L’ALBA

di  Chiara Baldini
b.chiara@tin.it

I raggi solari dell’alba iniziavano da poco a cristallizzare le larghe vetrate della camera ed a irrorarla di un pallido chiarore.
Era appena passata la decima notte di giugno. Una notte, come ogni comune notte d’inizio estate ma che in sé conteneva per chiunque molte diversità. Per un bambino era dimora di sonni profondi con vicino ancora l’odore materno; per una coppia di innamorati era luogo di vita per succhiare ogni goccia di presente; per chi se ne stava seduto a ridosso del finestrone era stata la più lunga notte della sua vita. Gli ultimi palpiti di oscurità permettevano all’immagine di scorgersi sul vetro, vicinissimo ad un volto che non aveva riposato, ad un’incolta maculata barba, a due occhi in cui scorrevano lenti i titoli di coda di un qualcosa che aveva dovuto lasciare andar via insieme alla profondità della notte.
Si sollevò grevemente dal gradino poco distante dal bordo del vetro mentre puntando fuori allungò lo sguardo e gli parve ancora di intravedere poi rincorrere con l’anima quella figura che con passi sbandati se ne andava… L’aveva mandata via, l’unica che avesse saputo entrargli dentro ad un’anima arida ma calda sotto, l’aveva strappata alla loro vita in nome di… si passò una mano tra i capelli ingrigiti dalla fatica del vivere… In nome di un onore da difendere, in rispetto di una lotta senza spade o scudi, vincitori o vinti… quelle lotte che avvengono solo interiormente e che divengono muro per il lasciare che la vita contagi l’essenza di un essere.
Lo aveva raggiunto solo sul finire del giorno prima e come una sotterfugio era sgattaiolata dall’ingresso per raggiungerlo su di sopra e trovarlo dove sempre era certa che fosse. In camera da letto, in piedi di fronte al mare increspato d’inverno. Durava ormai da tempo anche se quest’ultimo sembrava, per volere di chissà cosa, essere loro nemico. Non un posto comodo dove rifugiarsi e condividere quello di vissuto come singoli individui con esperienze diverse da confrontare per trovarne la ricchezza ma… un qualcosa che sembrava ogni volta rubato, strappato alla grandezza dell’universo, quella stessa grandezza incomprensibile che li teneva uniti ma…separati.
Si univano e si speravano ed era come uscire e rientrare dietro le sbarre di una prigione che fanno scorgere solo da lontano quello che c’è fuori… Fino al punto che nemmeno la più forte e coraggiosa volontà d’amare la spunta contro l’incombere di speranze vane, di illusioni che inghiottiscono ogni slancio di donare e ricevere.
Ognuno di loro aveva le mani e il cuore impossibilitati di agire per loro stessi come chiedeva il sentimento che tenacemente pareva non volerli far perdere ed incapaci di odiarsi per trovare il coraggio di finire…
Il suono pacato e triste risuonò dentro al petto di lui mentre la risentiva avanzare con passi attutiti dalla moquette.
 - Non credo di farcela ancora.
 - Non posso fare altrimenti…
 - Allora… - sollevò gli occhi sul soffitto per mandare giù qualcosa che soffocava nella gola. – perché ci siamo incontrati?
 - Perché ci innamorassimo…
 - Per non stare insieme?
 - Per il dono di esserci incontrati. Avremmo potuto sfiorarci e non fermare gli occhi…
Lei lo abbracciò dalla schiena.
 - E invece è successo e mai nessuno me lo strapperà di dosso ma…
Lui la girò su se stesso costringendosi a guardare ancora una volta quegli occhi che lo avevano accompagnato nei momenti peggiori.
 - Te ne vai.
 - Non voglio.
 - Non lo fare.
 - Devo.
 - Lo so.
E lei se ne andò, perché pur amandosi e lei lo sapeva, lo sentiva sempre in ogni istante, doveva andare.
Gli occhi erano offuscati e l’irrompere del giorno lo condusse ad allontanarsi dal vetro che ospitava per la vista una vasta campagna gremita di campi in fiore. Ma qualcosa, benché fosse quasi dall’altra sponda del letto arruffato dalle lenzuola e cuscini dispersi catturò ancora di nuovo i suoi occhi e come una pellicola di un film riavvolta rivide avvicinarsi la stessa figura. Con gli stessi dubbi, con le stesse paure per un domani sempre più domani ma con un qualcosa che da dentro non faceva altro che crescere, sapendo che anche per chi incredulo la stava riguardando… era lo stesso.


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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