IL SOGNO

di Roberto Tosato
robertot@sisted.it
http://www.roberto.sisted.it

Mi sono alzato presto, come tutte le mattine.
E’ un orologio biologico che ho messo a punto con tanta pazienza: alzarsi all’ora che si vuole senza bisogno di sveglie e cose simili. La scimmietta dorme. Vado a guardarlo di la’ , ci vedo una bellezza ineguagliabile, mi fa tenerezza, gli accarezzo i capelli. Lo faccio con leggerezza,   attento a non svegliarlo,   magari sta sognando il suo coniglio di pezza e non voglio interromperlo. Mi stringe il cuore. Continuo a pensare quanto ancora possa fare per lui, ma non arrivo a capo di niente.

Ho indossato la tuta e un paio di scarpe da ginnastica. Scarpe che tutto hanno fatto, tranne che la ginnastica. La ginnastica l’ho sempre fatta a piedi nudi e con il ruvido cotone del karategi a strofinare la pelle. Era un tokai-do. Chissa’ perche’ mi tornano
in mente queste cose, proprio ora. Forse solamente perche’ la tuta mi sembra banale. Il karategi invece rappresentava una corazza, un simbolo. Lasciavo i miei pensieri quando lo indossavo, per poi riprenderli quando lo “smettevo”. La tuta no, e’ volgare, o perlomeno cosi’ la sento addosso alla mia persona.

La giornata e’ primaverile ma brutta. Una luce diafana, filtrata dalla coltre omogenea delle nubi grigie. Nubi noiose, senza forme da indovinare, da immaginare e su cui fantasticare. Da bambino ci riconoscevo gli animali che avevo visto disegnati sui libri; poi quando ero un po’ piu’ grande cercavo di osservare il movimento delle nubi ed il loro cambiare di forma. Il vento le plasmava, ci giocava assieme,  le faceva divertire, le dissolveva ed ecco subito un’altra nube portatrice di un sogno che arrivava e che in maniera effimera scorrazzava  sul campo azzurro intenso per poi dissolversi nel tutto.  Oggi no, oggi e’ solo grigio.

Fa un po’ freddo, ma non ha importanza.
E’ meglio che vada a piedi, la campagna e’ bella, il verde e’ stato pulito e lavato  dall’acquazzone notturno.   Ci sono gia’ dei papaveri nei campi. Mi scopro a pensare che cosa ne avrebbe fatto un pittore  impressionista di questo campo verde brillante che fa bella mostra di se’. Sono odori forti quelli che sento.  L’erba umida mi porta l’odore della campagna. Mi sembra quasi che le nuvole cosi basse ovattino anche i rumori. Cammino nel silenzio. Ma sara’ silenzio poi?
Ci sono i mille rumori dei proprietari delle querce, del torrente che passa gonfio,
e che coraggiosamente salta giu,’ in una rumorosa cascata. Un bel suono allegro, mai uguale, meditativo. Quanto tempo ho passato su quel masso ad ascoltare la cascata! Ogni tanto un “clock!” di qualche trota che salta, ma ci sta bene sulla
rappresentazione musicale del torrente.
Un rumore improvviso mi spaventa, ma forse e’ piu’ spaventato il chiassoso animaletto che lo ha prodotto. Sorrido dopo il breve brivido del sussulto.

