di Lucilla Celso
luandre@libero.it
Li vedo passare, sono tanti, tutti
clienti.
Arrivano e vanno via e a me rimangono
le domande che per riservatezza non posso fare. Che cosa fanno dove lavorano,
come vivono. Qualche tempo fa venne da me un uomo, sembrava triste, introverso.
Dava l’impressione di volersi nascondere. La sua impronta non doveva rimanere.
E’ uscito così come era
entrato, volatilizzato nel nulla senza dire che poche parole. Ma da dove
veniva, dove andava? Una cosa mi era rimasta impressa nella mente ed erano
i suoi tatuaggi, un po’ sbiaditi, artigianali, ed ebbi l’impressione di
essere di fronte ad un ex galeotto. Che cosa aveva fatto per essere stato
rinchiuso in una prigione? Era un assassino? Uno spacciatore? Uno stupratore?
La mia fantasia correva meno cose sapevo e più ne immaginavo. La
curiosità mi perseguitava. Un giorno lo incontrai di sfuggita per
strada. Mi accorsi subito di lui. Non mi vide, così presi a seguirlo.
Camminava con le mani affondate nelle tasche e lo sguardo rivolto verso
il basso, il suo passo era veloce e sicuro. Che cretinata avevo fatto.
Cominciavo ad avere paura, e se si fosse accorto di me? Ma che mi era saltato
in mente! Seguire uno sconosciuto. Strade, vicoli, si succedevano velocemente
fino a che non scomparve dentro ad un portone. Il silenzio assoluto sembrava
circondarmi, ascoltavo i battiti impazziti del mio cuore, era l’unico rumore
che mi giungeva. Che pazzia stavo facendo, la mia paura cresceva, ma ero
soprattutto
spaventata da me stessa da quell’impulso
irresistibile che stavo seguendo. Io una persona fin troppo normale, mi
improvvisavo... cosa? Detective? Ficcanaso!! Rimasi un attimo confusa,
non sapendo se continuare a seguirlo ancora. Aspettai un attimo e lo seguii
all’interno. L’atrio era buio, udii solo il rumore di una porta che sbatteva
poco lontano. Non mi restavano molte scelte, o aspettare, o tornare a casa
e riprendere la mia vita come se nulla fosse accaduto. Rimasi ad aspettare
qualcosa di sconosciuto mi spingeva a farlo. Mi appostai in un angolo in
ombra e attesi che lui uscisse di nuovo. Per tre lunghe ore rimasi al mio
posto a gelarmi, avevo visto uscire ed entrare in quel portone una decina
di persone, ma del mio uomo dei tatuaggi più nulla. Gelata intirizzita
annoiata a morte, non riuscivo a muovermi dalla mia postazione. Ero là
ferma in attesa che lui uscisse. Si stava facendo buio ormai, ed era improbabile
rivederlo, ma a pensarci bene una persona come lui avrebbe dovuto uscire
di notte. Perché chi era lui? Che ne sapevo io della persona che
si nascondeva dentro quell’uomo. Dei passi risuonarono all’interno ed una
persona stava per uscire... Eccolo. Incrociai per un attimo i suoi occhi
scuri come la pece. Quegli occhi nei quali mi perdevo, erano quegli stessi
occhi che mi avevano stregata a lui. Mi legavano ad un filo inscindibile
che mi costringeva a seguirlo. Per fortuna il mio nascondiglio nascosto
nell’ombra mi proteggeva alla sua
vista. Si guardò un attimo
intorno furtivo e riprese la direzione della mattina. E dietro come un
cagnolino appiccicoso, non potevo farne a meno. Ad un tratto il suo passo
si arrestò, corsi a nascondermi come meglio potevo, spiai le sue
mosse, e lo vidi tornare indietro, mi appiattii contro
il muro nella speranza che non
mi vedesse, che non riuscisse a scorgermi, ormai non osavo più nemmeno
guardare quello che faceva. Una mano mi strinse l’avambraccio come una
morsa, mi strattonò fino al centro del vicolo. - Che cosa vuoi da
me, perché mi segui? Chi sei?- Al mio silenzio la sua rabbia si
sfogò sulla mia pelle, la sua stretta si era fatta insopportabile,
il dolore mi fece salire le lacrime agli occhi, ma lo guardai e sprofondai
ancora in quel nero che mi aveva costretto a quella pazzia. La sua voce
era un sibilo, per un attimo lessi sorpresa nel suo sguardo, non riuscivo
a smettere di fissare quel lago nero. Non riuscii a pronunciare una sola
parola e questo accresceva la sua ira. Stanco di quel gioco la sua voce
riprese in un sussurro minaccioso - Non ti provare a seguirmi ancora o
saranno guai per te...- Fu tutto quello che disse, poi rapido riprese il
suo camino. Rimasi ad osservalo allontanarsi, ascoltai i suoi passi portarlo
via... Non l’avrei rivisto mai più.
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