AUTUNNO

di  Chiara Baldini
b.chiara@tin.it

 Il fruscio del vento staccava le foglie degli alberi che trovavano pace sul giardino. Questo, avvolto da un tappeto, era pennellato dai colori dell’alba fino a giungere ad un rosso tramonto.
 Un rumore stanco di passi accentuò quella quiete fin troppo solitaria e si confuse con il continuo rumore delle foglie ormai a terra. L’intrusione terminò tanto in fretta quanto era giunta per trovare riposo su una panchina.
Una giovane donna osservava quelle foglie tanto diverse l’una dall’altra mentre le ginocchia risentivano la pressione delle braccia ormai intorpidite per aver sorretto troppo a lungo il volto.
Un raggio di sole filtrò tra i rami degli alberi ed illuminò alcune foglie. Rachele non poté non sorridere e, seguendo verso l’alto quel raggio, incontrò un pezzetto di cielo.
Malgrado la stagione autunnale, era limpido e solo qualche nuvola ingrossata spezzava qua e là la sua immensità arrivando a sfiorare le colline tinteggiate dalla boscaglia. Rachele si avvicinò alla ringhiera del tutto arrugginita e guardò quelle cime infuocate. Sollevò lo sguardo fin sopra le cime dei promontori provando la stessa sensazione di quando ammirava l’orizzonte sul mare incapace di manifestarla con alcuna povera parola. Solo i suoi occhi erano in grado di immergersi in quella profondità, che le nasceva da dentro e che si rifletteva in una irresistibile voglia di andare oltre, senza accontentarsi della superficialità. Per Rachele ci doveva essere molto di più.
 - Anch’io amo molto questa stagione.
Una voce non più giovane ma chiara spezzò il muoversi del vento. Interpretò quel prolungato silenzio come un assenso e, volgendo i piccoli occhi azzurri verso le colline, continuò pacatamente: - È triste pensare a come molte persone dipingono l’autunno con malinconia soltanto perché associano questi colori a qualche cosa di inerte.
Rachele sentì un sussulto provocarle un’emozione. Annuì con la testa consapevole che erano state quelle parole a toccarla profondamente. Si voltò e liberò gli occhi dai capelli appena solleticati dall’aria.
 - Ha ragione.- accarezzò con gli occhi l’anziana signora. I capelli assomigliavano molto alla morbidezza delle nuvole. Raccolti indietro scoprivano il volto non più vellutato come un tempo ma illuminato da uno sguardo presente.
Rachele chinò la testa. Una foglia rosso fuoco emerse da un piccolo gruppo di foglie più chiare. Rimase a lungo attratta da quelle sfumature.
 - Sai, il corso della vita è un po' come loro.- disse sommessamente l’anziana signora, sedendosi a fianco di Rachele, - All’inizio della stagione sono verdi. Poi gialle. Un giallo molto simile ai campi di grano che con il passare dei giorni si scurisce fino a divenire così. Raccolse la foglia quasi marrone e la depose nel palmo della mano di Rachele che, rapita da quelle parole, rallentò inconsciamente la corsa del proprio conoscere.
 - Non avere fretta di voler vivere quello stadio di vita... non c’è l’uno senza prima l’altro e nessuno purtroppo ci dà il beneficio di riprovare. Ognuno di questi colori è di per sé unico perché irripetibile... proprio come te. Non cercare invano di risolvere qualcosa che poi sarà superato a tempo dovuto.
Una lacrima trattenuta troppo a lungo traboccò dagli occhi di Rachele sopraffatta dalle infinite emozioni che la saggezza della signora aveva causato.
 - Non so cosa dire. Non sa neanche come mi chiamo, non ci conosciamo e...
 - Esistono infiniti modi per trasmettere qualcosa ad una persona e tu l’hai fatto condividendo questo tuo momento con me.- con le mani tolse le lacrime dal quel giovane volto.


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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