IL TRENO

di  Chiara Baldini
b.chiara@tin.it

 Con l’aria trafelata ed uno zaino scozzese sulla spalla, raggiunsi la stazione di Roma. Per quell’anno avevo deciso di recarmi dai nonni, ad Ostia, invece di partire qualche giorno con Stefano.
Stavo tornando a Bologna ed era mattina presto quando salii sul treno che mi avrebbe riportato alla vita di sempre. Mi aspettavano lunghe ore, ma viaggiare mi era sempre piaciuto. A casa mi aspettava il lavoro di cameriera, trovato quell’inverno, in attesa di meglio e…
 - Così, te ne vai?
 - Sì, ma… sai che torno.
Stefano ed io eravamo nel parco, poco lontano dal bar. Stavamo insieme da sette anni e naturalmente lui la nostra storia l’aveva presa molto sul serio. Come pensavo anch’io.
 - Sì, ma… come?
Ci sedemmo sul prato anche se mi sentivo troppo irrequieta per stare ferma. Chissà, forse quell’improvvisa partenza… o c’era dell’altro?
 - È da tempo che non sai cosa vuoi… Sì, c’è stato la ricerca del lavoro, io che ci sono poco. Anch’io sono stano di giocare ai fidanzati…
Lo guardai e sapevo che stavo deliberatamente trascurando la nostra storia. Avevo una tal confusione, non capivo cosa succedesse. Volevo un gran bene a Stefano e pareva mettersi tutto a posto… La vita mi scorreva fin troppo bene davanti. Senz’altro serena, con un ragazzo a fianco… Avrei potuto avere bambini. Ma ora…
 - Tu, hai ragione, sei stato meraviglioso e…- scoppiai in lacrime e tutto lo sgomento proruppe. Non c’era un motivo reale ed era questo che m'impauriva. Fu più comprensivo che mai ed a malincuore mi mise in quel treno senza alcun impegno, nessuna pretesa.
Com’era possibile amare una persona e allo stesso tempo voler allontanarsi da lei?
Fui distolta dai miei pensieri contorti dal muoversi del treno che lento stava per raggiungere varchi aperti. E, sollevando lo sguardo dallo zaino, anche…
 - Secondo te è il paesaggio che si muove o… il treno?
Fu con quell’iniziale, forse banale, osservazione che trascorsi le ore più intense che avessi mai vissuto…
Destinate, per i casi della vita a non prolungarsi oltre quel viaggio. E in fondo era meglio così… Antonio era davvero una persona particolare e mi suggerì che spesso chi è cieco poteva vedere e chi non lo era… non vedere per nulla...
 - In realtà, - continuò, - il treno, però…
La vasta campagna intanto si stendeva con le nette toppe primaverili.
 - Scommetto che non ti eri mai accorta delle pezze…
Mi soffermai a guardarlo: castano chiaro aveva i lineamenti marcati, un sorriso aperto e lo sguardo… quello aveva… non riuscivo a…
 - Sì, so a cosa pensi…
Abbandonata sul sedile, d’istinto frugai in quegli occhi così scuri e irrimediabilmente…
 - Ma, - riprese, - dandomi appena il tempo di assimilare la cosa, - non che gioisca di questo però… non conosco altri modi di sentire o percepire sennonché il mio.
Lo fissai senza una ragione precisa.
 - Le pezze…- sussurrai.
 - Ah, - si picchiò la mano sulla fronte. – le immagino, sai? E dato che ho mai visto le figure, sai quelle cose tipo il quadrato, il rettangolo ecc.… Le ho in testa ma… a modo mio. Si può fare anche per altre cose.
Il treno, ormai, sferragliava veloce ma… non me ne stavo accorgendo per niente.
 - Quali?
 - La vita, per esempio. Si direbbe che per te sia un po’ ingarbugliata o… forse la vedi così?
Lo guardai, dispiacendomi che…
 - Tu sei sempre così… diretto?
Sorrise, scuotendo le spalle.
 - Se me lo permettono, certo.
 - Ed io…
 - Sì, lo fai.
Avvertii qualcosa muoversi dentro. Senza accorgermene, una concezione di vita diversa mi prese per mano, ridimensionando il resto.
 - Non fraintendere… Se una persona non avverte la serenità, qualunque sia la cosa che la impedisce è importante ma…
 - In un modo o nell’altro…
 - Sì. Con il tempo che lo richiede… tutto si distende, proprio come quei campi là fuori.
Un’ondata di tristezza bloccò ogni mia reazione, facendomi dire appena:
 - Non proprio tutto.
 - No, ma se una realtà l’hai conosciuta solo in un modo, sì, magari ti chiedi come sarebbe se… però poi ti rivolgi di nuovo su quelle che realmente vivi.
E chi… meglio di lui poteva affermarlo.
 - Quindi, - entrai, piano nel suo modo di vedere, - la stessa cosa, in realtà, puoi vederla diversamente, come…
Sorrise all’aria ma sapevo che era rivolto a me.
 - La vita stessa. Quello che hai e che non sai perché non riesci ad apprezzarlo…
Aveva colto nel segno. Stefano.
 - Ma, - riprese, - succede… la vita a volte può essere davvero faticosa o… capire le persone. Siamo così complicati nelle cose più limpide.
Di certo, si riferiva ai sentimenti: quei fili invisibili eppure così reali da farci gioire o soffrire.
 - Sì, proprio quelli.
 - C… cosa? Ma come?
- Ho fatto? Sesto senso, - poi si batté una mano sulla fronte, - beh, no, quinto. Per me.
Sapeva essere anche spiritoso in una situazione come quella.
 - È questo che volevo dirti sul conto dei modi di interpretare la stessa cosa. I sentimenti… oh, so quanto possono essere duri. Pensa se non ci fossero?
Molte volte pensavo quanto fosse meglio non provare proprio un bel niente.
 - Saremo, cosa? Macchine perfette in grado solo di muoversi automaticamente. Perché faremo questo e basta.
 - Ti conosci proprio bene?
Scrollò le spalle.
 - Ci provo. Sono la sola persona al mondo che non può abbandonarmi…
Sentii una morsa chiudermi il cuore.
 - Non credo, se a tutti parli come stai facendo a me.
 - Oh, - si drizzò sul sedile, - non sempre è stato così.
 - In che senso?
Le sue parole erano come calamite.
 - Bisogna vedere chi ci sta di fronte; oh, scusa l’assurdità della frase… ma non tutti…
Mi rattristai un po’.
 - Sì, lo so, la gente talvolta può essere davvero…
 - Sai, spesso è solo ignoranza. Quando una realtà ci è lontana richiede troppi sforzi per avvicinarcisi.
 - Invece, - mi scossi dal mio assurdo torpore, - non è impossibile!
 - No, ma chi più, chi meno siamo tutti troppo indaffarati a rincorrere chissà cosa con l’illusione di possedere altro ancora.
Cose sacrosante che stavano mettendo in discussione la mia ansia di vivere e vedere tutto subito con lucidità. Pensai a Stefano ed a quanto mi era mancato.
 - Dove scendi?
 - A… a Bologna.
 - Mi sbaglio o quella era eccitazione?
Arrossii e ancora una volta mi dispiacque che non potesse vederlo. Ma… “ci sono diversi modi, per una stessa cosa…” forse lo aveva sentito dal tono della voce.
 - C’è qualcuno che ti aspetta?
 - Spero tanto di sì.
 


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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