La prima volta

Di Andrea Franco
andreafranco@inwind.it


Era il primo giorno d’autunno, la stagione che preferivo.
Chiara lo sapeva e quella consapevolezza l’aveva indotta a pensarmi. E’ facile dimenticare una persona, quando non la vedi da un po’ di tempo, ma poi qualche piccola cosa fa tornare a galla il tuo ricordo e…all’improvviso sei di nuovo lì.
La cosa la turbò. Lo sapevo, non poteva nascondermi nulla. La conoscevo meglio di quanto lei conoscesse se stessa.
E’ un bel po’ che non pensavo a lui, si disse.
E’ una ragazza dolce, fragile. Mi dispiace essere costretto a starle lontano, ma proprio non posso farci nulla. Ma lei qualcosa per me poteva farlo. Era difficile, lo so, ma prima o poi si sarebbe decisa. Era una cosa che la impauriva. Preferiva tenermi in un angolo buio della sua mente piuttosto che soffocare la sua sensibilità in una malvagia consapevolezza.
Io l’amavo molto. No, scusate. E’ inutile mentire. L’amo ancora, più di prima, se possibile. Dovrei essere felice, perché come lessi una volta in un romanzo di Umberto Eco, “l’essenza dell’amore non è d’essere amati, ma d’essere amanti“.
Gran belle parole. A quel tempo sospirai e mi dissi: è vero, è proprio così.
Ora non ne sono più tanto sicuro.
E’ un po’ che non leggo, proprio non posso. Pensare è tutt’altra cosa però. Nessuno riuscirà mai a impedirmelo. Chiara lo sapeva. Tutti lo sapevano. Nessuno però lo diceva, tanto la cosa era ovvia.
Chiara si fece una doccia fredda. Doveva scuotersi. Era Domenica e non aveva niente da fare, nulla con cui distrarsi da quei pensieri improvvisi che tanto la infastidivano.
Avrebbe potuto scrivere delle poesie, ma sapeva che sarebbero state cupe, angoscianti. E poi nei giorni a seguire sarebbero state lì a ricordarle di quella giornata colma di pensieri da cestinare.
Dopo al doccia si preparò con calma, poi accese lo stereo e provò ad ascoltare un po’ di musica classica.
Mozart. Era rilassante, positivo. Forse l’avrebbe aiutata.
Si scosse dopo venti minuti. Era inutile. Si era ingabbiata nei suoi pensieri e aveva lasciato scivolare via le melodie della sinfonia n°40.
Chiuse le mani a coppa sul viso, piegandosi sulle gambe e pianse in silenzio. Sapeva che forse c’era un modo per esorcizzare quei suoi turbamenti, ma l’idea era terrificante. Non l’aveva mai fatto prima d’ora.
Era la prima volta. Un po’ come perdere la verginità, ma solo con le paure, senza nemmeno una piccola gioia.
Anche io mi sentivo impaurito. Dopotutto anche per me lo era, la prima volta.
Sapevamo entrambi che sarebbe successo prima o poi. Io ero abbastanza pronto. Avevo avuto molto tempo per prepararmi. Aspettavo con ansia.
Quando alzò il viso, rigato di pianto, capii che stava per succedere. La sentii mormorare qualcosa senza capire. Sussurrava il suo terrore, mentre cercava di controllare il tremolio delle sue gambe. Prese la borsetta, si pulì il volto e uscì di casa.
Mentre chiudeva la porta di casa la sentii ancora mormorare e questa volta mi sembrò di capire quello che diceva.
La prima volta…
E’ la prima volta…

Stava seduta su una fredda panchina di marmo e mi guardava.
Era silenziosa, ma sentivo quello che aveva nel cuore. No, non sono un sensitivo. Semplicemente glielo leggevo sul volto. Era pentita. Avrebbe dovuto farlo prima. Tanto tempo prima, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Continuava a volersi negare l’evidenza, come un bambino che rifiuta di credere che babbo natale non esiste, quando a scuola i compagni lo prendono in giro. E pianse, proprio come piangono i bambini, con singhiozzi rumorosi.
Distolse lo sguardo e si guardò attorno, ma nessuno sembrava interessarsi al suo dolore. E allora tornò a guardarmi, piangendo in silenzio, questa volta.
Anche io mi sentivo commosso, ma proprio non sapevo come aiutarla. Niente da dire. Niente da fare. Era sola e in quel momento mi stordì la consapevolezza del dolore che portavo in lei. Non era giusto. Cosa avevo fatto per meritare questo peso?
Io l’amavo.
Lei mi amava.
Eppure il nostro amore impediva ora la sua felicità.
E’ incredibile. Avrei voluto poter distruggere il mio ricordo in un attimo. Come potevo cancellarmi dalla sua mente? Come?
Ma lei avrebbe voluto barattare la felicità con il mio ricordo?
Questo davvero non lo sapevo. Era la prima volta che me lo chiedevo.
La prima volta.
Aprì la borsetta e tirò fuori un foglio stracciato. Lo riconobbi subito. L’ultima poesia che le avevo scritto. La lesse, trattenendo a stento nuove lacrime.

