Raccolta poesie di:

 Emilio Taormina


Indice della raccolta:


Sboccia l'incenso. La primavera ha luce. Cresce un'oasi.
Vecchio bambino. Quando. Raccogli i germogli.
Cigola il carro. In amara crucis ara. Semenze di tempo.
Le statue. La ragazza col flauto. Occhi di rugiada.

 
 

Sboccia l'incenso.

Sboccia l’incenso di una pineta
nelle mani della sera
campanule ronzano
lilla su antiche mura.
Un bambino
nudo
su pascoli senza memoria
prova ad occhi aperti
la chimica dei sogni
sul corpo sente crescere
erbe
piume d’uccello
nella colata di lava lunare
alberi
animali   uomini
sono
statue incapaci di volare
fiabe imbalsamate in un presepe.
Sulla ringhiera notturna germoglia
acqua
appena rotta da cicale.
Nel folto del fogliame
la civetta
implacabile
attende la preda.



La primavera ha luce.
La primavera ha luce
d’oro acerbo.
Il vento si avviluppa
come ragnatela
a lancette d’orologio
di un prato senza tempo
l’orizzonte rosso
risuona
d’ astri   di voci
labbra
vocalizzano antichi canti.
Che farà l’Orsa Maggiore
dei suoi pascoli odorosi di selvaggina
vergini smaniano
in paludi di solitudine.
Il vento bussa a porte
e finestre
scuotendo nella mano
monete.
Nelle case
le spose si svestono della pelle
notturna
bagnata di sogni
toccano le cosce dolorose d’amore
un palmo di luce apre gli occhi
del giorno
respira i suoi profumi.



Cresce un'oasi.

Cresce un’oasi di arpe e di viola
sul palmo di un paesaggio sonoro
quando
l’orecchio della notte
dorme
sospeso
al dondolio di una tartana
a mezza costa.
Sulla spiaggia
al calore di un falò
maturano
rosse lontane
stelle
esorcizzano il moto degli attimi
in eterno.
Il tempo è morto
nel suo nero mantello
il vento
tramuta gli alberi in teneri flauti
nell’erba alta si nascondono
 nidi di baci
Cosa ha da dire la risacca alla luna
 forse Achille e Ettore combattono
su un campo di antichi pleniluni
o riposano in un sonno d’amore
e tutto è pace.



Vecchio bambino.

La notte chiara riposa sul balcone
ha occhi acquosi di bambino
un volto rugoso di vecchia luna
zingara smania dentro un mantello
di quarzo
stringe tra le labbra
un profumo di pomelia.
In una palude di rose
si consumano
goccia a goccia mani di cera
nel piccolo petto
si spengono granelli di tempo
antichi soli orologi a pendolo.
La luna
dischiude un carillon di luci
una piccola musica
si posa
a finestre calde d’amore
è un girotondo di vele alla boa
un dondolio di canne
un vetro opaco
dove resine
legano parole e stagioni
sulle guance del vecchio bambino
gore
di verderame e melograno
segnano antichi amori e veleni.



Quando.

Quando
l’aurora comincia
a fondere l’oro
delle arance
l’acqua sonora
spezza cristalli
su un tamburo di luce
specchio d’immagini uguali.
Un vento rosso
gira l’angolo della solitudine
e allunga i suoi capelli
su un mantello ondeggiante
di ulivi
tenero un bacio
penetra una lingua
di profumi zingareschi
tra le pieghe del giorno.
(Una corda di chitarra
si rompe in un clang
triste
ali  restano impigliate
tra rami d’angoscia
come uomini
al filo spinato di un confine).
La falce del tempo
lascerà riposare
nel tuo cuore
l’erba del ricordo?



Raccogli i germogli.

Raccogli i germogli dell’oriente
viola
e apri il plico del futuro
al rumore di antichi mediterranei.
L’ultima primavera della tais
screziata di zolfo
ha spezzato ali leggere
si è cancellato il segno di un’omega
sull’alfabeto dell’incontro.
Ascolta il silenzio galleggiare
in tamburelli di pioggia.
Tu e tu 
dormiveglia e luce stentata
tu,  tu
monotona nota
di gocce
l’eco del giradischi
incurante
sul disordine di camice e vestiti.
Dietro il vetro
a fili di pioggia pendono
attimi
lunghi come secoli



Cigola il carro.

Cigola il carro dell’alba
sopra fuochi di rugiada
le ore
non spiccano il volo
dalla tempia
dell’ultimo notturno.
Il tempo
rotola
come un sasso
dentro un’immobilità
di cotone.
Dietro la finestra
si dissolve
la cenere della veglia
si accende
l’ortensia dell’attesa
vigne e ginestre
come attimi
pulsano
nel polso della primavera.
Il giorno
è acqua
dove sprofondano
i sogni
maggio mansueto
ha di Abele
la ferita di papaveri.



