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massimilianobadiali@hotmail.com |
Ho conosciuto paesi e persone,
bruciando stille di papaveri tra filari di gigli bianchi…
il mio ventre è stato gravido
di volluttà.
Ho consumato sogni e pulsioni su
spettri di sangue interiore e di veleno morale…mortali eruzioni di vulcano
spento, che ingloba il tugurio del tempo e lo conduce in quell’oceano di
malinconia vibrante di limpida frenesia come roccia dei deserti. Umide
labbra del putrido sapore di usuali baci come frammenti d’arterie a brandelli.
Il sangue ha colorato i gigli di
nero, disperso in trance l’animo tra spini evoca il masochismo e la purezza
del dolore. Carni violate, tamburi di guerra intestina, mezzanotte di piombo
con la maschera di carne arsa bruciati gli occhi in questa scatola di me
dove le ombre rapiscono aria ai fiori e scivolano nella buca della
sabbia, nel ventre.
Questa mia lussuria senza tregua
era un labirinto di paura dell’ignoto, bagnata di lacrime tiepide nel buio.
Quella notte odorava di edera e
inebriava ogni gravido momento di vuoto della mia anima. Le sensazioni
salivano su un’effervescenza che saliva l’epidermide, coma la carezza di
una foglia. Le stelle respiravano il cielo blu. Ma non le vidi. Le vedo,
adesso.
La luna a tratti giocava coi veli
scuri delle nuvole. L’erba profumava di verde..ed io profumavo d’erba nel
disperato viaggio delle mie tenebre. Rumore di noia che s’infrange….un
volto morbido come un cerbiatto innanzi ame…rumore di ghiaccio che s’infrange.
Un abito nero d’amante nel buio. Sembra tutto bello, pensai, c’è
nebbia, più lontano, più silenzioso, …è un’illusione.
Non può essere che un’imperfezione ottica.
Il mio dubbio è imperfetto….e
di quest’illusione che dire ? Di quest’umidità di cuore che consola
come spuma di mare. Inchiostro azzurro dei miei sogni- bagliore incerto
pronto a svanire. No ?
Eros mi aveva colto. Occhi neri,
bocca dolce, m’immaginavo noi…due cuori innamorati che battono all’unisono.
Sognavo di accarezzare le sue mani, facendo divampare sulle palme il fuoco
della passione.
Sognavo l’attimo del palpito unito
alla nostra prima alcova.
Come una pentola a pressione il
troppo fuoco fece saltare, invano, il mio coperchio.
Un maglione di lana grigia, l’immaginazione
cercava con gli occhi , mentre dal bocca socchiusa fuoriusciva un tepore
vivo…incandescente nel mio interiore nero silenzio.
Sudavo freddo. Sentivo le gocce
gelide percorrere le membra…umido d’amore…amore sconosciuto per me vecchio
lupo di mare.
Chiusi le labbra. Il vento cullava
il mio fantasticare proibito.
Fu un attimo : la coscienza fu
desta, come l’ultima foglia rimasta nell’albero malato. Come potevo sopportare
un istante breve ed eterno, fugace e repentino ?
Sentivo il nulla eterno smascherare
la fuga del mio capitano di ventura : il ghiaccio lo conoscevo, ma la fiamma
?
Le vecchie mura, fisse e grigie,
erano piene di scheggi e brandelli come me.
Amore, inferno. Freddo, paradiso.
Gettarmi come briciola al relativo
?
I nostri sguardi erano ancora fissi,
persi nel vuoto dei quei miei fraddi sospiri. Una tensione marmorea tingeva
il cielo che lento s’abbassava con la nebbia. Vedevo i sentieri di danze
proibite, i baci elargiti nel puro masochismo e mi scoprivo creatura schiava
di coltelli di vento dolce…amaro terrore d’amore, ma le foglie erano già
cadute non correwvano più.
Pareva curvarsi il tempo…rosa senza
stelle, davanzale di pianto innanzi all’esistenza.
E quel bacio, quel tuo bacio, mi
gettò in estasi. Lo splendore, la magia, e carezze d’infinito nel
sangue, un desiderio convulso come un chicco di sale fra le lenzuola.
I sospiri sono vicini e l’attrazione
dei nostri corpi nudi taglia il coltello dei venti amari. Vicini, ma intervallati.
Vicini. Vicini da sfiorarci. L’aria accarezza le chiome d’entrambi nei
nostri coiti di margherita.
Luce è la prossima rampa
di monte..luce è il trifoglio lucente della tua anima…luce è
amore…atmosfera onirica col buio ..le vaghe ombre e sagome disegnate sui
vetri della mia coscienza. Ho perso i mei appuntamenti con la nenia struggente
nelle braccia di Eros…nel mio giardino le margherite sono rinate e si lasciano
dondollare dalla tua isola felice.
Dai vetri socchiusi è filtrato
un suono d’arpa, lontano
Vicino, di canne soffiate, di flauti
e violini.
Ho iniziato a sperare, quasi per
incanto a sorridere.
Un’intima lacrima solca la mia
guancia…con le mani tremanti in un mistico ansimare accarezzo le viola
striature del petalo che sei..tenuto stretto…riapro le dita….il mio cuore
si è aperto, i nostri corpi sprofondano nell’oblio.
Siamo in salvo. Libertà
infinita…un punto luminoso nel silenzio dell’orizzonte…
sono un ladro di sogni…..
Questo è quanto : magico.
Sorridi. Ancora con amore.
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