Raccolta poesie di:

Luciana Bianchi CavalleriBiografia


Indice della raccolta:


 
Il tempo. Cascata, nel vuoto Esteta.
Fuggente estasi sorgiva. Antico incanto. Alba.
Abbandono estivo. Palpitare nuovo. Passero.
Soffermati, ascoltati. Temporale. Ti ringrazio, cuore.
Tramonto. Una ruga, un sogno.
 

Il tempo.


Trasversale,
inarrestabile
altalena di burro,
il tempo
ci scorre addosso,
metodico.



Cascata, nel vuoto.


Quanta forza t’allontana dal monte
compagno e padre attonito
che t’osserva e protegge le spalle.

Indicibile forza, vitale,
simbolica,
che sospinge, guida,
conduce.

Vibrerà, soffierà,
esploderà
la vita…

Correrai
a ignote mete
e traguardi.

Ma, dopo tanto osare,
al termine del tuo cammino
giacerai anche tu,
come il padre,
ai suoi piedi…
... sarà allora soltanto
 il gran balzo, finale.
 




Esteta.


Sono un’esteta.
Amo raccoglier
levigati i sassi
all’ansa del fiume,
siccome parole
inanellare ricercando.

A volte
stonato cantore,
dorati ninnoli raccolgo
per porgerli incantata,
qual dono di penna
al rigo
ed a me stessa.
 




Fuggente estasi sorgiva.

Svaporano insieme
sogni e ricordi
tenendosi la mano:
la realtà pare così lontana
ed i pensieri vagano distrattamente,
incontrollati e assenti,
quasi a voler raggiungere la pace
che invidio alle cime lassù,
svettanti e fiere.

Gusto quest’attimo ricco d’assorta libertà
e la magia del tempo che pare essersi fermato:
non più trasalimenti e fremiti,
ma la quiete
e la dolcezza del silenzio amico
cui donarsi,
in fuggente estasi sorgiva.

Mi vorrei assopire così,
mentre la brezza va porgendomi
la fragranza dei verdi boschi assolati.




Antico incanto.


Domenica di primavera
Sortilegio di un semplice,
antico incanto:
ho respirato la gioia
nell’aria,
nello stupito schiudersi
di un fiore nuovo.

Ora,
se ascolto in fondo all’anima,
risento la tua voce.




Alba.

Amo il silenzio
del primo mattino,
lo sbadiglio lento
dell’incompiuto giorno
dove tutto par nuovo,
di promesse intatte.

Godo l’assonnato risveglio,
l’attesa magica della vita
che pian piano,
là fuori,
ripullula di suoni. 




Abbandono estivo.

M’hai insegnato ad attenderti, paziente,
quand’andavamo insieme per le spese:
così aspettavo, seduto fuor dell’uscio
poiché (era scritto), lì non potevo entrare…

Abbiam giocato anche, più volte, a nascondino:
ma ti trovavo sempre… (ho naso fino);
ma… quando la pallina anche ieri m’hai tirato,
perché non l’hai ripresa e te ne sei andato?

Che strano, il posto dove m’hai lasciato…
la strada è dritta, non c’è il panettiere,
né c’è il lattaio, neppure il salumiere…
(e non capisco neanche perché mai
ci siamo andati in auto, a far spese…)

Ora, comprendo, sarai indaffarato
o qualche impedimento t’ha bloccato;
ma io son stanco qui di rimanere,
il sole è caldo, ho sete, vorrei bere…

Sono già stanco pure d’ abbaiare…
il sole picchia, mi par di morire…
in lungo e in largo, sulla strada ho cercato:
con ansia e affanno, tracce tue non ho trovato…

Perché non torni 
ad abbracciarmi, Amico?
Le coccole mi mancano, più ancora della pappa… 
Beh, sai cosa ti dico? Io, come sempre,
me ne starò buono, qui… (e…t’ aspetto…)




Palpitare nuovo.

Assaporare il dilatarsi
Di sensazioni libere,
Nell’immensità
del silenzio circostante;

percepire distintamente
un palpitare nuovo,
di emozioni profonde
e dimenticate
sotto questa mia scorza
indurita dal tempo.

Scoprirmi soddisfatta
di questo frammento di vita
e desiderare tanto

potermi riavvolgere e dissolvere così,
 in quest’attimo d’estasi sognante.




Passero.

Forse mi piaci per questo:
mi somigli.

…Siamo entrambi sperduti,
in fronte al mondo. 




Soffermati, ascoltati.

Soffermati un momento.
Non affannarti più.
Ascolta…
Udrai stormire le foglie,
sussurrare il vento
e, nel silenzio,
il loro mormorio
ti porterà lontano…

Scoprirai
profumi inebrianti,
lucenti  colori,
inedite, profonde
sensazioni.

Guarda in te stesso,
osserva il pacato fluire
d’ intatte emozioni:
coglierai a piene mani
ritempranti,
inaspettati
arcobaleni.




Temporale.

Vento d’alta quota
sbioccola e sfilaccia
possessivo le nubi,
dapprima compatte.

Teatro livido
Il cielo notturno,
rotto a tratti dalla luna.

Il fragore del lampo
crepa il cielo, di schianto.
Già il primo gocciare s’insinua,
crepita esussurra distinte note
che vanno accavallandosi,
fitte fitte singhiozzando
un unisono pianto. 




Ti ringrazio, cuore.

So come due trattenute lacrime
Possono essere dono.

E ne conserverò tale il fiore,
tra le pagine e i ricordi della vita.

Ti ringrazio, cuore,
per esserti saputo donare
in silenzio. 




Tramonto.

Dopo l’intensa pioggia,
dal cielo tornato sereno
la brocca del sole
sgocciola lenta, a distesa
spremuta d’arancia
sul lago.



Una ruga, un sogno.

Mi lascio andare inerme,
ricercando la pace che non trovo.

M’offro all’esile sole di settembre
che mi carezza la pelle
d’un lieve, fragile tocco gentile.

E s’affollano, s’affannano,
rincorrono
pensieri antichi silenziosi
e  grevi.

Poggiando al bastone il peso dei suoi anni
mi sonnecchia accanto un vecchio, ricurvo.

Questa pace saggia
misteriosa dei vecchi
d’un tratto leggo e comprendo come resa:
profonda,
ogni ruga vi manifesta e segna
l’entusiasmo d’un sogno,
svaporato. 



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Data di pubblicazione 23/11/99
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