LA VITA, LA MORTE, L'AMORE  


di Chiara Baldini
b.chiara@tin.it

Ad attirare la mia attenzione, immerso tra gli innumerevoli scaffali della Feltrinelli, fu una copertina gialla con nel riquadro centrale una fotografia: una panchina vuota immersa tra le foglie di quella che credo la stagione più suggestiva dell'anno, nulla togliendo alle altre: l'autunno. Un tappeto di foglie infuocate, illuminate da una frasca di rami con altre invece completamente radiose. Lessi, forse per il profondo rispetto che ho di qualunque persona che si accinge a scrivere un libro, più volte il nome dello scrittore. Americano: Mitch Albom. Sotto, a caratteri più grande il titolo. Chiaro, concreto, semplice: I miei martedì col professore. Ma, non era finita qui, perché sulla parte inferiore, prima della casa editrice Rizzoli, una frase... la più profonda che forse abbia realmente scosso il mio cuore. La lezione più grande: la vita, la morte, l'amore.
Potrei riportare qui tutto l'intero libro per la difficoltà di sceglierne dei passi, che sottilmente ho sentito miei tracciando una lieve linea a matita, ma non mi è concesso. Potrei anche riportare qui il motivo per cui questo libro di un'unicità infinita si trova da ormai un anno sulla mia scrivania dove scrivo, lavoro, leggo, invece di inserirsi con gli innumerevoli altri libri che giacciono sugli scaffali della libreria. No, questo libro che non è un romanzo ma un vero, concreto scorcio di vita, sta qui e quasi ogni giorno le mie dita si ritrovano libere di sfogliarlo... Avanti ed indietro.... E quasi ogni giorno, ha il potere di donarmi sempre qualcosa che mi spinge a vivere, senza chiedere niente in cambio. Perché è di questo che parla, o meglio che l'autore stesso, protagonista, racconta attraverso la sua esperienza di vita. Un'esperienza tra le più dolorose, se il dolore si può misurare; un'esperienza che come ha cambiato la sua vita, con il decidere di viverla, potrebbe mutarla a tutti coloro che leggeranno le prime righe, senza poi riuscire a fermarsi.
***Come ogni libro si rispetti, però, ho il desiderio non di riassumerlo ma di scaturire con mie parole, il sapore dolce-amaro che è in grado di lasciare in chi lo leggerà.
Il protagonista Mitch Albom invece di buttare giù una tesi scientifica o matematica, tramite la scadenza di ogni martedì, col suo professore Morrie Schwartz stila l'elenco di argomentazioni alquanto insolite: la morte, la paura, la vecchiaia, l'avidità, il matrimonio, la famiglia, la società, il perdono... Non equazioni con un risultati ben precisi, non ricerche scientifiche che strappassero il suo professore da una morte che lo stava logorando lentamente per una malattia denominata ALS, sclerosi laterale amiotrofica, malattia degenerativa del sistema neurologico.
Vista così, ci si aspetterebbe pagine e pagine intrise di quella drammaticità che è parte integrante dell'esistenza e che, in forma minore o più o meno simile, colpisce l'umanità. Invece no, e la sostanza che sgorga è proprio il tema della tesi di laurea, suggerita dal professore al giovane uomo, in procinto di tuffarsi in quella vita che, dopo anni, lo fa indietreggiare nel tempo alla ricerca di chi li aveva trasmesso il valore di esserci o di esserci stati. Ripercorrendo, alla luce dell'esperienza, successi, insuccessi, nella professione che credeva lo rendesse grande con la fama e che invece si era scoperto piccolo di fronte alla grandezza dei sentimenti e di quelle emozioni, rimaste segregate troppo in profondità. Per paura, per vigliaccheria, per il trovarsi davanti la vita, come la morte. Come poi gli era successo. Cambiandolo per sempre.
Perciò non un romanzo con una trama più o meno articolata ma una narrazione soggettiva che non fa capo alla fantasia, alla capacità narrativa ma che rispetta "solo" quello che lo scrittore ha vissuto. Non ci sono riportati, se non in minima parte, movimenti fisici ma interiori, viaggiando all'interno dell'anima di ognuno, di quei sentimenti che ci fanno amare o odiare, di quelle interrogazioni che non ci vengono poste sui banchi di scuola, formandoci, ma su quelli della vita che per trovare risposte non ci sono libri didattici ma solo il viverla senza la certezza di trovarne. Dei innumerevoli pensieri che la matita ha sottolineato sulla carta e il loro messaggio ora sottolineato dentro di me, per concludere, ne ho scelto due:
" Lasciati sommergere dall'emozione. Non ti farà del male. Se la lasci entrare la paura, se la indossi come una seconda pelle, allora potrai dire a te stesso: - Ecco, è solo paura, non devo lasciarle il controllo. La vedo per ciò che è tutto qui -"
" La stessa cosa per la solitudine: ti lasci andare, fai scorrere le lacrime, la senti fin nel profondo... però alla fine sei in grado di dire: - lo riconosco, è stato un mio momento di solitudine. Non ho paura di sentirmi solo, ma ora metto la solitudine da parte e so che al mondo ci sono altre emozioni e che proverò anche quelle....-"
"Fa' il genere di cose che ti vengono dal cuore. Quando le farai, non ne resterai insoddisfatto, non sarai invidioso; non desidererai le cose altrui. Al contrario, sarai sommerso da quel che ti verrà in cambio."

  I N D I C E



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Pagina pubblicata nel mese di dicembre 1999
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