IN
FUGA DALL'ELBA
di Luigi
Cignoni
cignoni@mail.omnitel.it
Claude Hollard osservava
con estrema attenzione la fioritura di un cespuglio di margherite che lui
stesso aveva piantato nel giardino del Palazzo de'Mulini, residenza dell'Imperatore
Napoleone Bonaparte, in un pomeriggio assolato del giugno 1814, all'Isola
d'Elba.
Sfiorava con il polpastrello
della mano destra le foglie del cespite, per saggiarne la consistenza;
avvertiva in tale modo il movimento della linfa che si spargeva in tutta
la pianta e trasmetteva benessere e vita. Sembrava quasi un miracolo che
il piccolo arbusto dato per spacciato dal vecchio colono isolano che conosceva
l'andamento delle stagioni sullo scoglio del Tirreno potesse così
- come un malato teneramente e fraternamente assistito - riprendere umori
nuovi dalla terra e promettere l'efflorescenza e quindi la continuazione
della specie sul rettangolo di terra ricavato sulle fortezze medicee attiguo
al Palazzo reale. Una punta di soddisfazione nella piega della bocca
del giardiniere della Villa, che solo la può provare colui che sa
quanto siano miracolosi gli spiriti che animano il mondo arboreo, così
sensibile alle fasi lunari, ai movimenti degli astri in cielo, al variare
della luce del sole durante la giornata, delle settimane, dei mesi. Lo
stesso Bonaparte lo aveva voluto al seguito dopo che a Fontanebleau aveva
rinunciato davanti alle Potenze vincitrici d'Europa al trono di Francia
per rifugiarsi da sovrano su una piccola isola del Tirreno. Era più
di un mese che la Corte si trovava all'Elba e lui, a trentasette anni compiuti,
nel pieno della propria maturità fisica, si era da subito preoccupato
di ricostruire sul fazzoletto di terra della Villa una copia - quantunque
brutta - di quanto aveva lasciato a Versailles, nei giardino del Re, dove
l'Imperatore amava trascorrere pomeriggi in assoluta tranquillità,
per distrarsi dagli affari di Stato. E al contempo anche per vivere, lui
corso che aveva affidato alle armi e all'esercito la possibilità
di fare carriera, e per sentirsi, sebbene per poco, un Sovrano. Il sovrano
dal sangue aristocratico di Francia.
Napoleone aveva quasi preteso Hollard,
perché uomo così attento ai ritmi della natura, così
addentro nei misteri della Madre Terra da conoscere i tempi giusti per
piantare, potare, asportare. Inoltre l'Imperatore amava dell'uomo la grande
calma, il modo così sornione e quasi saccente di affrontare le cose
del mondo. E lui che aveva elettrizzato come una meteora l'Europa, aveva
bisogna del "suo giardiniere", per carpirne la stessa olimpica filosofia
di vita.
Monsieur Claude Hollard sembrava
da parte sua non interessarsi più di tanto alla politica, pur nutrendo
una forte ammirazione per il Generale. Avvertiva il magnetismo e in cuor
suo si rallegrava di godere così tanta considerazione di un uomo
simile. Intuiva che viveva accanto ad una persona che aveva scritto comunque
la storia del suo paese e che aveva scatenato grandissime passioni e sconfinati
odi. Riusciva a tenere testa al Generale solo quando si trovavano ambedue
in giardino. Come, in quel pomeriggio del lontano giugno 1814.
"Non credevo, Maestà, che
questa pianta diventasse così grande".
"L'avete portata voi?".
"Certo, ha viaggiato in condizioni
precarie, tant'è che, pur dandole giornalmente l'acqua, pensavo
che non riuscisse a riprendersi ed invece…"
"Una zolla di terra della mia Parigi,
allora…"
"Un fiore, Maestà, che sboccia
anche su questi scogli così spaccati dal sole"
"Strano che un piccolo essere come
sta piantina sia così affezionata alla vita per volere continuare
anche qui la sua avventura".
"Non è strano, Maestà.
E' semplicemente naturale, nonostante che questo non sia il cielo della
Malmaison e qui il sole d'estate procuri le crepe perfino alla roccia e
sia dunque più forte di quello di Parigi".
"Parigi, Parigi. Monsieur, voi
siete un genio. Non v'immaginate neppure che servigio avete reso alla Francia".
(…) Giuseppina Bonaparte era in
procinto d'inaugurare il teatro regio de'Vigilanti e una grande festa da
ballo sarebbe stata ben presto organizzata dalla Corte imperiale. Occasione
questa per invitare a Palazzo i maggiorenti dell'Isola e conoscere la borghesia
locale. Ma anche condizione favorevole per abbattere il muro di diffidenza
che si era creato nel popolino con l'imposizione della sovranità
francese sull'Isola da parte delle Potenze vincitrici a Lipsia. Opportunità
per i suddetti del minuscolo Regno napoleonico di far festa con i Sovrani.
Ma una festa rappresentava inoltre il momento propizio perché il
nugolo di spie che era sbarcato sull'Isola dopo Napoleone informasse i
plenipotenziari che l'ex Imperatore francese si era ben 'inserito' nella
dimensione isolana e che aveva accettato di buon grado la corona dell'Elba,
rinunciando al trono di Parigi e abbandonando i sogni di grandezza europea.
