Quello che ho soprannominato nuvole
è il momento di prova, nient’altro che il colloquio di un io col
buio o un soliloquio disegnato nel buio, dove confuse idee diventano parole
e dentro le parole mi sono mosso, mentre esse correvano via.
La memoria mi ha comunicato ricordi
ed immagini disperse nel vuoto e il mio sangue…ed ho sentito di vederlo
con occhi interiori.
Ecco di nuovo tra il buio il mondo
dai contorni vaghi ed indefiniti…tra crepuscoli scuri una dimensione osservata
da occhi interni. Ed ecco che mi sento nuvola, i cui sogni
non sono che lanterne invisibili e nascoste.
Una luce rilassata e calda illumina
disegni, quadri e pellicole ingiallite…ho scoperto la mia storia tra il
sipario immaginario nel buio. Si chiudevano porte ed altre s’aprivano fra
mille luci e dal palcoscenico ecco delle maschere dallo stesso volto e
dannate, stessi occhi e stesso sorriso….età diversa del medesimo
autore della commedia.
Palcoscenico in penombra, scricchiola,
dietro finestre socchiuse, tende leggere, mosse dalla brezza estiva…raggi
di sole e giochi d’ombra…e una sedia a dondolo sulla destra si muove sotto
la spinta di mani invisibili…un carillon si apre e si chiude…un mappamondo
gira da solo …tasti d’avorio intonano laënder dolci e soavi…di là
porte chiuse, un filo di luce all’interno, altre porte piccole: dentro
la luce mobile delle candele.
Di fronte la realtà è
sparita…sento un profumo d’incenso e bosco. Il bosco rievoca il passato
e me stesso nel buio. La mia storia è di vecchie immagini. Ed esse
non sono che le briciole luminose dei miei ricordi che corrono davanti
ad un cespuglio disordinato d’idee.
Ed inizio a camminare su quel passato.
Sento una chitarra che suona. La musica s’attenua…è un lieve richiamo,
materializzazione di un’immagine.
Vedo un ponte. Mi separano da là
ventisei anni e più. Ricordo…nuvole malinconiche e grida dalla finestra.
Ricordo il gioco al fiume con altri
ragazzi, tra il leggero scorrere dell’acqua nella trasparenza…affogo il
presente e scendo in quell’acqua, aggrappandomi alle pietre, al muschio
ed alle radici delle vecchie querce. Gioco tra l’acqua del torrente, salto
col cuore il cielo cavo, vicino alla collina…gocce pesanti sulla fronte,
capelli bagnati.
Piove. Corro verso una casa circondata
di rosa. Ma scompare.
Adesso ho tra le mani campanule
di latte e neve bagnata di sole, pupazzi soffici e balocchi…ma odo l’odore
di sangue incolore.
Le nuvole sono ridenti. Con gli
occhi chiusi vedo il cielo di mezzogiorno. Sento una voce che parla di
fiori e d’inverni passati, di scuole di legno e di angeli buoni.
Discendo al centro di un monte
infuocato…sento vibrare i colpi del piccone di ferro che batte e martella,
scardinando le rocce e rimbalzando nel mio sangue. Odo vicino a castagni
d’ombra una cascata. Una strada.
Ballo tra onde di pace e respiro
lamiere di cielo grigio. Gli alberi muti al subitaneo vento prendono voce:
il vento fresco entra dalla finestra, come un’ombra nel cuore.
E sotto aghi di pino smorti. Di
nuovo piove. Sento l’erba che mi scivola sulle ginocchia verde rapace di
sangue…ed addosso il profumo selvaggio dei campi svegliati dalla notte
di luna. Cado nel verde…ho in bocca sapore di resina e terra, aghi
di pino sul mento e sulle guance c’è nebbia…la voce del mare in
una conchiglia dentata d’avorio.
Le campane suonano, i gabbiani
volano via. Hanno paura! Hanno paura. Restano sul molo se sono felici.
Muoiono i più.
E tra coperte di neve sferzati
corpi tra le nuvole…e in quel teatro di luce ombre d’uccello, calvario
di pace.
E scendo verso il basso, sospeso
sul ciglio del baratro…sento il mondo entrare nel mio buio. Sogni e montagne
non hanno lo stesso peso. Abito forse un intervallo di nuvole?
Ad ognuno la propria chimera… Uomini:
arance verdi sospese in vuoti d’aria.
Adesso vedo me stesso come uno
spettatore inerme seduto sulla penombra di un teatro solo per pazzi, ormai
perversamente compiaciuto dello spettacolo.
Corrono davanti alle proprie ombre
lapidi e lune di fuoco, campane martellanti e treni su ponti di pietra…è
un azzurro che sprofonda nel nulla. Volti sogghignano, mentre tu gemi!
Continuo a guardare nel buio e
gli occhi della mente corrono indietro.
Mi ritrovo a Siracusa, nel respiro
di pietra bianca, mentre il sole scende dritto sulle rovine pesanti. Erro
mendico fra brandelli di ricordo ed embrioni di reminescenze.
Lacero e ramingo il pensiero s’inebria…ed
è polvere che sento nel brulichio del grande stagno.
Ritorna l’immagine ossessiva del
sangue caldo e violenta della pelle come fonte nera e pozza acre.
