di Stefania Del Bene
valchiria.db@tiscalinet.it
Sì, nitriti di cavalli, scalpiccio
di zoccoli…
Sembra quasi di respirare tracce
nebulose di un antico passato, quando, sfumata nel crepuscolo si distingue
appena, la torre merlata del castello mezzo diroccato, invaso dall’edera
rampicante. Lungo il corso del borgo medievale, i lastroni sconnessi rendono
incerti i passi; nell’oscurità, - sferzata dal vento che sibila
– con un balzo temporale nella notte dei tempi, avverto le vestigia di
magiche essenze, emanare ancora, misteriose. Trasudano arcane le alchimie
dalle cripte dei maghi, all’incessante ricerca della pietra filosofale,
sbuffano dagli alambicchi i miasmi delle pozioni.
Aleggiano i malefici delle streghe
nell’aria, tremano le vittime sacrificali, atterrite dai roghi dei rituali
satanici. Dalle segrete, tra cunicoli e vicoli ciechi, vibrano lontane
le suppliche ed i lamenti dei galeotti dimenticati per sempre, sepolti
a vita. Il fossato che circonda le possenti mura del maniero, ammorba l’aria
circostante, infradiciando il legno del ponte levatoio.
Ma lo spicchio di luna, inciso
nel cielo plumbeo, fiocamente ristora il cammino, del viandante notturno,
in cerca di un giaciglio per la notte. Le scuderie e i fienili avvolti
dalla bruma, vegliano il sonno degli animali, sfiniti dalle bellicose cavalcate
diurne, dei Signori e del loro seguito armato. Abbandonato, giace in un
cantuccio lo stendardo, policromo vessillo, che annuncia l’ingresso dei
condottieri blasonati.
I sogni, s’introducono lievemente
tra le inferriate di ferro battuto erose dalla ruggine. Le madonne, abbandonati
i fastosi abiti di broccato, riposano sazie dopo una giornata di intrighi
e amenità di corte. Immobili baluginano, captando riflessi di luce,
le armature fregiate di stemmi, mute testimoni di prati insanguinati. Tramano
nell’ombra le spade ancora lorde, ma mai paghe di giovani vite.
La servitù, ultima a ritirarsi,
serra gli accessi al castello, mentre i soldati si accingono a montare
la guardia, fino al sorgere dell’alba. Anche l'oste del paese, dopo aver
estromesso a forza il più recalcitrante degli ubriaconi, a colpi
di chiavistello sbarra il portale. Ecco che infine dorme, cullato dal frinire
delle cicale, il borgo medievale; solo il menestrello compone versi al
lume dell'ormai remota luna; baciato dai primi bagliori dell’aurora, presto
musicherà le sue parole, ispirato dalle melodie di un nuovo giorno.
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