Ma da quando Bonaparte si era fermato
a parlare con il giardiniere, un'idea visitava costantemente i suoi piani
e diventava sempre più insistente. Un'impresa sì folle che
si sarebbe potuta trasformare in realtà, a patto però che
qualcuno (o qualcosa) dalla terraferma, lo aiutasse nel disegno. E qualcuno
l'aiutò, come si venne a conoscere.
(…) Essere l'arbitro del destino
dei popoli. Porsi al centro della scena per sentirsi addosso gli occhi
di tutti, i quali, ammutoliti, aspettano che professi verbo per capire
il destino cui andranno incontro. Erano tutti fortissimi richiami cui difficilmente
il Sovrano avrebbe fatto scoglio senza lasciarsi influenzare.
In più sentirsi il demiurgo,
la Moira per la sorte dei popoli era un'esperienza tale da avere la consapevolezza
di esser quasi l'esecutore delle volontà di un dio. Di più,
lui stesso l'unto, l'inviato che eseguiva un disegno sovrannaturale che
la Provvidenza aveva apparecchiato per gli uomini. Lui su una posizione
diversa rispetto agli altri perché lui aveva rischiato di più
degli altri. Hollard faceva notare all'Imperatore l'opportunità
di procedere a due annaffiature ora che si marciava verso la buona stagione
per le siepi di bosso - vago ricordo dei giardini di Versailles - piantato
in prossimità delle mura dei Medici, verso la scogliera. L'Imperatore
era presente con il fisico ma con la mente era altrove, la corte di Parigi
(forse) a Palazzo reale con moglie e Re di Roma. Il figlio gli dava più
preoccupazioni per la sua salute così instabile.
"In questo punto bisognerebbe mettere
una bella fontana - diceva il giardiniere del Palazzo - Una bella fontana,
circondata da un verde manto erboso".
Monsieur Hollard si definiva il
continuatore delle teorie del grande André Le Notre. Di questi Claude
aveva fatto suo lo spirito delle tesi adattandole però alle esigenze
e alle necessità attuali. La presa della Bastiglia non era stato
un episodio di secondaria importanza.(…)
Sicché pure su questo scoglio
battuto dai marosi e dallo scirocco, il nostro giardiniere era riuscito
a creare un ambiente di cui andava fiero.
Roseti, margherite,
bigonie e poi felci e ciclamini: una diversità biologica che aveva
dell'incredibile. Poi, sui lati del giardino, alberi da formare un accenno
di radura. C'era, insomma, una varietà tonale che doveva restituire
l'immaginazione di quanto esisteva al di là del muro che limitava
il giardino e oltre il mare, sulle coste francesi bagnate dallo stesso
mare.
Un insieme decorativo abbastanza
armonioso - questo era il vero miracolo di Hollard - che doveva offrire
alla mente dell'ospite (in questo caso del Sovrano) l'illusione d'essere
ancora libero.
"Vedo che avete fatto un ottimo
lavoro, mon Claude. Ve ne sarò grato".
"E se un giorno dovessimo lasciare
tutto questo?".
"In me vivrebbe la consolazione
di avervi fatto vivere bene i giorni in cui siamo rimasti qui".
"E se ti fosse imposto di lasciare
questo posto?"
"Occorre considerare la contropartita…"
"Il potere, monsieur Hollard, il
potere".
Il fido giardiniere
tenne della discussione con il Generale tutto per sé, ma capì
che l'Isola del Tirreno non avrebbe ospitato a lungo il nido dell'aquila.
(…) La storia assunse la piega che tutti conosciamo. Ma non tutti sanno
però che il nostro Claude non partì al seguito dell'Imperatore.
Negli anni della restaurazione che seguirono il soggiorno di Napoleone
sull'Isola, lo troviamo a Firenze, nei giardini di Boboli. I Lorena gli
dettero fiducia ed ebbe l'incarico di curare le piante anche per loro.
***
(riduzione da un libro che
attende un editore)
INDICE
Il racconto vi è piaciuto?
Inviatelo ad un amico!
| Esprimete la vostra
opinione sul racconto
|
Visualizza
le preferenze dei lettori
|
Per partecipare al nostro "Angolo della Poesia" è
sufficiente compilare il modulo
di adesione alla nostra rubrica e quindi potrete inviarci i vostri
scritti. Scopo della rubrica è anche quello di dare la possibilità
a nuovi autori di farsi conoscere al grande pubblico.
Le vostre opere saranno pubblicate appena possibile. |
| A vostra disposizione, otto
forum: sulla poesia, la musica, l'arte, il
teatro, il cinema (con le recensioni dei film), il mondo
di Internet, la nostra società... |
|
| Visitate la nostra raccolta
di gif animate dove potrete scaricare in comodi file compressi
numerose risorse grafiche per dare un tocco di originalità alle
vostre pagine. |
| Visitate la nostra raccolta
di sfondi dove potrete scaricare in comodi file compressi
numerose background per abbellire le vostre pagine. |
| Scaricate dalla nostra Area
Multimedia i file midi per associare dei motivi musicali
alle vostre pagine web. |
|
|
Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
|
|
|
|
Spedite le vostre poesie a:
staff1@calypso.it
|
|