CREZY E QUARTER
(due Lupi)

di   Paolo Rigato
parigato@tin.it

 Rumorosi  al vento i rami spogli di alberi stanchi del freddo invernale, lasciano cadere intorno a loro una esile nuvola di fini cristalli di ghiaccio, formatisi durante la notte.
I raggi di questo pallido sole mattutino ne attraversano l’aleatoria trama regalando colori e sfumature irreali, rompendo così la monotonia di queste lande desolate coperte da neve e ghiaccio.
Solo qua e là qualche sparuto bosco traccia un segno nel vuoto siderale restituendo profondità al paesaggio.
Ho vissuto troppo tempo in questo luogo perché il mio sguardo si rattristi a tale vista infondo sento di volergli bene, anche se per lui io sono indifferente, qui ho sempre trovato rifugio e i Cani Neri mi temono, non si possono nutrire delle mie carni, da troppo tempo ci conosciamo e fedeli al patto attendono il loro momento.
Il pensiero di saperti sola a vagare per queste perse vie non mi da pace, conosco il tuo orgoglio ma qui non basta, sei sola e i Cani Neri sono infidi e aspettano che tu sia stanca e demotivata per assalirti.
Non ti vedo ma so che sei la, se socchiudo gli occhi per un momento nella mia mente ti materializzi, osservo mentre volti il tuo espressivo muso curvando la schiena per scorgere dietro di te possibili inseguitori.
Ma non permetterò che tale timore diventi per te ragione di inesauribile sconforto.
Devo correre più veloce, saltare con decisione le ceppaie di alberi oramai morti, sfiorare i tronchi di quelli addormentati per non perdere velocità, scansare le croci marce e tarlate, non devo pensare alla fatica , ti devo raggiungere.
Sento formicolare il cuore e gelare il sangue non per la paura ma per il  batticuore che s’impadronirà di me quando mi vedrai coprirti e difenderti dai Cani Neri.
                                                     “ Eccoli i Maledetti ! “
Ti hanno costretta a indietreggiare fino alla verticale parete della montagna, ti hanno circondata e non hai via di fuga, mi soffermo prima di intervenire e stregato rimango incantato ad osservare il tuo silvestre splendore lo sguardo proteso in avanti, le orecchie indietro, e tutti i denti fuori, bianchi come l’avorio, i tuoi occhi, due diamanti
dove trovano posto tutte le gradazioni che richiamano lo splendore freddo, atavico che solo un lupo può evocare nelle notti di luna piena, ove la luce riflessa si impadronisce del suo coraggio diffondendolo e incutendo rispetto anche nei momenti più importanti della vita.
Non è da te chinarti di fronte al nemico, ma nel tuo corpo si è annidata la paura che mi da la forza di attaccare senza pietà, infliggendo la morte, sono bastati pochi colpi e tutto intorno rimangono sparsi disordinatamente spoglie senza vita, mentre il loro sangue senza colore imbratta una neve stanca di tanta violenza, ma il suo ruolo è proprio quello di lavare l’anima dal male.
Ora esausto e ferito cado ai tuoi piedi sprofondando nella neve, il mio corpo si muove ad ogni battito del cuore, mentre guardo i tuoi occhi splendere di vita, la tua felicità è la mia ricompensa, non so perché faccio questo, ma il richiamo è troppo forte perché io possa sottrarmi.
Il tuo aspetto da una chiave completa del tuo essere, ed io ne raccolgo l’essenza come l’ape richiamata dai variegati colori e intensi profumi dei fiori non bada ai pericoli che la circondano e impavida segue inevitabilmente il richiamo, fonte e sua unica ragione di vita.
Tale è questo richiamo per me.
A tergo c’è qualcosa di grande che non mi è dato di capire, un’immensa luce attraversa il mio corpo quando mi degni delle tue attenzioni, ora non aspettarmi lasciami qui, continua il tuo cammino segui il tuo istinto, lui ti guiderà, poiché sa cosa cercare sa dove andare, sicuramente lontano da questi luoghi che non ti appartengono.
Altri sono i luoghi ! io li conosco ma dove tuttavia sono stato rifiutato.
“ Dunque perché sei qui?”
“ Cosa hai seguito che ti ha condotto qui?”
Nessuna parola esce dalla tua bocca, in te regna il silenzio composto e dignitoso di un essere superiore che cerca rifugio senza chiederlo ma offrendo quello che solo un suo pari può cogliere.
“ Ora capisco !  ti sei perduta.”
Ho raccolto il tuo indeciso latrato perché forse avrei potuto rendermi utile, compiere una missione, aprire finalmente un nuovo e inestimabile capitolo della mia vita.
Denudare la sottile verità che tiene unite le nostre anime a questi luoghi sperduti e insieme intendere il motivo della nostra reciproca attrazione, con la sicurezza che di qui si può uscire più ricchi anche se deboli e stanchi, poiché il mutuo e reciproco soccorso diventa fusione, amore e amore ancora fino a travolgerci, a farci perdere la testa solo con lo sguardo d’intesa, senza aprire bocca e diffondere parole che non riuscirebbero nemmeno lontanamente a descrivere l’immensità a cui apparteniamo e che ci appartiene, che ci vuole bene poiché e questo il frutto che va cercando, troppo spesso calpestato da una stupidità che non ha confini, come questo luogo apatico dimenticato da Dio.
Ancora disteso e sanguinante alzo il capo nella tua direzione prendo coraggio, mi alzo e mi avvicino, strofino il mio naso umido lungo tutto il tuo invitante collo fino a risalire la fronte, leccandola così che il mio odore entri nella tua mente, imprimendo il coraggio che vai cercando.
