La voce del mare

di  Chiara Baldini
b.chiara@tin.it


 


Ad una persona speciale
  Il mare, poteva vederlo ogni giorno, ad ogni ora e minuto del giorno, e percepire il suono lontano nella notte, se avesse voluto o desiderato. E lo voleva, lo desiderava, anzi era divenuta per lui, oltre un’esigenza corporale, anche e soprattutto, interiore,  viscerale.
Viveva racchiuso in un mondo proprio, vero e profondo, pur avendo per necessità e giustizia nell’essere nel mondo una vita sociale che gli permetteva una vita decorosa e di comunicazione. Per la verità in fondo alla sua sconfinata anima, di questo non è che gliene importasse poi molto ma… sapeva che era ingiusto estraniarsi completamente dalla vita che lo circondava, seppur
continuasse a mandargli messaggi completamente opposti a quello che lo pullulava dentro. Pochi, rari, avevano la capacità di entrarvici, se mai qualcuno ci fosse riuscito.
Il suo mondo viveva sotto il tetto delle parole, di ogni tipo di parole ma con una fondamentale legge: che fossero spinte, scaturite, rapite da ogni sensazione, ogni pur minima emozione in grado di smuovergli qualcosa dentro. Anche quel qualcosa che compone un sentimento negativo ma che per la sua negatività contiene un senso. Come, secondo lui, accadeva per ogni piccolo o grande avvenimento della vita…
Il mare, era compagno più stretto, che lo accompagnava ad ogni tramonto verso l’avvicinarsi della propria calma interiore, messa di continuo a repentaglio per le incomprensioni che la vita fa incontrare, intralciando spesso il cammino….
Lì, a tenerlo per mano, come per assicurargli che la sua solitudine non era dentro di sé per nuocergli, se fosse stato talmente coraggioso da saperla interpretare, riempiendola di pagine scritte, di schizzi da lui appuntati e che miracolosamente scivolavano infine in versi… Versi da lui rivolti a quel mare che poteva assumere un volto speciale, un particolare sorriso o un’immaginaria
carezza che avvertiva realmente posarsi con tocco di una piuma sul suo volto… Segnato da chi decide con forza di vivere l’immensità della vita con il prezzo di dover anche portare dentro il peso talvolta greve dei ricordi… Essenze che, come pietre preziose o spigolose, navigavano nell’oceano dell’anima per non far dimenticare che una volta avevano costituito il suo
presente, vero o illusoriamente creduto tale, felice e triste ma… lo stesso vissuto.
E lì, con la brezza marina che gli solleticava i capelli, riversandosi in pensieri sul cuore, aspettava, attendeva l’arrivo dei suoi gabbiani, del cielo inscurito, dell’immensa voce del silenzio che, lentamente, lo riportava ristorato a casa.


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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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