La sveglia

di Roberto Tosato
robertot@sisted.it
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La tenue luce della lampada si spense allo scatto del  timer e  Luca  rimase  alla ancor più tenue luce di sicurezza.   Prese il foglio di carta politenata dal  piano dell’ingranditore e lo fece scivolare  nell’acido, agitò leggermente la bacinella  osservando  l’acido  muoversi  nella  vaschetta   con  delle  piccole  onde che la percorrevano per poi tornare indietro. Girò il foglio dall’altro lato, e con la punta  gommata  della   pinza  di acciaio  picchiettò  sopra di esso,  in  maniera da muovere nuovamente l’acido, ed infine osservò  l’immagine  apparire come dal nulla. Luca aveva compiuto questa magia migliaia e decine di migliaia di  volte, ma lo stupore all’apparire dell’immagine si  ripeteva ogni  volta, ed  ogni  volta ,  per un  attimo,  faceva  volare la sua fantasia ai tempi  dei  druidi e delle notti    d’incantesimo. Osservò accuratamente i neri diventare scuri  e decisi, i bianchi  rimanere tali, ed infine immerse il foglio nella vaschetta del  fissaggio. Aspettò qualche minuto e poi la mise nel lavello per il risciacquo.
I suoi occhi  erano stanchi  della fioca luce giallo/verde e un   leggero borbottio allo  stomaco gli fece notare  che doveva essere oramai l’ora di cena.
Faceva caldo nella camera oscura.    Uscì e si vestì con una maglietta di cotone ed  un paio di  calzoni corti,  infilò malamente  il  suo paio  di  sandali e con  la stessa  sciatteria decise che avrebbe messo ad asciugare le stampe al suo ritorno.
Era  una  bella  serata  estiva,  una  di  quelle  serate  rare,  in  cui non fa caldo e neppure freddo, e la mente, libera dall’afa e dall’affanno estivo, può concedersi   lo svago di seguire il volo di una rondine, o meglio ancora per Luca, di ascoltare il suo  garrire.
Pensava Luca che forse  anche Icaro era stato conquistato  dal   bel  volo delle  rondini  e forse  proprio questo  lo   spinse alla raccolta delle piume e della cera necessari per  la realizzazione  del  suo  sogno alato.
Lasciò aperta la finestra per  assicurarsi  di  trovare  la  stanza  fresca al suo rientro, poi scese le scale, prese  la  sua   borsa  dall’appendiabiti  posto all’ingresso ed usci’ chiudendo il  portone lentamente,   facendo  scattare  la  serratura quasi  con un soffio: odiava lo  sbattere delle porte e  degli  oggetti  ed ancor  più il ciarlare ad alta voce.
Luca  si  avviò per le strade del vecchio  borgo e giunse  all’antica osteria, che  per la verità non distava molto da  casa  sua,  ed  entrò  nel  locale quasi  vuoto data l’ora  non  ancora  tarda.  Non aveva una gran fame, cosi  decise di  ordinare della  piada , formaggio, del  sangiovese  e  qualche  cipollotto  da  intingere  nell’olio con  un po' di sale.
Mangiò lentamente,  ordinò  dell’ altro  vino  e  poi, quando  vide che i tavoli erano quasi tutti occupati ed il brusio era diventato fastidioso, pagò ed usci’ a passeggiare  un  po' per il borgo,  prima di rientrare a casa .
Il cielo era di quel bel colore che precede di un attimo l'oscurità, ed i lampioni erano già accesi,  ma  senza  dare ancora quella luce intensa  che fende il buio; quasi  come  se fossero solo una  decorazione serale del paese, ed era piacevole per    lui  camminare    senza  una   meta  precisa   e  guardare  la    gente    che,  approfittando   della  bella  serata,  passeggiava ed affollava  le antiche  vie  del paese.
Non lontano da li’ era il portico dei pittori e ci arrivò in pochi minuti,  talvolta ci si fermava  prima di rientrare a casa. Non li  conosceva  personalmente i pittori, ma trovava  piacevole stare ad osservarli, con discrezione ed in disparte, per  qualche  attimo, durante il loro lavoro.
Sotto  il  portico, un  po'  nascosto,  nell’angolo  cieco  alla sinistra,  erano  due cavalletti con due grosse tele.  Il pittore,  un tipo schivo, indossava dei sandali e dei calzini rossi e   si  dava  un  gran  da fare  intorno alla  prima di queste  tele,  su cui aveva abbozzato una fetta di cocomero con la buccia blu.
Con la mano destra lavorava  alla tela e con  la  sinistra  reggeva  una  fetta che   faceva  a lui  da modello  e che lui  saltuariamente onorava  dandole un  morso;  ogni  tanto poi  l’avvicinava  alla tela  per vederne la somiglianza con il proprio dipinto che procedeva per la verità molto lentamente.