I nostri due nasi si toccano, posso sentire il tuo caldo, invitante respiro e tu il mio, ora sai chi sono, sai che di me ti puoi fidare, perché come te amo le piccole cose.
Amo sentirmi accarezzare quando sto male.
Amo la notte se accanto a me ho qualcuno da proteggere
Amo i grandi spazi ! Si ! anche questi per poter correre, saltare, rotolarmi con Te.
Amo il profumo del niente, così lo posso immaginare
Amo le immense praterie fiorite, il mare d’erba
Amo l’adrenalina che mi regala visioni e mi fa entrare nella mia vera natura
Amo tutto ciò che è uguale e contrario di se stesso
Amo gli alberi i boschi e tutti gli esseri viventi, poiché mi è fatto dono di prendermi cura di loro !
Amo il solo pensiero di poterti far dono della mia vita.
Amo Te, la tenerezza che esprimi!
Amo è accetto il mio ruolo perché mi fa sentire Speciale
Ed ora fatti coraggio non dimenticare che sei pur sempre un Lupo riprendi il tuo cammino e ritorna da dove sei venuta, il tuo branco ti sta cercando e sono in apprensione, io ti seguirò per assicurami che non ti smarrisca ancora
Di tracce te ne lascerò finché tu vorrai, nella neve fresca così non ti sarà difficile trovarle e anche se non ci vedremo o sentiremo tu sarai sempre certa che io sarò avanti oppure dietro te, così che un tuo richiamo d’aiuto sarà per me un appuntamento irrinunciabile.
Risalendo il sentiero lungo il crinale a nord della montagna sacra potrai ammirarne il versante coperto di alberi, dove trovano posto le antiche Querce la loro immensità nasconde la vista del plumbeo cielo invernale, non devi aver paura di così maestosa imponenza poiché sono buone e silenziose, ti offriranno un sicuro nascondiglio.
Il letto di foglie sotto gli ampi tronchi, dove la neve non può arrivare sarà un comodo e caldo giaciglio per la notte e se ti sentirai inquieta allora io mi addormenterò accanto a te, il mio corpo, la tua coperta a serbarti caldo il cuore per sognare solo per un eterno istante  “ io e te“ le stesse cose.
Potrò osservarti mentre ti addormenti serena e versare una lacrima di soffocata felicità che questo vento gelido non oserà congelare, non spetta a lui appropriarsi di così tanto e profondo amore, giacché anche in luoghi di tal genere, la natura che dispensa vita o morte non osa varcare i confini che le sono stati assegnati.
E’ mattino uno scampanellio soave ci sveglia e il tepore del tenero abbraccio notturno è già un debole ricordo, prossima alla cima il tuo cuore batte con inesauribile energia, oltre il versante il sole, il celo blu cobalto, infinite foreste e praterie sconfinate…….
Qui davanti a noi il ghiaccio fonde e le gocce d’acqua come lacrime cristalline brillano sui scoscesi prati, fondendosi l’una all’altra serpeggiando in esili rivoli, elargendo vita e colore, e carichi di sogni e passioni vissute fino ad allora dimenticate più a valle trovano esauditi i loro desideri.
Mentre tu oltrepassi questo gelido confine e ti allontani da me, leggo la tua mente e colgo il tuo pensiero, sento che mi vuoi al tuo fianco, plachi la festosa euforia, ti fermi e cerchi con i tuoi occhi i miei.
Io immobile freddato dal tuo sguardo, fremendo, mordo il freno, e scarto prima da un lato e poi dall’altro senza mai separarmi dall’ultimo lembo di neve.
Impreco emettendo acuti ululati, scuotendo la testa, fra me e te ora divisi c’è un muro invisibile, invalicabile, per un breve istante mi volto indietro e i Cani Neri sono li fermi ci stanno osservando e con orgoglio rendono omaggio a così tanto coraggio, poiché in loro non risiede l’umana cattiveria ma il duro compito di infliggere le pene annidando l’arido seme nelle anime di coloro che li hanno usati.
Mia dolce compagna tu ora sei al sicuro, io… io non voglio più combattere, calo il muso verso la mia terra e socchiudo gli occhi, inequivocabile la mia resa, ma ciò non è quello che i Cani Neri vanno cercando, si nutrono delle nostre paure, e io accettando il mio destino ho liberato la mia anima con l'intero contenuto, quindi perduto l’interesse nei miei confronti non rimane loro che tornare da dove sono venuti, facendo altresì cadere il muro che ora ci divide.
“ Scappiamo da qui.” Gridi!
Discendendo lungo i prosperi declivi erbosi.
Saltando le testarde rocce, sfiorando le fronde scontrose dei larici
Ripiegando sull’aspro crinale
Scivolando lungo l’addormentato ghiaione
Mentre la dolce brezza estiva asciuga le nostre fatiche
E se per un istante ci fermiamo a prendere fiato, e simultaneamente liberiamo i nostri sensi, ci accorgiamo che ogni cosa intorno a noi CI AMA IN SILENZIO, che la nostra diversità li incuriosisce, ammorbidendo le loro coscienze e così consapevoli ci donano un giovane e vigoroso Pioppo per ridiscendere  a lui aggrappati la corrente tumultuosa di questo torrente, prendendo velocità, senza mai perdersi con gli occhi, e quando le montagna saranno sparite alla nostra vista e queste turbolenti acque avranno fatto spazio a quelle quiete e l’acqua dolce a quella salmastra, raggiungeremo la spiaggia più vicina per godere, così semplicemente distesi l’uno accanto all’altro il sole che cade sul mare investendoci dei colori caldi dell’amore.
VIVI COME NON LO SIAMO MAI STATI.


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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