sicuramente non è la mia ferocia pari solo alla mia vulnerabilità,
ricordo ancora con rabbia quella volta che mi sono ferito la zampa sono
quasi morto di fame se non fosse per quell’incauto scoiattolo che cercava
un rifugio provvisorio dalla pioggia fredda del temporale estivo, ancora
oggi mi chiedo come ha potuto non vedere o captare la mia presenza sotto
quella vecchio pino cembro.
È difficile descrivere la
tristezza che in certi momenti mi prende e come un mantello grigio che
quando fa freddo mi riscalda ma visto da fuori è una desolazione
e non fa invidia a nessuno, a volte quando nevica mi lascio coprire dalla
stessa.
E nella mia rabbia vivo sapendo
che nulla succede per caso.
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