La seconda tela invece rapi’ l’occhio di Luca.  Al vederla rimase esterrefatto.       Rappresentava qualcosa che aveva visto e non avrebbe mai immaginato di  ritrovare ora,  cosi’  improvvisamente, a riportargli alla mente  dei ricordi lontani.       Su questa tela era dipinto un cassettone posto in fondo ad una stanza,  su  un disegno  regolare di mattonelle bianche e marroni.    Sul  cassettone  era  posta una grossa sveglia che segnava un’ora che Luca ben conosceva. Anche il cassettone lo conosceva.    Come pure  conosceva anche la sveglia .             E  conosceva  anche  il  campo  regolare  di  mattonelle sul  pavimento  le quali  prospetticamente conducevano  lo sguardo  in  fondo  alla  stanza fino al cassettone e quest’ultimo poi lo faceva  alzare ed infine soffermare sulla sveglia.
 Rimase senza  fiato,  improvvisamente la sua mente  era  tornata   indietro   di trent’anni , era tornata  al giorno  in cui  aveva  conosciuto  Bianca.
Era un pomeriggio della prima estate e lui,  ancora studente  in matematica  al biennio, viveva in un malandato bilocale da solo,   in una casa  dagli  intonaci  bianchi  di  calce  e  dalla  grosse  mattonelle  quadrate  sul  pavimento  che  lo facevano sembrare una     scacchiera.                  Bianca era venuta  a trovarlo e loro, con l’innocenza che solo l’emozione della  prima volta concede, si  erano conosciuti.
Bianca era diventata donna.
Nell’afa del  tardo  pomeriggio  Bianca  giaceva   accanto  a  lui  con  la   testa appoggiata sul  suo petto mentre lui  aveva  lo sguardo che  fissava la sveglia in fondo la stanza. Ogni  tanto  abbassava lo sguardo sulla testa di lei e poi seguiva  la sua schiena  fino  ai bei glutei  sodi  e dalla  pelle tesa;  ed  allora lei lo guardava e gli porgeva  un sorriso fatto con gli occhi, Luca la baciava  sulla  fronte e poi  guardava   nuovamente   la  sveglia ,  sul  cassettone.     Pareva che potesse prenderla  prospetticamente con i suoi piedi e cosi’   aveva   provato  a  riportare indietro la  lancetta  delle ore con  un movimento dell’alluce del piede sinistro. Aveva steso la gamba ed il piede e con l’alluce posto prospetticamente  sulla  lancetta  che  segnava   le ore  aveva  cercato  di  portarla  indietro,  nel disperato tentativo di  ritrovare  il  tempo che era già passato.
Luca aveva aggrottato la fronte  e  pensava  come  i  loro  destini  fossero    ora indissolubilmente uniti. Per lo meno idealmente  lo erano, a parer suo. Qualunque  cosa   fosse  successa , Luca  sarebbe  stato  per sempre l’uomo che  l’aveva   fatta  diventare  una donna, e  Luca   sentiva  dentro  di  se  il   proprio  ego gonfiarsi e poi parimenti  un’immensa tenerezza per Bianca.  Aveva voglia di stringerla e tenerla vicina  per  sempre  e  poi baciarla   e stringerla di  nuovo  e  strofinare  la  propria guancia sulla sua fronte., sentendo  i suoi  capelli  sulla pelle.         Bianca lo guardava chiedendosi il perchè di quello sguardo serio di Luca che fissava la sveglia, quasi a  fermare il tempo o forse solo ad imprimere un evento nella memoria.    Non sentiva forse Bianca il forte orgoglio di Luca e nello stesso tempo il senso  di  “definitivo” che per Luca aveva significato quel pomeriggio?
Evidentemente no.

***
Quel quadro aveva fatto rivivere a Luca l’emozione del ricordo.
Ora  Bianca  non  c’era  più nella  vita di Luca, era scomparsa nei tentacoli del mondo e lui aveva continuato i suoi  ripetitivi gesti al buio, da mago  acchiappa immagini, e  continuava  a  stupirsi   per   lo  stesso  evento   che puntualmente seguiva quei suoi gesti .
Il   pittore   aveva  smesso  di   dipingere  il   suo   cocomero  dalla  buccia  blu.
Aveva finito di mangiare la prima fetta di cocomero e probabilmente   anche la seconda  fetta e addirittura la terza, e con  la  quarta  fetta in mano, reggendola , la guardava e poi guardava la sua tela e poi  guardava Luca che sembrava perso nel tempo e nell’immagine sulla sua tela. Si chiedeva, evidentemente. cosa mai avesse quella sveglia  da interessare cosi’ intensamente quel signore dai  capelli brizzolati e dallo sguardo perso ed inespressivo.

Gli si avvicinò, gli toccò  appena il braccio e gli chiese “vuole una fetta di cocomero”?



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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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