Un solo istante di conoscenza suprema
Illuminerebbe il mio sapere incommensurabilmente.
Un bagliore del tuo amore
Percepito per la durata di un battere di ciglia
Rasserenerebbe il mio animo
Riscaldandolo con una fiamma eterna.
Mi è impossibile
Descrivere le emozioni che nascono in me
Dalla consapevolezza di vivere al tuo fianco.
Con amore .

Ripose il foglio dove l’aveva preso e con esso mise via anche la mia foto.
Non piangeva più. Ormai era lì. Era inutile attendere oltre. Sapeva che doveva farlo, me lo doveva. Ce lo doveva, a entrambi.
Attese solo ancora qualche minuto. Non era più perseguitata da pensieri cupi. Ora che lo stava per fare si sentiva più tranquilla.
Sorrise, asciugandosi l’ultima lacrima.
Uscendo di casa aveva preso una strada qualunque, senza preoccuparsi di nulla.
Bè, si disse, almeno non ho allungato molto. Quando voleva sapeva essere ironica anche lei, glielo dicevo spesso. Non mi credeva però.
Si incamminò a passo deciso lungo la strada. C’erano poche persone in giro, anche se era una bella giornata. Lei di solito è un tipo freddoloso, come posso dimenticarmi questo, ma è ugualmente vestita in modo leggero, come piace a me.
Cominciavo a sentirmi nervoso.
La prima volta… la prima volta… Oh mio Dio, che emozione. Comincio davvero a capirla. Per lei deve essere veramente stressante.
Povero amore mio. Perdonami se ti faccio soffrire.
Eccola. E’ arrivata, mi dissi.
Prima di avvicinarsi al cancello si fermò un attimo.
Respirò a fondo, cercando di controllare il battito del cuore. Alcune persone le passarono a fianco, guardandola curiosi, lì ferma a dieci metri dal cancello.
Poi finalmente si decise e avanzò a passi lunghi. Si fermò solo un’altra volta, per guardare il tetro cartello sul muro di cinta, che a lettere sbiadite diceva: “Cimitero di Ostia Antica”.
Poi superò il vecchio cancello e per la prima volta venne a trovarmi.
 


INDICE


Il racconto vi è piaciuto? Inviatelo ad un amico!

Esprimete la vostra opinione sul racconto
Indirizzo E-Mail: 
Questo racconto mi è piaciuto:  Per nulla Poco Molto Moltissimo 
Voi siete:  Un lettore occasionale Un lettore abituale Non risponde 
Commenti: 
Visualizza le preferenze dei lettori


Per partecipare al nostro "Angolo della Poesia" è sufficiente compilare il modulo di adesione alla nostra rubrica e quindi potrete inviarci i vostri scritti. Scopo della rubrica è anche quello di dare la possibilità a nuovi autori di farsi conoscere al grande pubblico.
Le vostre opere saranno pubblicate appena possibile.
A vostra disposizione, otto forum: sulla poesia, la musica, l'arte, il teatro, il cinema (con le recensioni dei film), il mondo di Internet, la nostra società... 
Partecipate ad uno dei nostri romanzi interattivi ed ipertestuali scritti a più mani!
Visitate la nostra raccolta di gif animate  dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose risorse grafiche per dare un tocco di originalità alle vostre pagine.
Visitate la nostra raccolta di sfondi  dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose background per abbellire le vostre pagine.
Scaricate dalla nostra Area Multimedia  i file midi per associare dei motivi musicali alle vostre pagine web.

Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
inizio pagina radice home page pannello comandi
finestra
Spedite le vostre poesie a: staff1@calypso.it