QUANDO CROLLA LA CASA DEI SOGNI![]()
di Filippo Messina
flime@iol.it
La casa degli Usher
crolla due volte, e in entrambi casi, il frastuono è assordante.
Il primo crollo avviene a metà del XIX
secolo. Architetto della dimora e suo distruttore è Edgar
Allan Poe, autore di una vicenda angosciosa
che impose il nome Usher come prototipo di tutte le abitazioni maledette
sorte successivamente in tante storie del terrore. La seconda è
nel 1950, anno della pubblicazione di Cronache marziane. A edificarla,
stavolta, è lo scrittore Ray Bradbury
e teatro dello spaventoso crollo non è una brumosa regione statunitense,
ma il pianeta Marte.
Bradbury è quel che comunemente viene
definito un autore di genere. Nella sua produzione spiccano racconti che
si ascrivono alla fantascienza e alla narrativa di spavento. E' cresciuto
durante la Grande Depressione americana, nutrendosi di letteratura fantastica
e collaborando con riviste specializzate in Science Fiction. Ne ha fondato
una, "Futuria Fantasia",
e pubblicato racconti sulla celebre Weird
Tales. Il suo romanzo Fahrenheit 451, grazie
anche alla fortunata lettura cinematografica di Fraçoise
Truffaut, fa il giro del mondo e diventa un
piccolo classico. Ma il suo incubo privato, cioè il terrore che
la lettura dei libri e quindi la fantasia, venga perseguitata come un reato,
lo rappresenta per la prima volta in Usher II, un capitolo di quello strano
e straordinario libro che è Cronache marziane.
Il racconto parte da un'ipotesi estrema: non
si deve parlare di ciò che non esiste. I libri non devono contenere
altro che riferimenti a fatti storici, scientificamente documentati. Tutto
ciò che è fantasia è messo al bando. I libri fantastici
bruciati, i miti disconosciuti. Persino le fiabe dell'infanzia finiscono
sul rogo. Su Marte, però, un uomo chiamato William Stendahl sta
usando le sue risorse personali per erigere un monumento ai sogni esiliati
dalla terra. Una nuova casa Usher, rifugio dei fantasmi letterari di Poe
e di tutte le altre creature di fantasia divenute fuorilegge. Si tratta
di sofisticati robot, la casa è un labirinto di citazioni letterarie,
e la rivincita dell'immaginario sull'ottuso raziocinio delle autorità
sarà terribile.
Negli ultimi anni si è andata facendo
strada una diversa concezione del racconto di fantascienza. Sempre più
spesso si sente parlare di "fantascienza razionale", cioè di storie
basate su solide fondamenta scientifiche, ispirate dalla cibernetica o
dalla biochimica. Ne è un esempio Michael
Crichton, l'autore di Andromeda, che scrive
i suoi romanzi senza mai dimenticare d'essersi laureato in medicina. Sembra
non esserci più posto nel nostro immaginario per viaggi spaziali
e omini verdi. Tanto più che oggi sappiamo che il pianeta rosso
è disabitato. E' curioso come Ray Bradbury
avesse previsto questa tendenza già negli anni cinquanta, contrapponendole
il trionfo della fantasia assoluta. Si direbbe che Bradbury tema d'essere
giudicato un sognatore. Per questo contrattacca, descrivendo un realismo
aberrato che si traduce nel liberticidio. Il suo è anche un atto
d'amore nei confronti di un genere narrativo, quello fantastico, spesso
bistrattato dalla letteratura ufficiale. Ma è proprio con Cronache
marziane che Bradbury varca il confine e infonde al racconto di Science
Fiction la nobiltà della narrativa utopistica.
Che razza di libro è questo? Forse una
sola risposta non basta. E' un libro di fantascienza, giacché descrive
astronavi, altri mondi, alieni, macchine avveniristiche, automi e paesaggi
distorti. E' un romanzo sociale, che dà voce a svariati campioni
di un'umanità posta dinanzi all'ennesima grande scoperta: un altro
mondo abitabile. Al popolo dei neri, che vedono nel pianeta colonizzato
una sorta di terra promessa dando inizio a un esodo dalle alte conseguenze
morali. All'uomo medio, impegnato nella ricerca di un ambiente favorevole
alle proprie aspirazioni. Al religioso, alle prese con un dilemma mistico
che potrebbe sopraffare la sua fede. E' un libro ricco di spunti, che sfiora
la commedia e nell'amaro finale diventa un'allegoria politica sulla guerra,
sull'ecologia, sulle utopie spezzate. "La guerra ti passa accanto, vede
il suo alimento, si contrae su se stessa; e un attimo dopo... la Terra
non c'è più" dice il padre che guida la sua famiglia su Marte
per "una gita d'un milione di anni".
Cronache marziane è un grande libro. L'atmosfera
fantascientifica dell'inizio sfuma a mano a mano che la narrazione va avanti.
Per il lettore è come assistere a una curiosa alchimia letteraria.
Pagina dopo pagina, i numerosi cliché della fantascienza si trasfigurano,
mutano e si trasformano in fantasia pura, libera dagli schemi di una facile
classificazione. Calcando la mano sulle caratteristiche del genere, Bradbury
è riuscito ad azzerarlo. Ha acciuffato per i capelli un gruppo di
personaggi emblematici, li ha sradicati dal loro habitat tradizionale e
li ha scagliati su un pianeta remoto. Dapprima ostile, poi a loro completa
disposizione. Da abile burattinaio, ha riscritto la storia dei padri pellegrini
e ha prodotto una grande metafora sul modo di vivere degli esseri umani.
Cronache marziane è una parabola sulle
molte conquiste dell'uomo. Un essere capace di creare e subito dopo distruggere.
Come Casa Usher sorge solo per crollare, sembra dirci Bradbury, così
i mille sogni di uomini e donne emigrati su Marte vengono spazzati via
dall'insensata guerra terrestre. Si potrà sempre ricominciare, ma
per farlo saranno necessari altri sogni. Per questo i libri, anche quelli
che possono sembrare i più sciocchi, vanno gelosamente custoditi.
L'apocalisse culturale immaginata da Bradbury s'è purtroppo avverata
più volte. Là dove forze politiche deviate hanno assunto
con la forza il controllo d'un paese, molte pubblicazioni sono state realmente
sequestrate e arse. Esistono molti tipi di sogni. Non quanti i generi letterari.
Molti di più. Quando questi si condensano in parole possono essere
condivisi tra più uomini. A seconda della loro natura, pertanto,
possono suscitare clamore e, per alcuni, diventare pericolosi. Cronache
marziane ci spiega che la fantasia va comunque rispettata. Quando tutto
sarà crollato, essa ci conforterà fornendoci gli strumenti
per ricominciare daccapo. Perché a volte sono i sogni, e soltanto
loro, a modellare la realtà.
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