Cammino guardando per terra. Sento la campagna con le nari e le orecchie.
L’universo e’ suono, forse proprio per questo cerco di ascoltare il silenzio.
Guardo per terra e vedo la lanugine dei pioppi, so allora che i pioppi sono bianchi.
Non sara’ necessario alzare lo sguardo.
Cammino, e’ piuttosto presto e  credo che dormano tutti , in giro non c’e’ nessuno.
Bene, meglio cosi’. Cammino allora nei miei pensieri.
Tornano alla mente ricordi di serate sotto le stelle a parlare con gli amici dei
“massimi” sistemi. Follemente ripenso all’equazione universale.
Un’equazione tale da descrivere tutto: anche perche’ sto camminando, pensando ed odorando. Una vera follia. Conoscerla sarebbe come conoscere Dio.
Ogni tanto ci penso se possa esistere o meno tale mostro.
Il rumori dei miei passi sulla strada sterrata sono attutiti, e sento alle mie spalle
il ritmo regolare degli zoccoli di un quadrupede.  Mi volto.
Sono tre, invece. Il primo e’ un cavallo con le gambe corte. Mi passa accanto e
osservo la sua pelle rovinata e che fa sangue, anche la coda non e’ un granche’.
Un cavallo decisamente non dotato in bellezza.
Il secondo e’ bello, quasi bianco, slanciato.
Peccato che gli abbiano messo delle briglie colore verde pisello: fosforescenti.
Non riesco a capire la motivazione di quel colore: carnevale e’ passato da un po’
e non credo che siano adatte per il passeggio notturno. In tal caso sarebbe meglio dotare  l’animale di catarin frangenti su glutei ed orecchi. Del cavaliere non parliamone. D’altra parte uno che maschera cosi il “suo” cavallo non puo’ di certo avere un gran gusto. Il terzo e’ un cavaliere di tutto punto: giovane, 13 o 14 anni, non di piu’. Passa ritmando con i glutei il passo del cavallo. Un professionista in erba. Pantaloni e stivali rigorosamente da cavallerizzo, caschetto:  tipo “mountain bike”. Credo che crescendo anche lui mettera’ al suo cavallo le briglie fosforescenti.
Gia’, quel caschetto lo ha tradito, mi pareva un professionista…….forse lo e’ ….
ma lo stile … quello non e’ acqua, non si compera. Poveri cavalli.
- “buon giorno”
- “buon giorno”
Faccio un sorriso da pesce lesso e cosi’ posso continuare nei pensieri. Mancano ancora 4 chilometri. L’ho studiata bene, prendendo i sentieri giusti arrivero’ alla meta senza toccare l’asfalto. Passero’ in mezzo a quel campo. Il sentiero e’ interrotto da una specie di “rivo” simbolico. Lo definirei piu’ che altro la scolatura del campo sovrastante che giace in pendenza. Pero’ questo “rivo” una dignita’ tutta sua l’ha, l’ho sempre ammirato. Nonostante tutto regge ed e’ sempre li’, piu’ di tanti altri suoi colleghi torrenti, che magari hanno la dignita’ di un nome e pesci come inquilini e poi nella calura estiva si trasfomano in un insieme di pozze maleodoranti. Nel migliore dei casi ...
Tiriamo avanti, infanghiamoci pure , tanto e’. Viene qualche goccia. Vorrei tirare su il cappuccio, meglio di no. Lo faro’ quando piovera’ di piu’. Lo scroscio non verra’.
Sara’ una pioggia continua ed uniforme. Adatta a questo cielo.

* * *

Sono arrivato, eccolo, e’ grande e maestoso, artificiale ma bello. Il lago si estende davanti a me ed in fondo, a qualche km di distanza da qui, e’ la diga. E’ lontana, difficile stimare la distanza Un altro ricordo ….. oggi e’ davvero un tormento.
Ci siamo passati sopra con il P64, picchiata e cabrata, un’emozione: eravamo 3 incoscenti. Pero’ dall’alto sembrava tutto disegnato. Ora invece faccio parte del disegno.
L’erba sulle rive appartiene solo ai quadri inglesi dell’ottocento, con belle
dame e cani lustri al ritorno dalla caccia alla volpe. Un vero esempio di presa in giro di tipo pittorico. Queste sono rive motose, di fango, con canne ed alberi semi sommersi dalla diga. Spuntano come dei fantasmi a  memoria di un passato non lontano. Sotto dovrebbero esserci anche delle case. Un altro mondo, di un altro tempo.  Devo scegliere accuratamente il posto. Li’ c’e’ un piccolo slargo e delle canne che mi nasconderanno.Fa freddo, l’inverno e’ appena passato, e qui al ridosso dell’ appennino madama  Primavera arriva tardi. Basta non pensarci. Anche a cio’ mi sono esercitato accuratamente. Mi tolgo le scarpe per prima cosa, sento il terreno cedevole sotto i piedi. Muovo le dita dei piedi e sembra di essere sulla creta.Tolgo tutto. Allineo le scarpe con dentro le calze. Piego la tuta grigia per bene e appoggio il fagotto sopra le scarpe; mi avvicino alla riva ed entro in acqua cosi’ come sono: nudo e primitivo.

La diga e’ la’ in fondo  e bastera’ cercare di raggiungerla.
Bastera’ l’intenzione. Il resto verra’ da se’.

All’ombelico provo sempre un sussulto per il  freddo, dopo basta. Sembra che sia la zona limite per l’avviso “e’ fredda” . In realta’  e’ gelida. Mi muovo in avanti lentamente, affondando nella melma. Un sasso aguzzo, mi ha ferito la pianta del piede. Continuo ad entrare mi allungo, mi distendo ed abbraccio l’acqua.
La pioggia unisce in una soluzione di continuita’ la superfice del lago al cielo. E’ come se fossi unito al cielo in qualche maniera. Vado avanti sento il freddo attanagliare le gambe. Spingo avanti deciso. L’acqua ha un sapore schifoso, di stagno. Svuoto la mente, anche a questo mi sono preparato accuratamente, ora avanti, solo  avanti, bracciate regolari e continue, sempre piu’ stanche. Il resto verra’ da se’ (trovero’ il punto di singolarita’ dell’equazione, da qui alla diga).


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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