Tra la nebbia una persona…è
gracile, le ossa nude sotto la lana rada. E’ piegata sulla schiena, contrattata
e curva. Povera! e rannicchiata in un’urna di vuoto, non è che lo
spoglio arbusto. Un fiore ignudo in un immemore tramonto. Immagine lenta,
dagli occhi ingialliti, che navigano intorno al marrone stanco, come gondole
forate come melma davanti alla banchisa. Ha rughe e solchi simili ai rami
di un albero triste, che ha perso la chioma sulla collina. Dalle braccia
esili, rauchi prolungamenti di forze, con le mani gonfie e nodose anela
la luce di un giorno nuovo. Lente e doloranti le ossa nascondono pugni
chiusi, che non sanno più liberarsi della notte.
Il buio avvolge l’eco di quei suoi
passi fragili…le sue gambe deambulano fra la sabbia scura, le ginocchia
si piegano al gelo del vento. E nel silenzio le mani non riescono ad immergersi
in quell’Acqua, che scende dal suo collo come il sangue tiepido di un agnello
da poco immolato. Ella si raddrizza, il busto convesso ed abnorme si deforma
fino alle nuvole come un ponte verso il cielo. Gli occhi sorridono al passato,
al caldo sole d’inverno, mentre la bocca si schiude come foglia secca.
Vedo altre sagome nel buio…passano
i bipedi, i convinti coscienziosi, ben vestiti, ben pensanti, che non vedono
e non sentono, figli e genitori di manichini strozzati.
Di là, ecco le bestie, coloro
che hanno il cuore rotto, inzuppato di spazzatura. Le bestie restano al
confine del mondo! Nei volti scavati vedo carceri, prigioni, letti
marci, fango e i loro occhi pavidi ed innocenti. Il bipede li guarda con
ribrezzo, convulsamente stregato.
Mendaci le nuvole, di passaggio
noi e le stelle!
Sento una benda leggera coprirmi
gli occhi, odoro il buio calore del sole nell’erba fresca appena tagliata,
battuta da pugni impotenti.
Allora mi vedo in mezzo ai bipedi
ed alle bestie, avido di spirito, assetato di vita…e ebbro dedalo dell’odissea
dell’assoluta notte. E mezzo bipede e mezza bestia, anelo, crocifisso di
ali, le nuvole, mendaci specchi e deformanti riflessi di vero! Di catene
spesse è soggiogato lo spirito affamato di dannata e vana ricerca
d’assoluto. Ho bussato di nuovo alla porta con la testa insanguinata contro
il cielo cavo, scendendo dentro la miniera sporca di carbone e bagnata
di cadaveri…diamanti e polvere bianca.
Quale teleologia nella pelle! Si,
ho respirato ancora inferno e radici di fuoco nell’ultimo rauco grido,
evanescente alla vocazione del silenzio.
Appare Firenze in una giornata
di sole sotto un cielo sereno…nonostante la chiarezza delle immagini, distante
è ogni cosa…sembra la parvenza mascherata del simbolo celato in
essa, quasi deforme sotto la grottesca luce di un folletto pazzo e spaventato,
che crea e distrugge ciò che vorrebbe amare. Padrone delle nuvole,
che rade al suolo sogni e raggi di sole…
Nel vuoto si rumina e si ingloba
tutto come atomo di sabbia…
Nel buio un teatro abbandonato,
una luce forte, uno schermo gigante e dentro allo schermo un pubblico eccitato
e convulso, trasparente come l’essenza della celluloide.
La massa è in delirio, spinge
le porte dei palchi, raggiunge quasi il palcoscenico, è affamata
di risate…paga affinchè qualcuno si maceri per farla ridere.
Dalla luce bianca scende un clown,
morso da un serpente muto….
è sceso il clown dalla luce
bianca al palcoscenico…dilaniano i pupazzi vivi storie vere camuffate dall’ebbrezza
delle parole.
Ridono spesso.
Loro ridono e lui in fondo
agli occhi, attraverso gli occhi degli altri, vede la vita che va e l’indeterminatezza
del mondo…
sento una superficie bianca…
è mera parvenza di farfalle senza meta… di cieche monadi circonfuse
di giallo, che s’illudono….come nuvole che filano su teste inadeguate.
(1998)
Esprimete la vostra
opinione sul racconto
|
||||||||||
|
|
|||||||
| Per partecipare al nostro "Angolo della Poesia" è
sufficiente compilare il modulo
di adesione alla nostra rubrica e quindi potrete inviarci i vostri
scritti. Scopo della rubrica è anche quello di dare la possibilità
a nuovi autori di farsi conoscere al grande pubblico.
Le vostre opere saranno pubblicate appena possibile. |
|||||||
| A vostra disposizione, otto forum: sulla poesia, la musica, l'arte, il teatro, il cinema (con le recensioni dei film), il mondo di Internet, la nostra società... | |||||||
| Visitate la nostra raccolta di gif animate dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose risorse grafiche per dare un tocco di originalità alle vostre pagine. | |||||||
| Visitate la nostra raccolta di sfondi dove potrete scaricare in comodi file compressi numerose background per abbellire le vostre pagine. | |||||||
| Scaricate dalla nostra Area Multimedia i file midi per associare dei motivi musicali alle vostre pagine web. | |||||||
|
|
|||||||
|
|
|||||||
|
|||||||
|
|
|||||||
|
|