La ballerina di Nisporto

di Luigi Cignoni
cignoni@mail.omnitel.it
 
C'era una volta, tanti e tanti anni fa, una ballerina famosa in tutto il mondo. - Così iniziavo a raccontare le storie a mio figlio, ogni sera, quando si decideva di ritirarsi ed andare a letto, ma con una particolarità. Alla struttura che rimaneva sempre identica a se stessa dovevo, ogni sera, apportare delle varianti. Non doveva essere cioè sempre la stessa storia, perché il piccolo se ne sarebbe presto accorto e avrebbe rifiutato il seguito dell'intreccio; amava la novità, i sentieri nuovi, pur vedendo impiegati gli stessi protagonisti ai quali si era abituato. Questione di coinvolgimento, di sentire la vicenda vicino alla sua personale storia. Per questo dovevo curare d'inserirci qualche particolare del tipo, per esempio, di un bambino che andava a scuola o che aveva giocato per tutto il giorno, se lui si era distinto in questa specialità così spiccatamente infantile. Oppure se era stato bravissimo ed ora, giunta la sera, avvertiva il bisogno di riposarsi, anche il protagonista doveva in qualche modo sentire il bisogno di coricarsi per rinfrancare le forze. Cosicché stavo attento a cambiare e a mischiare le tessere del mosaico, pur restando fondamentalmente le stesse, quelle essenziali della storia. La ballerina dunque nasce da queste esigenze, sebbene la sua origine e la sua storia siano rigorosamente vere.

   Laura Stefanini aveva sempre manifestato un'eccezionale propensione al ballo. La musica le entrava così tanto dentro il suo piccolo ed eseguo corpicino da indurla, per vocazione del tutto naturale e difficile da spiegare ulteriormente, a far passare i suoni dal suo corpo facendole assumere le posture più strane che soltanto la Natura può averle trasmesso. Così sul sagrato della chiesa del suo piccolo villaggio, all'Isola d'Elba, ballava, ballava alle piccole note di un'ocarina che uno zio barbiere strimpellava con nessun'arte ma con tanto mestiere. Mentre le sue coetanee se ne stavano in circolo intorno al vecchietto arzillo che di fronte al sole del tramonto di quell'inverno del 1928 si faceva riscaldare, lei occupava con slancio lo slargo della folla e nel centro del circolo ballava. Suono e corpo. Insieme, come la terra dell'Isola a contatto con il mare. Un binomio inscindibile. Fu così che mosse i primi passi nel mondo della danza. Qualcuno ben pensante del villaggio dei minatori di Rio nell'Elba incoraggiò Virginia, la madre, a mandarla in qualche scuola del continente a far danza per diplomarsi. Così Laura si staccò dal proprio nido per conoscere il mondo. E il mondo lo conobbe bene, perché la sua carriera fu davvero sfolgorante, seguendo quell'impulso interiore che ti porta a migliorare il modo d'esprimere la tua personalità attraverso il linguaggio più consono ed adatto al tuo essere. Per la giovane isolana era il ballo. Non tardò molto ad imporsi e a farsi notare. Trovò una gran compagnia e cominciò a frequentare i migliori teatri del nord Italia. Ogni sua rappresentazione era un successo. Era giovane, bella, intelligente. Davvero difficile non avvertire il suo fascino. E avvenne in una tournée a Torino che un rampollo della Casa Reale la notò e s'invaghì di lei. Di qualche anno più grande di lei il Duca - così amava chiamarlo quando nel suo ritiro da vecchia rievocava i suoi anni ruggenti a qualche compaesano che si attardava con lei a scambiare due parole - provava una gran passione: amava il suo portamento. Le braccia bianchissime, la pelle dal colore di latte e i capelli così corvini. Ma soprattutto era il profumo che emanava il suo corpo quando ti sfiorava accanto. Come una foglia di castagno si adagia in autunno sull'erba del bosco, così lieve, così delicata. Per un po' di tempo la loro storia d'amore andò avanti in sordina, ma quando l'amore prevalse sulla passione, qualcuno della Casa reale cominciò a preoccuparsi. Che bisogno c'era ad esempio che la compagnia di ballo restasse così a lungo nella capitale del Regno sabaudo. Perché non lanciarla anche in Europa e nel Nuovo Mondo? Così avvenne davvero. Laura partì per i suoi viaggi e dove andava era un successo Il Duca che soffriva della sua lontananza non poteva fare a meno di seguirla leggendo sulle cronache dei giornali le sue incredibile performance rinsaldandosi nei suoi sentimenti. Ad un certo punto ci fu un periodo nel corso del quale Laura si era dimenticata di che cosa fosse l'estate. Si spostava in lungo e in largo tra un continente e l'altro che aveva del tutto perso le condizione dell'alternare delle stagioni. Viveva un eterno autunno e inverno che per lei significava successo di fama e di soldi.
   Come tutte le cose umane, la sua parabola poi cominciò a piegarsi verso occidente. L'età ma soprattutto la vita fino a quel momento condotta minò il fisico. Le gambe non erano più così fresche e leggiadre come ballava al villaggio, sulla sua isola, perdevano d'elasticità. Poi forse quel senso d'appagamento fece il resto. Il fuoco sacro non bruciava più nel braciere d'Olimpia. Non si acquietava però la passione per il Duca.
   Fu allora in questo periodo che ebbe un forte vitalizio e fu invogliata, ricca di fama e di soldi, di rifugiarsi sulla sua Isola per attendere alle sue inedite attività di viticoltrice e produttrici di calce. A Nisporto, una piccola cala sulla costa nord dell'Elba, comprò 50 acri di terra, vi fece costruire il villino e sulla spiaggia la fornace per la calce e così iniziò la sua attività. Finché un pomeriggio un bellissimo brigantino inglese gettò le ancore nel golfo.
   I pescatori del luogo videro i marinai scendere a terra e notare che stendevano un tappeto rosso che arrivava all'imboccatura di una carrareccia che portava in direzione della collina. Dalla barca scese un uomo vestito di bianco che si diresse al Villino. Nessuno fu in grado di dire chi fosse quel personaggio che rimase ospite della ballerina fino di mattino seguente. Alle prime luci dell'albo il brigantino spiegò le bianche vele alle brezze marine e come un gabbiano desideroso di aprirsi nuovi orizzonti lasciò Nisporto.
   E l'effetto di questa venuta si ebbe subito dopo quando un nipote di Laura si rivolge a lei per avere dei favori dato che si doveva presentare alla leva militare. Andò su una corvetta della Marina militare ed ebbe un posto di comando - Adesso dormi, figlio mio. Desidero fermarmi qui con la storia. Non ti racconto che la vita non fu prodiga verso di lei. La sorte, che era stata generosa durante la sua splendida gioventù, non lo fu altrettanto nell'ultima parte del tempo concessole e, come una specie di legge di contrappasso, si riprese ciò che le aveva generosamente donato. Per debiti contratti con le banche ben presto fu costretta a disfarsi del gran patrimonio e finì la sua vita in un ospizio per vecchi. Neppure i soldi per i funerali; qualche persona pietosa pagò il Comune per un posto nell'umida terra. E' bene che questo tu ancora non lo conosca, piccolo mio, perché ancora non hai l'accesso per comprendere il senso del mondo. E per me è meglio che tu apprezzi ed ami un fiore, quando risplende sul suo stelo, anziché vederlo appassito al bordo del campo. Anche se questa è la vita, tutto questo, almeno per ora, preferisco evitartelo perché duri più a lungo la tua felice Età dell'Oro.

***
(riduzione di un racconto che attende un editore)
 



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Ultimo aggiornamento: febbraio 2001
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