Raccolta poesie di:

Eloisa SaladinoBiografia


Indice della raccolta:


Giullare. Mistero donna Sorella morte.
Handicap. Rosa. Patrizio.
Ursula. Beppe. Franco.
Ray. Letizia. Gatti.
Il gatto con gli stivali. Il gatto Silvestro. Claudia.
Giorgio. Andrea. Amore.
La scorsa notte senza luna. Cielo. Gabbiani.

 

Giullare.

Su un tappeto
di gesso
ecco il giullare
che danza.
Con la sua mano
bianca
offre,
soffre
e si offre.
Col suo triangolo
fra i fianchi
dondola
richiama
 e torna indietro.
Col suo sedere
tondo
disegna curve
spezzate
segmenti;
i tre sonagli
del suo berretto
suonano
sogni
a fumetti.
E lui danza
ridendo
sul gesso
di un mondo
spezzato.
Lui dice
ridendo
“io sono”.
Senza una lacrima.



Mistero donna.
Come la giusta via
per il labirinto
sono invocata.
Madre sempiterna
coi guanti di velluto
e il sorriso di perle.
Dal moribondo agonizzante
dal vivo gioioso
che si nasconde in un sacchetto di daino
le ossa del percorso
da tutti vengo invocata.
Io sono vecchia
che dico, antica.
Ma ogni volta
ogni invocazione
mi ridà smalto.
Ed eccomi ventenne
e voluttuosa
a cospargere i loro corpi
del velluto dei miei guanti.
Chi sono non lo sapranno mai.



Sorella morte.
Quale luna
sorgendo
mi porterà a galla
io a lei avvinghiata
lei che mi solleva
da questa madre,
madre terra.
Sentirò gelatina amniotica
scivolare da me
verso il mondo.
Il mio corpo
improvvisamente
drappo di seta
esposto al vento
sicuramente aggrappato
e degravitato.
Sentirò
il non sentire più
e l’infinito Amore.



Handicap.
Grazie
fratello senza braccia
per la pazienza
con cui vivi
e testimoni
l’amore di Dio
ai fratelli senza cuore.



Rosa.
Il tempo
scompare
sotto le sue mani
e lei sa danzare
su qualsiasi parte
di materia
restando immobile
sa parlare
restando muta
e quando parla
di parole
puoi ascoltare
il silenzio
dei suoi occhi.



Patrizio.
Non ti sfiora con un dito
ma entri ed esci dal suo corpo
capriolando d’amore
di gioia e di felicità.



Ursula.
Buco nero nello spazio
creatura notturna
parli sempre d’amore
ma d’amore non sai.



Beppe.
Il bambino
dagli occhi grandi
era disordinato
nel suo grido
contro il mondo.
E la sua voce
percossa da schermi d’acciaio
tornava sul suo corpo
a distruggerlo..



Franco.
Negli abissi
dei sogni senza stelle
viaggia un cacciatore
di prede.
Cerca la più chiara emozione
della pugnalata secca
del tonfo sordo
del sibilo delle pallottole.
Cerca la vita nella morte
perché vive la morte.
Un cuore sanguinante
forse
un giorno gli dirà
che è venuto il momento di rinascere.
E saranno fiori bianchi.



Ray.
Il suo occhio
era cieco
il suo cuore
era grande
il suo cuore
vedeva
per lui.



Letizia.
Ciò che ho amato
giocare
l’ho giocato.
Non possono le rughe
seppellirmi.
Non può la notte
nascondere il mio odio.
Ho gettato i miei giochi
nel mare
e loro mi richiamano
alla vita.
Ancora e sempre cerco
una pietra
che possa
seppellirmi.



Gatti.
Questi gatti
che si stiracchiano
e hanno un pianeta
dietro i loro occhi.
Questi gatti
che non fanno rumore
e diventano maghi
in pochi giorni.
Questi gatti
che ogni tanto
hanno una luce nuova
negli occhi.
Questi gatti
sono miei amici
e la mia vita
è loro.



Il gatto con gli stivali.
C’è un gatto
con gli stivali
che ha due fiammelle calde
di candela.
Il suo pianeta è calvo
terra e acqua
e forte luminoso
la sua vegetazione
è sotto
marina.
È amico un po’ dei topi
divoratori di formaggio
e di tutti gli altri gatti
del mio reame
e sul treno corre
e butta via cravatte
vecchi sacchi
con coriandoli
di sabbia.
Ogni fermata
ha un angolo più acuto
di sorriso.



Il gatto Silvestro.
E fra tutti i miei gatti
lui
è quello Silvestro
che con gli occhi ruba
e si regala,
che corre di notte
insieme al fratello
ammiccando alla luna;
e la luna si scioglie
d’amore
e lo bacia di lacrime.



Claudia.
Lei che dove passa
guarda
e fiorisce i fiori.
Lei che la bellezza
esplode
in mille immagini.
Lei che il suo passato
cuce
e spennella
di fronte a un grande
avvenire.
Lei dona il calore
a tanti focolari
che bruciavano
su Urano settimo
e poi si sono dispersi
ricordandosi sempre
di lei.



Giorgio.
Non ho ancora
vissuto.
Qualcuno lasciò il segno
la sua scarpa inchiodata
sul mio dorso
e da allora
lui cammina su di me
il cammino per lui.



Andrea.
L’uomo dei coltelli
affila una nuova lama.
Non vuole vedersi
ritornare bambino
quando le sue mani
avevano occhi
e i suoi occhi
erano cavalli
al galoppo
sui chiari sentieri
di quando sarò grande.
Ora corre
sui binari spinosi
con rotaie
che non sanno
tornare
a quando ero piccolo.



Amore.
È lei
la donna-amore
che col suo canto
ci unisce.
E mille volte muore
lacerata a pezzi.
E mille volte canta
di nuovo
per noi.
Colui che la uccide
conserva rubino il suo sangue
incastonato nei ricordi.
E spera sempre
un giorno
di vederla ritornare.



La scorsa notte senza luna.
“Sono stanco di guardarti dentro
ho già rubato tutti i tuoi frutti
la notte scorsa senza luna
e tutti li ho spolpati
e i loro semi ho piantato
nel mio giardino
per coltivare le tue stesse piante.”
“La rana è stata principessa
ieri sera
la sirena è divenuta donna
e non poteva più sedersi
sul malinconico masso.
Tutto il mio fiume
e le mie ghirlande
sfociarono nel mare
di carnevale.”
La scorsa notte senza luna.



Cielo.
Il cielo
è l’allenatore
dei gabbiani;
con i suoi spessori
e i suoi vuoti
insegna loro
la giusta
angolatura
delle ali.



Gabbiani.
Volarono
da mondi lontani
gabbiani
nel mio giardino.
Mangiarono del mio cibo
e bevvero della mia acqua.
Nel mio quarto di cielo
si librarono.
Finché i mondi
troppo piccoli
divennero uno solo
e cossero pane
di semi di raggi di sole.


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Data di pubblicazione 6/10/2000 - Ultimo aggiornamento 16/10/2000
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