In amara crucis ara.

Larici sparuti
stretti in cilicio
recitano
i salmi della sera
un fruscio di aghi secchi
come preghiera
di giovane estate
Il vento non sparge
cenere di rose
padre nostro sommessi
di fronde
la barca
dell’assenza
al largo
degli estuari
cerca
qil porto dell’approdo.
L’incenso dei boschi
calza sandali leggeri
all’incrocio delle brezze
lascia appena una traccia
sugli arilli dei confini.
Nel volto della notte
maturano sensuali
efelidi di luce.
Sulla croda del falco
le perle di Cerere
sfuggiranno ancora
alle mie brame.



Semenze di tempo.

Semenze di tempo
come gravido ventre
riscaldano
la terra dell’infanzia.
Finestre
si spalancano
su un palcoscenico
bambini animali
recitano
un alfabeto di gesti.
Che dirà
al mattino
il respiro
dell’erba di primavera.
Venere ad ovest
si spoglia
di porpore e carminio
ha sulle labbra
sapore di more acerbe.
Dal solco profondo dei campi
il grano maturo
introduce
nel tempio d’oro delle spighe.
Brezze di altomare
fioriscono
alle finestre.



Le statue.

Le statue sono parvenza
di partenze
da moli di solitudine
isole stupite
dalla lontananza.
Le lune dormono sui pennoni.
La luce del marmo
smania dentro
rigide armonie 
sogna di scorrere
acqua
in un tuono di cascata.
La materia
nel calore di molecole
spinge pareti
di prigioni.
La cerbiatta
morde
sul labbro del mattino
erbe di antiche stagioni
offre
il frutto occulto
dischiuso
a mani fresche d’alta marea.
Da confini di silenzio
una ghirlanda di trilli
accende
aromi nudi
orgasmi di sabbie
su una riva inquieta
animata
da maschere e occhi.



La ragazza col flauto.

Si è seduta
sulle ginocchia della sera
la ragazza col flauto
sciame sonoro di verdi e topazi
si sgretola
come smemorata cinigia
di uno spartito tante volte letto.
Dov’è la cenere
dei bivacchi
delle antiche carovane.
È polvere sospesa nell’aria
profumo di rose.
Un gabbiano buca l’orizzonte
liberandosi dello spazio.
Radici d’edera
legano mura
di un castello che dirupa.
La primavera
si è vestita
del clima mite delle spiagge
 margherite e ginestre
belano
al pudore del suo inguine.
La memoria è cenere di feste e veglie
lampada stanca di attendere il giorno
acqua spezzata dall’esperienza
mistero nuovo di una pagina
fango che si asciuga al corpo 
come lenzuolo. 
(Ad Herma.)



Occhi di rugiada.

Metto la luna
come una foglia secca
tra le pagine

pioggia d'agosto
lacrimavano rosso
le melagrane

giovani rami
e luce di ginestre
nelle tue braccia

mese di luglio
s'aprono le magnolie
dentro il verso

la notte lasciò
la sua mano di marmo
sulla panchina                                                                                
                                  
ho un'alba rossa
sepolta nel mio cuore
-  voce del vento

un topo gratta
dietro pareti d'ombra
è la mia notte

sole d'autunno
un volto si dischiude
nell' anemone

con filo rosso
il grido del gabbiano
cuce la sera

grano maturo -
il papavero rosso
svetta sonoro

nido di stelle:
pigolano nel falò
i rami verdi

matura l'uva:
nella quiete assonnata
gracchia il corvo
                                              
sui rami spogli
sotto la mia finestra
leggo messaggi

sera d’agosto
scricchiola l’eucalipto:
baci rubati

grido di volpe -
rimbalza azzurro l’eco
tra due colline                                 

hanno un volto
timido i limoni -
tela dell’alba
                                   
vento erotico
l’onde prendono ai fianchi
faro e scogliere
                                    
pioggia di sera
argento di Venere
verde veleno

sono lo specchio
dove battono le onde
di molti mari

rosa recisa -
pomeriggio torpido
tetti e terrazze

dentro le note
anni dimenticati
dietro le porte

il cuore sogna
le serate odorose
di fieno umido

dopo la pioggia
è tornato il sole -
ronzìo d’insetti
            
ha una tristezza
di limone la sera -
vecchia canzone

giardino estivo
vento denso di semi
cancello chiuso

 nubi ricurve
binari treni fermi
luce sdentata

rame di foglie
e oro freddo di lune
monete false

stupido cuore
non battere in fretta
gira il vento

il ragno tesse
la sua tela sul ramo
notte d’insonnia

si spegne nuda
la rosa quando piove -
sera d’autunno.



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Data di pubblicazione 19/6/2000 - Ultimo aggiornamento 11/11/2000
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