Raccolta poesie di:

Massimiliano BadialiBiografia


Indice della raccolta:


Ars poetica. Attesa.
Eros. Adriatica. Belli e dannati.
Per colpa o per destino. Notti selvagge. Miraggi.
Gesso. Secretum. Ossessioni.
Lacrime di sale. Sipari di cartapesta. Piccolo testamento.

 

Ars poetica.

Non c’è più fremito
In questi versi
Né qualche ipotesi d’incantamento. 

Lascio scorrere 
Note sul pentagramma del fato
Su soffi soluti di certezza
Ove s’increspa 
aspro come una spirale 
il punto
a conchiudere la frase.

Non resta che il fioco e il tremulo 
lume della parola
dentro la sinagoga 
del pensiero,
tra le unghie dei versi.




Attesa.
E un'altra notte è scesa 
tra le mie lenzuola 
col suo affanno flebile
tra mali di seta.

Ti ho atteso,
anche quando le forze 
erano fili d’acciaio ai polsi
tra i rami lesi
dei miei soliti autunni 

e le ore 
cellule in cerca di carezze proibite
colme d’elettricità
tra giochi di farfalle. 




Eros.
La mia anima
Su una rotaia di sole
Si scioglie in parole di seta
E sospiri di sogno….

In alchemiche divinità….ti ho cercato…
Dietro treni di nebbia
Come naiade disegna onde d’acqua
In silenziosi acquarelli immortali…
 

Addormentato in un letto
Di foglie bianche,
Scopro 
Angoli timidi
Invecchiati d’assenza
In riva dell’anima. 




Adriatica.
E questo vorrei: 
Consumare le nostre solitudini 
In una sola fiamma. 
Per avvolgerci 
in un'unica pelle.

Respiriamo piano... 
che le nodose estremità 
continuano a cercarsi 
nella penombra di spugna 

Nell’incostante respiro 
Del bosco a frusciare
E del calore dell’eco di gocce
A cadere
Sbocciati siamo
Sorrisi ai sensi

farò di te
un mosaico di baci.




Belli e dannati.
Abbiamo il vizio colto tra il vento,
prigionieri di un istinto sessuale,
nell’eccitamento veloce nel tempo,
ci siamo traditi,
sulla spiaggia che il mare risale.

Altri raggi bruciano al sole,
carni bianche scoperte al mattino,
è di desiderio il bisogno uguale
pure se il rimorso tutto mina.

Perduti angeli e paradisi,
i sogni nostri ormai cenere sono,
colorati di stanchezza i sorrisi.

Migreremo da rondini libere,
senza altri corpi o visi,
comete cadenti, lacere di vivere.




Per colpa o per destino.
Per colpa o per destino
non so sulle trine del tempo
trovare anelli di sabbia 
tra spicchi di mare 
o gialle illusorie corolle.

Disperso granello di mistero
in scampoli di luce,
tengo gusci di sole
nel greto d’allegrie acerbe.

Per colpa o per destino
Di un male ignoto
come un guscio di polvere 
in frantumi aspri, 
tagliente m’annullo 
ricurvo di vetro. 




Notti selvagge.
E narcotizzo i sogni
nel letto dei frustrati
dentro superfici di giorni
amari e senza tempo,
ove ancora l’odore 
conserva richiami infernali
di tentazioni di plastica 
e lampi di paradisi artificiali.

Né più amo più i bagni di follia
Balsamo delle passate
Mie notti selvagge
In ebbrezza sensuali,
pagine di un vecchio 
capitolo esistenziale.

O epifania di maturità
Favorevole agli addii
In diafana ascesa!

Annegherò nel vino
Tutta la gioventù,
Che il tempo si porta via,
sepolto in polvere d’archivio.




Miraggi.
S'infrangono le ombre serali
Muto riverbero
Di sogni morenti
In vuoti di sostanza,
Dove distanti risuonano
Echi sommersi
Di spente armonie.

Il tempo sovente lascia
cercare vane logicità
in nozioni di misura:

il paradiso è un miraggio 
tra il portico dei rimorsi 
d’azzurro sfilacciati,
nel rullino dei giorni.




Gesso.
Nelle scatole vuote
Dei rimpianti
Si smagliano le ore
In lacci di rimorsi 
come veli di favola
in sospese filigrane.

Si consumano gli istanti 
in contrappunto di livore
sospesi in ghiaie di giudizi:

in tonalità conchiuse 
le universali 
agli occhi screpolati 
in inutilità di gesso.




Secretum.
Vuoto di confine
Dal cosmo fora 
Abissi a segni circolari.

La distanza divina 
è il coinvolgimento 
dove l'eterno non perde senso. 

Dirsi la verità: 
Nessuna santità nel vuoto!

L'essenziale 
è puntualmente esposto 
nello scheletrico della presenza. 




Ossessioni.
Lontano, combatto con qualche successo la mia resistenza,
proprio ora che, in beata sospensione,
sto per varcare quel che credevo orizzonte.

Il rumore cresce continuo ma l’udito è tenace.
Alla fine fors’ancora avrò vinto 
voltando lo sguardo al mio intimo possesso.
Forse giunto al tramonto,
le cataratte del tempo mi daranno conforto.

Saprò allora riconoscere il vuoto 
e la sconfitta 
delle ossessioni …

gravato di molte elucubrazioni
immobile in colpevole lucidità,
il domani d’alibi assolvo.




Lacrime di sale.
Riverbero di vite
Sul davanzale della mia noia
Tra nostalgie
Deposte in trasparente attesa.

Stremati i pensieri
Squartano
Certezze verniciate
di malinconie rotonde di vuoto,
tripudio di consapevolezza,
tra ghirlande di silenzi.

Erano i miei ricordi
Al filo appesi
Con mollette strette,
Fra fili di cotone,
bagnati di sale. 




Sipari di cartapesta.
Opachi all’orizzonte
Vestiti uguali, stessi colori
In confusa festa

Calano logori
I sipari di cartapesta
Con finto fragore
Sulle nostre colpevoli parvenze

Sulle vetrate della notte
Serpeggiano residui di
Confuse e graffiate memorie
Come frecce di sangue nel grano.

Lontano, più tardi
si spegneranno le luci
Nelle città palcoscenico,
Teatro dell’umano.




Piccolo testamento.
Quando non ti riempie
Che maschera e canto,
Fiori di cartapesta….

Tra lune e soli di lamiera
Sfiorando
Nascoste sfere d’orbite 
Stanche
Tra miraggi di serpi e 
Echi di merli….

Ti affido qualcosa di me
O di già tuo….

Questa stimata alata 
di scaglie di farina lunare
che sanguina pane di pace
nel cosmo estuario, di lacrime.



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Data di pubblicazione 19/2/2001
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